Sabato 4 luglio 2026 – Il collega Antonio Pace, cultore della storia di Lagopesole, paese al quale è particolarmente legato, non accetta che da anni si attenda ancora il suo rilancio turistico ed economico.
E’ motivo per il quale, condividendone l’analisi, proponiamo qui di seguito un post che Antonio Pace ha pubblicato su Facebook con il quale analizza i problemi di Lagopesole, denuncia ritardi ma individua anche la strada da percorrere per un suo sviluppo per il quale sono impegnati da anni operatori economici ed organismi culturali, la Pro Loco in primis.
Di seguito la nota di Antonio Pace
“Ci sono luoghi che parlano da soli, che raccontano la loro storia anche quando nessuno sembra disposto ad ascoltarli. Lagopesole è uno di questi. Un borgo che custodisce un castello capace di richiamare visitatori da tutta Italia e dall’estero, ma che allo stesso tempo viene lasciato scivolare in un degrado che non ha giustificazioni.
È un paradosso che si ripete anno dopo anno, quasi fosse diventato normale convivere con l’incuria.
Il castello federiciano è un patrimonio che molti territori sognerebbero di avere.
Qui, invece, sembra quasi un ospite ingombrante: attira turisti, ma il paese non è messo nelle condizioni di accoglierli.
Strade dissestate, segnaletica inesistente, marciapiedi inghiottiti dalle erbacce, servizi basilari che mancano del tutto.
È un elenco che non dovrebbe appartenere a un luogo che vive — o dovrebbe vivere — di turismo.
Il parco giochi inaugurato in pompa magna e consegnato incompleto è il simbolo perfetto di questa gestione a metà: tubi vuoti dove dovrebbero passare i cavi elettrici, rete idrica mai collegata, pavimentazione che si trasforma in una palude alla prima pioggia.
Un’opera pubblica che avrebbe dovuto essere un segno di attenzione verso la comunità e che invece è diventata l’ennesima promessa lasciata a metà strada. E poi ci sono le gradinate senza protezioni, un pericolo evidente e ignorato. Le strade senza nome. I parcheggi insufficienti. Le erbacce che invadono i vialetti destinati ai bambini.
È difficile non vedere in tutto questo un abbandono strutturale, non un semplice ritardo o una svista. Il punto non è solo estetico. È culturale. È identitario. È economico. Perché un borgo che non si prende cura di sé manda un messaggio chiaro: non crede nel proprio valore.
E se non ci crede chi ci vive, come può farlo chi arriva da fuori?
Gli operatori turistici, che ogni giorno cercano di salvare il salvabile, lo dicono apertamente: i turisti arrivano, ma se ne vanno con la sensazione di un luogo bello e trascurato.
E questo, nel tempo, pesa. Pesa sull’immagine, pesa sull’economia, pesa sulla dignità di una comunità che meriterebbe molto di più. Lagopesole non ha bisogno di slogan, né di inaugurazioni affrettate.
Ha bisogno di manutenzione, di programmazione, di rispetto.
Ha bisogno che qualcuno si assuma la responsabilità di guardare il borgo non come una periferia da gestire al minimo indispensabile, ma come un patrimonio da valorizzare.
Perché un castello come quello di Federico II non basta a salvare un paese. Ma un paese che crede nel proprio castello, sì”.


