Martedì 1 settembre 2026 – Curarsi in Basilicata non può diventare un lusso. È questo il principio al centro del documento di studio e proposta elaborato dal Centro Studi UIL Basilicata sulla nuova compartecipazione alla spesa farmaceutica convenzionata, pari a 2,50 euro per ricetta, che sarà applicata ai cittadini non esenti a partire dal 1° ottobre 2026.
La UIL Basilicata ritiene necessario affrontare con serietà il tema della sostenibilità del Servizio sanitario regionale e del contenimento della spesa farmaceutica. Ma proprio perché si tratta di un obiettivo importante, le misure adottate devono rispondere a criteri di equità, efficacia e proporzionalità, evitando che il riequilibrio dei conti sanitari ricada soprattutto sulle tasche delle famiglie.
Il confronto con le altre Regioni mostra come il sistema italiano sia caratterizzato da modelli molto diversi. Secondo il quadro della Ragioneria Generale dello Stato, una componente fissa direttamente applicata alla ricetta è presente soprattutto in alcuni sistemi del Mezzogiorno.
In Molise la quota è di 0,50 euro per ricetta, con possibili ulteriori quote per confezione. In Campania è prevista una quota di 2 euro per ricetta, con ulteriori 1,50 euro a confezione per alcune tipologie di farmaco. In Puglia è prevista una quota di 1 euro per ricetta, con ulteriori compartecipazioni per confezione in diversi casi. In Calabria è prevista una quota di 1 euro per ricetta, oltre a 2 euro per confezione fino al massimale indicato dal sistema regionale.
In Basilicata, invece, la misura approvata nel 2026 prevede 2,50 euro per ricetta, senza che l’importo ordinario sia costruito in funzione del numero di confezioni.
La comparazione non consente di affermare che i 2,50 euro lucani rappresentino in assoluto il prelievo più alto in ogni possibile situazione, poiché nei sistemi misti la somma tra quota per ricetta e quota per confezione può risultare superiore. Tuttavia, consente di evidenziare che la scelta della Basilicata è tra le più elevate quando si considera esclusivamente la componente piatta applicata direttamente alla ricetta e presenta una struttura diversa dai modelli maggiormente diffusi, basati su quote per confezione e meccanismi di massimale.
La Basilicata aveva già conosciuto una quota fino a 2,50 euro per ricetta a partire dal 2011. Nel 2020 la Regione aveva poi abolito il ticket fisso. Il monitoraggio AIFA relativo al periodo gennaio-luglio 2025 riportava esplicitamente la Basilicata tra le Regioni che avevano abolito il ticket fisso, richiamando la DGR 496/2020.
Nell’agosto 2026 la Giunta regionale ha approvato una nuova misura di compartecipazione di 2,50 euro per ricetta per la spesa farmaceutica convenzionata. La Regione ha indicato tra gli obiettivi il contenimento della spesa, il contrasto agli sprechi e il riallineamento ai tetti programmati. Una successiva precisazione dell’assessorato ha chiarito che l’applicazione effettiva ai cittadini non esenti partirà dal 1° ottobre 2026, mentre il mese di settembre sarà dedicato agli adempimenti tecnici e informatici.
I numeri della spesa. Il problema della sostenibilità finanziaria esiste e non può essere ignorato.
Il monitoraggio AIFA relativo al 2025 evidenzia che la spesa farmaceutica convenzionata della Basilicata, ai fini del tetto, ha raggiunto un’incidenza sul Fondo sanitario regionale del 7,45%, rispetto al 7,07% del 2024, a fronte di un tetto programmato del 6,80%.
Lo scostamento assoluto riportato è di circa 8 milioni di euro.
Si tratta di dati che richiedono attenzione e interventi, ma è altrettanto importante sottolineare che il superamento del tetto non rappresenta un fenomeno esclusivamente lucano. Nel 2025 valori superiori al limite programmato sono stati registrati anche in Lombardia, Calabria, Puglia, Molise e Abruzzo, mentre il dato nazionale della spesa farmaceutica convenzionata è rimasto complessivamente sotto il tetto del 6,80%.
Nel periodo gennaio-luglio 2025, prima della nuova misura, in Basilicata sono state registrate circa 4,06 milioni di ricette farmaceutiche convenzionate, con una media di 1,57 confezioni per ricetta.
Si tratta di un dato importante perché –
– dimostra che l’impatto reale di una quota fissa deve essere valutato sulla platea effettiva dei cittadini non esenti e sulla frequenza delle prescrizioni. Senza conoscere il numero esatto delle ricette effettivamente soggette a pagamento, non sarebbe corretto stimare il gettito semplicemente moltiplicando tutte le ricette per 2,50 euro.
«La sostenibilità non può significare scaricare il costo sui cittadini»
Per il Centro Studi UIL Basilicata, la sostenibilità del Servizio sanitario regionale è un obiettivo pienamente condivisibile. Tuttavia, lo strumento utilizzato deve essere coerente con il principio costituzionale di tutela della salute e con la capacità economica reale delle persone.
Una quota fissa applicata alla ricetta rischia di avere una natura regressiva se non viene adeguatamente modulata. Lo stesso importo pesa infatti in maniera diversa su chi dispone di un reddito elevato e su una lavoratrice, un lavoratore, un pensionato o una famiglia che, pur non rientrando formalmente nelle soglie di esenzione, vive già una condizione di forte compressione del reddito disponibile a causa del costo della vita.
Le esenzioni rappresentano una tutela importante per le fasce più fragili, ma tra chi è esente e chi può sostenere senza difficoltà nuovi costi sanitari esiste una vasta area sociale che rischia di essere penalizzata.
La UIL ritiene inoltre che una misura di compartecipazione non possa essere considerata sostitutiva di una vera politica di appropriatezza.
Se l’obiettivo è ridurre sprechi e prescrizioni inappropriate, occorre intervenire prioritariamente sul governo delle prescrizioni, sull’utilizzo dei farmaci equivalenti, sulla verifica delle anomalie, sull’aderenza terapeutica, sulla revisione dei percorsi assistenziali, sugli acquisti, sulla distribuzione, sulla digitalizzazione e sul monitoraggio dei consumi.
Non può essere sempre il cittadino a pagare il prezzo delle inefficienze del sistema.
Le proposte della UIL Basilicata
Per queste ragioni, il Centro Studi UIL Basilicata avanza una serie di proposte concrete.
Primo: sospendere o rimodulare l’entrata in vigore della quota di 2,50 euro, aprendo preventivamente un confronto con le parti sociali e rendendo pubblico il gettito atteso e la platea effettivamente interessata dalla misura.
Secondo: qualora la compartecipazione venga mantenuta, introdurre una modulazione sulla base del reddito e dell’ISEE, sul modello di esperienze regionali che differenziano gli importi e prevedono soglie di esenzione economica.
Terzo: prevedere una tutela specifica per i lavoratori in cassa integrazione, per i disoccupati e per i nuclei familiari che subiscono una temporanea caduta del reddito, oltre alle esenzioni sanitarie già previste.
Quarto: definire un tetto mensile o annuale di compartecipazione per nucleo familiare, per evitare che le persone sottoposte a terapie ripetute subiscano effetti cumulativi eccessivi.
Quinto: rafforzare la prescrizione e la dispensazione dei farmaci equivalenti, rendendo trasparente il risparmio conseguibile attraverso questa scelta, senza trasferire automaticamente nuovi costi sui cittadini.
Sesto: attivare un cruscotto pubblico trimestrale sulla spesa farmaceutica, con dati relativi a ricette, confezioni, costo medio, utilizzo degli equivalenti, scostamento dal tetto programmato, compartecipazione dei cittadini e risparmi ottenuti attraverso le misure di appropriatezza.
Settimo: costituire un tavolo regionale permanente sulla spesa farmaceutica, con la partecipazione della Regione, delle aziende sanitarie, dei medici, dei farmacisti e delle parti sociali, fissando obiettivi quantitativi verificabili e risultati periodicamente monitorati.
«La sostenibilità dei conti è necessaria – sottolinea il Centro Studi UIL Basilicata – ma non può tradursi in un progressivo trasferimento dei costi sulle persone e sulle famiglie. In una regione nella quale il reddito disponibile è già sottoposto a forti pressioni, ogni nuova compartecipazione deve essere valutata attentamente, soprattutto quando riguarda un bene essenziale come la salute».
Per la UIL Basilicata è necessario aprire immediatamente un confronto serio e trasparente.
Vincenzo Tortorelli: “La UIL Basilicata non arriva oggi su questo tema. A novembre 2025, con l’iniziativa ‘Curarsi in Basilicata’, insieme a UILFP, UILPensionati e ADA, abbiamo aperto un confronto sul futuro del Servizio sanitario regionale, chiedendo alla Giunta regionale una sanità più vicina, territoriale e accessibile. Oggi quella stessa battaglia assume un nuovo fronte: non possiamo rafforzare il diritto alla salute da una parte e, dall’altra, introdurre nuovi ostacoli economici all’accesso alle cure.
La UIL Basilicata condivide la necessità di contenere la spesa sanitaria, ma ritiene che il nuovo ticket debba essere sospeso e rimodulato, evitando di scaricare sui cittadini il peso del riequilibrio dei conti. Nel 2025 la spesa farmaceutica convenzionata regionale ha raggiunto il 7,45% del Fondo sanitario, contro un tetto del 6,80%, con uno scostamento di circa 8 milioni di euro.
“La sostenibilità del Servizio sanitario regionale è necessaria, ma non può essere perseguita chiedendo semplicemente altri sacrifici alle famiglie – afferma Vincenzo Tortorelli, segretario generale della UIL Basilicata –. Prima di introdurre un nuovo costo fisso bisogna aprire un confronto con le parti sociali e intervenire su sprechi, appropriatezza prescrittiva, farmaci equivalenti e organizzazione del sistema.”
“Non siamo contrari a intervenire sulla spesa, siamo contrari a farlo senza equità – aggiunge Tortorelli –. La sanità pubblica deve restare accessibile a tutti. Risanare i conti non può significare lasciare indietro chi ha più bisogno di curarsi. Diversamente saremo costretti a scendere in piazza per chiedere rispetto per i lucani.”


