Lunedì 29 giugno 2026 – Oggi pomeriggio, 29 giugno, alle 17.00, al Polo Bibliotecario di Potenza, presentazione del libro di Mario Garramone “Cuori, l’umanità davvero”.
Un libro che parla di 30 storie di personaggi famosi che hanno fatto opere di solidarietà in silenzio:
da Maradona a Robin Williams, passando per Papa Giovanni XXIII , Antonio Cassano etc
Tutte persone che – scrive l’autore – hanno aiutato persone malate o in difficoltà senza farlo sapere..
Ma ad ispirare questo libro è stato soprattutto un “personaggio” che ha segnato la vita di Mario Garramone: il padre Enzo
“Ho pensato a papà, a quello che faceva. lui. Nonostante il cuore al 30% andava in hospice a parlare con le famiglie e con i malati terminali.
Mi diceva sempre che aiutare persone che stavano male più di lui era la sua cura”.
A chi ha avuto la fortuna, come me, di conoscere Enzo Garramone non sorprendere che il figlio Mario abbia pensato di ripagarlo dei suoi insegamenti, della sua umanità, del suo mettersi al servizio di chi aveva bisogno nonostante “il suo cuore funzionasse al 30%” come ricorda l’autore.
Nell’introduzione al libro “Cuori, l’umanità, davvero” – che bel titolo -, Mario Garramone ricorda un episodio del padre Enzo: “Si vestiva da medico, camice bianco, naso rosso da clown, quel sorriso che aveva sempre avuto anche quando non c’era niente da sorridere, e girava per i corridoi dell’hospice dell’ospedale della nostra città.

Si sedeva accanto alle famiglie. Parlava con i malati. Faceva ridere chi non rideva da settimane.
Portava in quei corridoi bianchi e silenziosi qualcosa che nessuna medicina prescriveva: la
sensazione, anche solo per qualche minuto, che la vita potesse ancora essere leggera.
Io non capivo.
Gli dicevo: papà, stai male. Chi te la fa fare. Hai il cuore che non regge, dovresti riposare, dovresti
pensare a te stesso. E lui mi guardava con quella pazienza tranquilla che hanno le persone che sanno
già quello che tu stai ancora cercando di capire, e mi diceva sempre la stessa cosa:
alleviare le sofferenze di qualcuno che sta peggio di me è la cura per il mio cuore.
Io scuotevo la testa. Pensavo che fosse una di quelle frasi belle che si dicono senza crederci davvero.
Non avevo capito niente.
Aveva anche una filosofia sulla disperazione, mio padre. La esprimeva con la semplicità diretta di chi non ha bisogno di complicare le cose per sembrare profondo.
Quando succedeva qualcosa di brutto, e nella vita succede sempre qualcosa di brutto, prima o poi, lui
diceva: Le persone di solito “disperano” ed io invece “spero”, sempre. Se esiste una soluzione a
qualcosa è inutile disperare. Se non esiste, disperarsi è il modo peggiore di affrontare le cose.
La prima volta che l’ho sentito dire questa cosa – racconta Mario Garramone – avevo pensato che fosse un ottimismo un po’ ingenuo,il tipo di saggezza da calendario che suona bene ma non regge alla prova dei fatti. Poi l’ho visto vivere quella frase ogni giorno. L’ho visto applicarla al suo cuore che cedeva, alle sue notti difficili, ai suoi anni di scompenso.
E ho capito che non era ottimismo. Era qualcosa di molto più solido: era la scelta consapevole di non sprecare le energie che aveva, poche, preziose, misurate, in qualcosa di inutile
come la disperazione.
Un uomo con il cuore al 30% non può permettersi di disperdere forze. Ogni gesto deve valere. Ogni
ora deve servire a qualcosa.
E così il naso rosso valeva. I presepi nei gherigli di noce valevano. Le case di bambole fatte di scarto
valevano. Non nonostante la fragilità, grazie alla fragilità. Perché chi sa di avere poco tempo e poca
energia impara a usarli meglio di tutti gli altri.
L’ho perso il giorno 1 settembre 2015. Era un martedi.
È morto in casa, come aveva vissuto, senza clamore, senza drammi, nel posto che amava. Ho aiutato
gli infermieri a scendere il suo corpo per le scale del palazzo, a portarlo fuori dal portone, a caricarlo
sull’ambulanza. E gli ho chiuso gli occhi io, l’ultima volta.
In quel momento ho capito tutto.
In quell’ultimo momento insieme ho capito che mio padre non girava per quei corridoi nonostante il
suo cuore stesse cedendo. Ci girava grazie a quello. Aveva capito una cosa che io avrei impiegato
anni a imparare: che un cuore che dona non si consuma. Si rinnova. Che alleviare il dolore degli altri
non è un atto di sacrificio, è un atto di sopravvivenza. È il modo più potente che esiste di dire alla
vita: ci sono ancora, conto ancora, servo ancora a qualcosa.
Il suo cuore funzionava al 30%. Ma era il cuore più grande che abbia mai conosciuto.
E quando è andato via, ha lasciato dietro di sé quello che lasciano tutti gli uomini che hanno vissuto
davvero: non una firma, non un titolo, non un nome su un edificio. Ha lasciato un naso rosso in un
cassetto. Qualche casa di bambole nelle case degli amici. Dei presepi minuscoli dentro gherigli di
noce, sparsi chissà dove, che ancora oggi stanno in qualche mensola o in qualche scatola di ricordi, e
chiunque li guardi pensa a lui a volte senza nemmeno sapere il suo nome“.

Del padre Enzo, del suo “Cuori”, Mario Garramone parlerà questo pomeriggio, 29 giugno, alle 17.00 nel Polo Bibliotecario di Potenza:
Dopo i saluti del direttore della Biblioteca Nazionale, Luigi Catalani; e dell’assessore alla Cultura del Comune di Potenza, Roberto Falotico ,l’autore dialogherà con la giornalista Angela di Maggio.
Ospti della serata Rocco Pecoraro, presidente Amasil Potenza; il dr. Marcello Ricciuti, direttore dell’Hospice dell’ospedale San Carlo di Potenza; e Rocco Puccliariello, presidente dell’associazione “Gente Allegra Clown”.


