Sarachella è ufficialmente la maschera della città di Potenza

Falotico: "Da oggi abbiamo un simbolo in più che ci potrà rappresentare nella sua forma storica, aneddotica e metaforica come un emblema della resilienza, quella che ci deve far guardare al futuro con speranza anche quando i problemi intorno a noi sono tanti"

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Il Consiglio comunale ha approvato la delibera che chiude con esito positivo il riconoscimento di Sarachella come maschera della città di Potenza, dopo che anche la commissione competente si era espressa all’unanimità a favore.

“Si tratta di un risultato simbolico e straordinario al tempo stesso  – dichiara l’assessore alla Istruzione, Cultura e Turismo, Roberto Falotico – che contribuisce ad aggiungere un pezzo di identità alla nostra comunità e chiude un iter a cui hanno partecipato, direttamente o indirettamente, in tanti: dallo storico Lucio Tufano, che ha effettuato le ricerche storiche sulla figura di Sarachella, ai Clubs service della Città, dalle Amministrazioni comunali che si sono succedute all’avvocato Minuccio Camardese, sempre attento pungolatore; da Rita Locantore per le iniziative attivate alle tante istituzioni scolastiche, dalla preside Rosalinda Cancro (che ha creduto fin dalla prima ora nell’iniziativa, unitamente all’infaticabile professoressa Antonella Bruno) ai molti che si sono prodigati per questo risultato”. 

L’interesse a candidare la maschera di Sarachella quale ‘maschera della Città di Potenza’ ha preso slancio negli anni ’80 proprio grazie all’esperto di storia locale Tufano, che nel suo ‘Dal regale teatro di campagna’ pose «Sarachedda» fra le maschere a cui “è mancato il tuffo nel cerone, l’ingresso nel sipario assistito, il tepore del termosifone”. La prima iniziativa, intesa nel senso di individuare Sarachella come maschera della Città di Potenza, è dovuta all’operato dei circoli Lions Club e di tutti i Club Service di Potenza, che nel 2003 lanciarono un “service” finalizzato a “valorizzare le tradizioni popolari della Città con l’individuazione di una maschera che potesse, in modo significativo, rappresentare l’espressione dell’antico volgo potentino, come reincarnazione e rappresentazione dello spirito tipico della città”. 

Successivamente, e in più momenti, l’azione di Rocco Cantore ha impresso a questa proposta la spinta decisiva mediante un concorso di idee realizzato dal Liceo Artistico Musicale e Coreutico ‘Gropius’ per la selezione della maschera preferita, con un impegno che l’Istituto porta avanti con passione ancora oggi grazie all’attuale dirigente scolastico, Paolo Malinconico. La scelta ricadde su Sarachella e, grazie ai ragazzi del Liceo, si pervenne anche alla sua definitiva rappresentazione grafica e pittorica. Nel 2011, in occasione del Maggio potentino, una statua della Maschera venne donata all’Amministrazione comunale e fu collocata nell’atrio del Teatro Stabile, e venne reiterata la richiesta di riconoscerla come maschera potentina.

Nel 2014 ci fu la pubblicazione del fumetto ‘Sarachella e la maschera potentina’, lavoro realizzato con il contributo degli Istituti comprensivi e l’allora Istituto d’Arte e pubblicato da ‘Sud’Altro srl consultuing’, con il coordinamento composto da Gianfranco Blasi, Annamaria Molinari, Giuseppe Messina, Rocco Cantore, Francesco Blasi. Il dibattito culturale necessario per conferire rigore all’istanza e porre il Comune nella convinzione della scelta, è stato alimentato, su proposta dell’allora Rettore dell’Università degli Studi della Basilicata, Mauro Fiorentino, con continui confronti tra i proponenti e due professori della stessa Università, l’antropologo Ferdinando Mirizzi e lo storico Antonio Lerra.

Anche a seguito dei contributi offerti in un convegno svoltosi presso l’Ateneo lucano nel marzo del 2015, alla presenza della Rettrice Aurelia Sole, e del professor Pietro Sisto dell’Università di Bari, si è ritenuto di scegliere la figura di Sarachella quale “Maschera ufficiale della Città di Potenza”.

“Una menzione particolare va rivolta agli Istituti Comprensivi della città di Potenza che l’hanno accolta, coccolata e divulgata, nel modo più autentico e incisivo che si potesse – conclude l’assessore Falotico – Da oggi abbiamo un simbolo in più che ci potrà rappresentare nella sua forma storica, aneddotica e metaforica come un emblema della resilienza, quella che ci deve far guardare al futuro con speranza anche quando i problemi intorno a noi sono tanti”.