La decisione della Giunta regionale lucana di fissare un pagamento di 2.50 euro per le ricette mediche – escluse quelle emesse con esenzione- sta alimentando una serie di polemiche in Basilicata.
La scelta è la conseguenza di un buco da circa 48 milioni e mezzo di euro tra spese farmaceutiche dirette e convenzionate, numeri diffusi dall’Aifa con riferimento al periodo gennaio ottobre 2025.
Per tali ragioni e probabilmente in vista dell’assestamento di bilancio, l’esecutivo lucano ha optato per questa soluzione. In una nota l’assessore alla salute Cosimo Latronico ha spiegato che si tratta di “ uno sforzo necessario, richiesto dal Ministero della Salute e previsto dalle normative nazionali per le Regioni che superano i tetti di spesa”.
Una frase che potrebbe indurre a pensare come la scelta delle ricette a pagamento sia stata indicata da Roma. Così, in attesa di partecipare alla conferenza stampa convocata per le 10 di lunedì mattina dallo stesso assessore, per fare chiarezza, abbiamo cercato le leggi nazionali sul punto.
Il primo riferimento è la legge 222 del 2007 il cui articolo 5 è rubricato “Misure di governo della spesa e di sviluppo del settore farmaceutico”. In sintesi la norma, stabilendo che l’onere a carico del sistema sanitario nazionale per l’assistenza farmaceutica territoriale non può superare il tetto di spesa del 14 per cento del finanziamento cui concorre lo Stato, prevede per le regioni che sforano questo limite l’obbligo di adottare misure di contenimento della spesa. Per farlo – continua il testo della norma – possono usare “eventuali entrate da compartecipazioni alla spesa a carico degli assistiti o misure di copertura a carico di altre voci del bilancio regionale”. In sintesi bisogna chiedere un supporto ai cittadini ma le soluzioni da adottare possono essere diverse. Ne dà ulteriore conferma la legge 405 del 2001 che all’articolo 4, sulla copertura dei disavanzi, indica varie modalità a disposizione delle regioni. Tra le misure di compartecipazione – immaginiamo come il ticket a pagamento – stabilisce anche variazioni dell’aliquota dell’addizionale regionale all’imposta sul reddito delle persone fisiche o altre misure inclusa l’adozione di interventi sui meccanismi di distribuzione dei farmaci.
Dunque altre soluzioni dalla nostra lettura sembrerebbero possibili anche perché – ci permettiamo di supporre – se il Ministero indicasse oltre all’obbligo di rientrare nello sforamento anche il metodo per farlo ci troveremmo di fronte ad un commissariamento di fatto della sanità. Sicuramente avremo ulteriori spiegazioni durante la conferenza stampa per permetterci di offrire un’informazione ancora più puntuale.


