Venerdì 21 agosto 2026 – “La visita di una delegazione di Fratelli d’Italia al cpr di Palazzo San Gervasio rappresenta il cinico spot di un fallimento di sicurezza e di umanità”.
Lo affermano in una nota Alessia Araneo (M5S), Antonio Bochicchio (AVS-PSI-LBP), Angelo Chiorazzo (BCC), Roberto Cifarelli (GM), Piero Lacorazza (PD), Piero Marrese (BP), Viviana Verri (M5S), Giovanni Vizziello (BCC).
Il senatore Gianni Rosa e il deputato Salvatore Caiata – proseguono – escono dal CPR di Palazzo San Gervasio dicendo che il centro sostanzialmente funziona e liquidano come polemica la denuncia delle sue condizioni, chiamando in causa l’intera opposizione di centrosinistra.
Non replichiamo con altre parole. Mettiamo accanto alle loro ciò che sta scritto negli atti, nel rapporto “CPR d’Italia: istituzioni totali”, pubblicato a gennaio dal Tavolo Asilo e Immigrazione — ventisei organizzazioni, da Medici Senza Frontiere a Emergency, da ARCI ad ASGI.
Il Consiglio d’Europa – ricodano i consiglieri del centrosinistra – vi ha documentato maltrattamenti fisici, uso eccessivo della forza e ricorso improprio agli psicofarmaci. Pende un procedimento penale con ventisette indagati. In due anni sono morti due uomini, Oussama Darkaoui e Lassoued Dhoui.
Non c’è quindi nessuna polemica sopravvenuta e nessuna scoperta a microfoni accesi: c’è un allarme documentato per tempo, consegnato alle istituzioni e rimasto senza risposta.”
“Polemica” è il nome che si dà a un fatto quando non lo si vuole discutere.
La conclusione di quel rapporto non è uno slogan, è il risultato del monitoraggio di dieci centri in tutta Italia.
C’è poi un aspetto che la destra generalmente dice di sentire come proprio, e invece non vede. In quel centro lavorano donne e uomini in divisa in condizioni che i loro stessi sindacati hanno già denunciato alla Prefettura di Potenza, a partire dagli alloggi e dai servizi per chi arriva in missione da altre province.
Sono agenti sottratti al presidio del territorio, alle strade e ai paesi dove la domanda di sicurezza è più forte, per essere impiegati in una struttura che sicurezza non ne produce, ma solo rivolte, incendi e atti di autolesionismo. Ringraziarli con una visita di agosto è la cosa più facile. Rispettarli davvero significherebbe non lasciarli lì.
Chiediamo alla Giunta regionale di sostenere la chiusura di questi centri e, fino ad allora, la richiesta — avanzata pubblicamente dall’Ufficio Migrantes della Conferenza episcopale di Basilicata e oggi disattesa — di consentire l’accesso stabile delle associazioni di volontariato e degli osservatori indipendenti. Chi davvero non ha nulla da nascondere non teme chi guarda.
Alle famiglie di Lassoued Dhoui e di Oussama Darkaoui – concludono i consiglieri del centrosinistra in consiglio regionale – va la nostra vicinanza. Il rispetto che si deve a quelle vite non si esaurisce in una frase di cordoglio pronunciata in premessa e smentita nel paragrafo successivo.


