Sta assumendo i caratteri dello scontro istituzionale la vicenda legata alle sorti del trasporto pubblico locale di Potenza. Per capire come si è arrivati all’attuale impasse che potrebbe culminare con l’interruzione del servizio dal prossimo primo luglio, bisogna fare un passo indietro di qualche anno.
Nel 2022 l’amministrazione affidava alla società Miccolis la gestione di trasporto urbano su gomma e la delle scale mobili fino al 2024, da allora si è operato in proroga fino alla nuova gara indetta dalla Regione per tutto il territorio lucano.
In questo contesto si inseriva ovviamente anche Potenza dove in base a un fabbisogno storico di 6,6 mln, era stata disegnata la gara per un totale di 7,8 mln in virtù di uno schema di convenzione sottoscritto tra la giunta guidata dall’ex sindaco Guarente e via Anzio.
Ad oggi però il Comune con il sindaco Telesca aspetta ancora delle risorse che la Regione ha promesso di destinare alla città in quanto luogo che quotidianamente accoglie migliaia di non residenti che si recano a Potenza per lavoro o necessità collegate alla presenza di uffici centrali. Somme che in realtà non sono mai arrivate portando il Comune a non inserire nel bilancio, per assenza di propri fondi, la copertura per i servizi di trasporto pubblico locale.
Nonostante il sindaco in più occasioni avesse sollecitato il governatore Bardi, sottolineando come in assenza di disponibilità l’amministrazione si sarebbe vista costretta a tagliare alcuni servizi, dall’ente non sono arrivate risposte. Da qui, e veniamo alla cronaca recente, la scelta del Comune di Potenza di revocare in autotutela la delibera del consiglio comunale con la quale era stato approvato lo schema di convenzione sul Tpl, intesa che non era stata ancora formalizzata alla luce dei fatti descritti.
Il sindaco pertanto ha rimesso alla Regione la gestione del servizio essendo sua la competenza generale, ma il tempo stringe perché dal prossimo primo luglio scadrà il vecchio contratto con il rischio sempre più concreto che si potrebbero fermare gli autobus, chiudere le scale mobili e gli ascensori ma soprattutto con circa 150 dipendenti che potrebbero restare senza lavoro.


