Domenica 30 agosto 2026 – La FP CGIL Potenza esprime forte preoccupazione per la situazione del servizio di assistenza all’autonomia e alla comunicazione rivolto agli alunni con disabilità nelle scuole comunali. La preannunciata riduzione delle risorse rischia di produrre gravi conseguenze sugli studenti, sulle loro famiglie e sul personale.
Lo affermano in una nota Giuliana Scarano segretaria generale Fp Cgil Potenza e Sandra Guglielmi segretaria Fp Cgil Potenza.
I numeri evidenziano un quadro allarmante: – precisano – si passa da una previsione di circa 1.260.000 euro a 900.000 euro, con un taglio netto di 360 mila euro (circa il 20% del bilancio comunale destinato al servizio). In questo contesto, seppur la FP CGIL valuti positivamente la decisione della Regione Basilicata di stanziare 600 mila euro per l’anno scolastico 2026/2027 a livello regionale, non può non sottolinearne l’insufficienza. Nella ripartizione territoriale, all’Ambito Socio-Territoriale di Potenza sono stati assegnati appena 69.310,34 euro sulla base di 134 alunni individuati. Una cifra che aiuta, ma che non basta.
La stessa Regione Basilicata, nella propria delibera, riconosce che la copertura del servizio è messa in crisi soprattutto dalla carenza di risorse economiche degli Enti locali. Tuttavia, lo stanziamento regionale non è sufficiente a compensare da solo una contrazione così importante.
La FP CGIL segue questa vicenda fin dagli albori, tutelando i lavoratori e richiamando le istituzioni alla responsabilità di garantire il diritto all’inclusione scolastica. Il nostro impegno continuerà per chiedere risposte concrete e strutturali. Riteniamo necessario che Comune di Potenza e Regione si assumano le proprie responsabilità senza rimpalli istituzionali.
La delibera regionale stabilisce un principio fondamentale: le risorse devono essere ripartite sulla base del fabbisogno assistenziale, valutando il numero degli alunni, il livello e l’intensità dell’aiuto necessario. Non può e non deve essere il bilancio a decidere quanta assistenza spetta a un bambino.
L’insufficienza delle risorse, inoltre, – proseguono Scarano e Gugliemi – avrà un impatto drammatico sul lavoro.
Gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione sono già lavoratori precari, impiegati in larga parte con contratti part-time. Diminuire le ore di assistenza significa ridurre ulteriormente i loro già esigui stipendi. Ci troveremmo davanti a una doppia penalizzazione: da un lato gli alunni e le famiglie privati di un diritto, dall’altro i lavoratori, che subiscono una significativa decurtazione della propria retribuzione, perdendo una quota tutt’altro che marginale del proprio salario.
Non è questa l’inclusione che vogliamo. Non si può parlare di integrazione scolastica e contemporaneamente colpire chi, ogni giorno, la rende concretamente possibile.
Già negli anni scorsi il Garante regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza era intervenuto sulla necessità di blindare l’assistenza scolastica, ribadendo che le difficoltà finanziarie della pubblica amministrazione non possono in alcun modo compromettere un diritto costituzionale fondamentale.
Il fabbisogno assistenziale – concludono Scarano e Guglielmi – deve venire prima dei vincoli di bilancio e nessuno deve essere lasciato indietro: né gli alunni con disabilità, né le loro famiglie, né tantomeno le lavoratrici e i lavoratori che garantiscono il servizio.


