Venedì 21 agosto 2026 – Ho effettuato una visita ispettiva presso il Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) di Palazzo San Gervasio, accompagnato dall’On.le Salvatore Caiata, dai consiglieri regionali Napoli e Galella, e dai rappresentanti di FdI Basilicata, Piergiorgio Quarto, Vincenzo Claps e Michele Giordano.
La visita nasce anche dai tragici fatti dello scorso agosto, quando un giovane tunisino trattenuto nel centro ha perso la vita. Una vita spezzata è una vita spezzata, una ferita che nessuna polemica politica può o deve strumentalizzare.
Invece, – afferma Rosa – si sono lette in questi giorni solo argomentazioni sterili tese ad attaccare il Governo Meloni: la sinistra non è stata capace di affrontare i problemi strutturali del sistema quando governava e oggi non riesce neanche a tacere di fronte alla morte di un uomo.
È stato mio dovere di parlamentare del territorio verificare che la gestione del centro risponda a criteri di legalità, sicurezza e rispetto della persona, al di là delle strumentalizzazioni politiche che troppo spesso accompagnano il dibattito su questi temi, specie nei momenti di massima emotività collettiva.
Ho ascoltato le difficoltà quotidiane di chi lavora all’interno del centro, spesso in condizioni complesse e sotto pressione anche in queste settimane difficili, e voglio ringraziare pubblicamente il personale e le forze dell’ordine impegnate nella gestione della struttura, che svolgono un lavoro delicato e non sempre adeguatamente riconosciuto.
Nel corso del sopralluogo – afferma il senatore Rosa – ho potuto verificare direttamente le condizioni strutturali, che sono, al contrario di quanto sostiene certa propaganda, adeguate al numero delle persone trattenute.
Va peraltro ricordato che il Governo Meloni, con il decreto legge n. 145/2023, ha istituito presso il Ministero dell’Interno un apposito Fondo per finanziare le misure urgenti connesse all’accoglienza dei migranti, comprensivo degli interventi di ristrutturazione e adeguamento strutturale dei CPR esistenti: una dotazione di circa 47 milioni di euro nel 2023, poi rifinanziata con 190 milioni per il 2024, 290 milioni per il 2025 e 200 milioni per il 2026. Risorse concrete, non annunci, destinate anche al recupero di posti e alla messa in sicurezza delle strutture — l’esatto contrario dell’immobilismo di chi, negli anni precedenti, ha lasciato questi centri al degrado senza mai investire un euro in più.
L’organizzazione dei servizi di assistenza sanitaria e legale e le misure di sicurezza rispettano gli standard previsti dai decreti ministeriali.
Parlando con gli immigrati trattenuti — tutti già destinatari di provvedimenti di espulsione, ai quali dunque non può essere consentita la libera circolazione sul territorio nazionale — il disagio principale riferito è l’attesa.
Ed è proprio su questo fronte che l’impegno del Governo Meloni è decisivo. I numeri danno ragione al lavoro svolto fino ad ora.
Secondo il cruscotto statistico del Viminale, infatti, dal 1° gennaio al 17 agosto 2026 gli sbarchi in Italia sono stati 17.800, oltre il 54% in meno rispetto allo stesso periodo sia del 2024 (38.133) sia del 2025 (39.116). Contestualmente, nei primi sette mesi dell’anno i rimpatri effettuati sono stati oltre 5.200, in costante crescita rispetto agli anni precedenti. Meno sbarchi, più rimpatri: è la fotografia di una politica migratoria che funziona, fatta propria anche dall’Unione Europea.
Foto di copertina: Ansa
Il modello messo in campo dal Governo Meloni è ormai un modello internazionale. Rendere più efficace e strutturata la gestione dei flussi migratori, nel pieno rispetto del diritto internazionale e delle garanzie procedurali, è ciò che finalmente si sta concretizzando, al di là delle chiacchiere di chi in tanti anni non ha gestito ma solo speculato sul fenomeno migratorio.


