Occupazione e lucanità: la sfida di Tempa Rossa

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C’erano tutti all’assemblea che martedì 6 novembre si è tenuta davanti al cantiere di Tempa Rossa per illustrare ai lavoratori a rischio licenziamento quali garanzie potrebbero aversi dall’accordo. Accordo sofferto ma che alla fine è stato sottoscritto tra le parti, nell’incontro svoltosi a via Anzio.  
Non vorremmo sbagliarci, ma non è capitato spesso, in passato, che Total, Tecnimont (la società che ha gestito la formazione del personale utilizzato dalle aziende), sindacati e sindaci si siano confrontati insieme con i lavoratori. Ci sembra significativo che ciò sia avvenuto in un momento molto delicato della vertenza con il cantiere di Tempa Rossa che si sta smobilitando per passare alla fase successiva, propedeutica per il definitivo avvio dell’attività estrattiva. Significativo ma, diciamolo, anche opportuno e non più rinviabile.
L’assemblea era stata indetta per illustrare ai lavoratori, da giorni in presidio permanente davanti al cantiere, l’accordo che hanno approvato all’unanimità.
Sia chiaro: leggendolo (per i dettagli vi rimandiamo ad altro articolo: LEGGIle premesse affinché si possa garantire continuità occupazionale in ordine prioritario ai lavoratori lucani dei Comuni direttamente interessati all’attività estrattiva (Corleto Perticara, Gorgoglione, Guardia Perticara, Accettura) ci sarebbero tutte. Ma la verifica che ciò avvenga potrà avvenire solo in corso d’opera. Ne sono tutti convinti.
L’importante comunque è che con l’accordo sottoscritto si sia messo un punto fermo dal quale partire.
Ora spetta a Total e Tecnimont tener fede agli impegni presi e alla Regione controllare che ciò avvenga unitamente a sindacati e sindaci in un gioco di squadra a tutela dei lavoratori.
Qualche considerazione ci sia però consentita a margine di una vicenda che ripropone politiche occupazionali e di sviluppo del territorio che dall’attività estrattiva a Tempa Rossa dovrebbero beneficiare. Nell’incontro in Regione è stato riproposto il problema della mancanza, in Basilicata, di alcune professionalità. Motivo per il quale le aziende sono costrette ad attingerle da bacini fuori regione. Ci viene alla mente quando Eni, nella fase di realizzazione del Centro olio a Viggiano, aveva bisogno di saldatori specializzati: in Basilicata non ne trovò. Viene spontaneo chiedersi: avendo saputo per tempo dell’avvio dell’attività estrattiva, perché non si è provveduto a formare il personale che sarebbe servito a Eni, ieri, e a Total, oggi? La formazione professionale, settore nel quale sono stati investiti milioni di euro, poteva essere finalizzata a questo?
Porci oggi queste domande potrebbe essere anche superfluo o del tutto inutile. Ma una riflessione va fatta.
Ovviamente che non diventi – la mancanza di alcune professionalità – un alibi per Total e le aziende che continueranno a lavorare per suo conto perché ci sono settori nei quali i lavoratori lucani, anche grazie all’esperienza acquisita nella realizzazione del Centro olio di Tempa Rossa, possono essere impiegati.
Questo è stato ribadito a chiare lettere dai rappresentanti sindacali che hanno partecipato all’incontro e che hanno sottoscritto l’accordo: sarebbe assurdo ed offensivo che, a parità di professionalità, non s’impieghino lavoratori dell’area.
È questa la vera sfida da vincere contro l’eventuale (speriamo di no) tentativo di aziende, o della stessa Total, di disattendere l’accordo sottoscritto.