Venerdì 6 novembre 2026 – Ha offerto spunti di riflessione il rapporto di Banca d’Italia sull’economia in Basilicata.
Sul tema intervengono i segretari generali di Cgil Cisl e Uil
FERNANDO MEGA, SEGRETARIO GENERALE CGIL
“ Non è tutto oro quel che luccica. Nonostante la lieve ripresa dell’economia lucana nel 2026 rispetto al lungo ristagno degli ultimi anni, ci sono dei dati che continuano a preoccupare e che, come sottolineato anche dal report, prefigurano un peggioramento dell’evoluzione congiunturale nella seconda parte dell’anno, in un quadro condizionato soprattutto dagli sviluppi della crisi in Medio Oriente e dai conseguenti effetti sui prezzi dei beni energetici.
Invitiamo quindi il presidente Bardi – prosegue Mega – a una lettura più cauta e a non farsi prendere da un eccesso di ottimismo da campagna elettorale”.
“Innanzitutto – sottolinea Mega – è del tutto evidente la stretta dipendenza dell’economia lucana dall’automotive e dalle estrazioni petrolifere, senza una necessaria diversificazione del settore produttivo lucano.
La ripresa momentanea della produzione allo stabilimento Stellantis di Melfi ha sia ridotto la cassa integrazione, che ha comunque la più alta incidenza sugli occupati in Italia, ha sia aumentato leggermente l’export. Ma il dato fotografa la situazione di un momento, in assenza di una una vera e propria programmazione futura, in un quadro che continua ad essere incerto rispetto agli impegni assunti da Stellantis, attestato dalle misure di fuoriuscite incentivate arrivate a 3.000 nello stabilimento lucano.
Le rilevazioni campionarie tra le imprese industriali con sede in regione indicano una dinamica dell’attività economica che la Banca d’Italia definisce ancora debole nei primi nove mesi del 2026. E il suo andamento si prospetta fiacco anche per il prossimo anno”.
Guardando al lavoro, – prosegue Mega . non solo è cresciuta la disoccupazione (tasso al 7,9%) – commenta Mega – ma sono aumentati i contratti a termine e discontinui, a discapito della stabilità e dei contratti a tempo indeterminato.
La precarietà è un dato ormai strutturale, a cui si lega inesorabilmente, come denunciato più volte non solo dalla Cgil, ma anche dalla Caritas, la povertà e il basso salario. Tant’è che a fronte di una inflazione galoppante, il potere d’acquisto è sempre più contenuto.
È inaccettabile essere poveri pur lavorando. Lo scenario che si prospetta – aggiunge Mega – considerando l’aumento sulle bollette energetiche che, come evidenziato anche dalla Banca d’Italia, pesa come un macigno sia sulle famiglie che sulle imprese, nei prossimi mesi ci troveremo a dover affrontare una vera e propria bomba sociale in Basilicata, dove peraltro proprio gli investimenti del Pnrr nella spesa sociale e nell’inclusione sono molto indietro rispetto al resto del Paese”.
Quanto al settore estrattivo “è proseguita la fase di riduzione dell’attività. Nei primi sei mesi di quest’anno si è registrata un’ulteriore flessione della produzione di petrolio greggio e di gas naturale, rispettivamente dell’8,3 e del 2,3 per cento nel confronto con lo stesso periodo del 2025. Il calo ha interessato soprattutto la concessione di Gorgoglione. Tenendo conto del forte aumento delle quotazioni degli idrocarburi, il valore nominale della produzione estrattiva, da cui dipende l’ammontare delle royalties erogate a favore degli enti locali lucani, sarebbe cresciuto di circa un quinto rispetto al primo semestre del 2025.
Ciò – è la considerazione di Mega – rende ancora più evidente quanto sia cruciale in Basilicata cambiare la strategia energetica lucana.
La Basilicata deve accelerare l’uscita dal petrolio, accompagnandola ad adeguate politiche energetiche basate su fonti alternative e soprattutto attivando al più presto un piano di reindustrializzazione della Val d’Agri, che mantenga i livelli occupazionali salvaguardando l’ambiente”.
Per Mega anche le note positive su costruzioni e turismo vanno lette nella giusta prospettiva. “L’incremento nel settore delle costruzioni – sottolinea – è legato al Pnrr, misura che, ricordiamo, non è stata varata dall’attuale governo Meloni, mentre il turismo regge grazie a Matera e al Metapontino, pur evidenziando una crescita moderata rispetto alla media nazionale nonostante l’elevata potenzialità che non è sfruttata a pieno.
Il nostro giudizio sulle azioni messe in campo fino a questo momento dal governo Bardi è quindi negativo – conclude Mega – Chiediamo alla Regione Basilicata di aprire un tavolo di confronto permanente con le classi sociali che affronti le questioni più urgenti, quali piano energetico, automotive ed estrazioni e portarle direttamente a Palazzo Chigi come da noi richiesto da tempo.
La Basilicata non ha bisogno di inutili negazionismi ma di visione, programmazione e azioni concrete. La vertenza Basilicata esiste ed è sotto gli occhi di tutti. Non si tratta di uno slogan, ma di una richiesta precisa che dovrebbe vedere tutti impegnati: governo regionale, sindacati uniti, Confindustria, Confapi, associazioni di categoria e dei consumatori.
La Cgil – conclude Mega – porterà la vertenza Basilicata di nuovo in piazza a Potenza e a Matera allo sciopero generale indetto a livello nazionale il prossimo 20 novembre: contro il caro vita, per l’istruzione e il diritto allo studio, per la sanità pubblica, il giusto salario, l’occupazione, per la pace e contro il riarmo. Portiamo in piazza le istanze di una regione che si sta dissolvendo nella mancanza assoluta di atti e fatti concreti”.
VINCENZO CAVALLO, SEGRETARIO GENERALE CISL BASILICATA
«I dati della Banca d’Italia confermano la tendenza evidenziata dal centro studi Cisl sulla Basilicata come sistema antifragile in cui convivono aspetti positivi e criticità».
È quanto sostiene il segretario generale della Cisl Basilicata Vincenzo Cavallo. «Il segno positivo è che nel primo semestre la crescita regionale ha superato sia la media nazionale che quella del Mezzogiorno, e anche l’occupazione è in salita.
È una buona notizia, da non sottovalutare. Allo stesso tempo, – prosegue Cavallo – è un risultato che va letto con prudenza.
La prima ragione di prudenza è il caro energia, che rischia di erodere quanto guadagnato. Se le bollette e i prezzi corrono più dei redditi, le famiglie lucane non percepiscono il miglioramento.
Per le imprese il problema è anche più insidioso, perché costi energetici alti oggi significano meno investimenti domani.
E senza investimenti – prosegue Cavallo – non c’è crescita che duri. La seconda ragione riguarda la struttura stessa della ripresa, che poggia ancora sugli stessi due pilastri: l’automotive di Melfi e il petrolio della Val d’Agri.
Quando Melfi riparte, la regione respira; allo stesso tempo quando le quotazioni del greggio salgono, cresce il valore della produzione, anche se si estrae meno.
È una dipendenza – avverte Cavallo – che espone la Basilicata alle fluttuazioni internazionali. Per questo servono filiere produttive più solide e diversificate, capaci di far crescere le piccole e medie imprese locali oltre il perimetro degli indotti automobilistico e petrolifero. E serve un investimento serio sul capitale umano: formazione, competenze, opportunità per i giovani che oggi troppo spesso scelgono di partire. È questa la condizione perché un buon semestre diventi una tendenza, e non resti una parentesi», conclude il segretario della Cisl.
VINCENZO TORTORELLI, SEGRETARIO GENERALE UIL BASILICATA
«Il rapporto della Banca d’Italia restituisce un quadro economico della Basilicata con luci e ombre. La crescita dell’1,4% registrata nel primo semestre 2026, superiore alla media nazionale e del Mezzogiorno, è un segnale positivo, ma non deve nascondere le fragilità del nostro sistema produttivo e del mercato del lavoro”.
E’ l’analisi del segretario generale della Uil di Basilicata, Vincenzo Tortorelli che fa riferimento, tra l’altro, alla situazione occupazionale in regione.
Gli occupati aumentano del 2,5%, ma il lavoro dipendente cresce appena dell’1% e soltanto il 14,7% delle nuove assunzioni è a tempo indeterminato.
Ancora più preoccupante è la condizione di migliaia di lavoratrici e lavoratori che continuano a dipendere dagli ammortizzatori sociali: le ore di cassa integrazione diminuiscono, ma la loro incidenza resta più del doppio della media nazionale (3,3% contro 1,5%).
Il rischio è che – prosegue Tortorelli – strumenti nati per accompagnare le crisi e tutelare temporaneamente il reddito diventino una condizione permanente, trasformando la cassa integrazione da ponte verso la ripresa a parcheggio dei lavoratori.
Preoccupano anche la debolezza degli investimenti industriali, le difficoltà dei servizi e la crescita del potere d’acquisto delle famiglie, limitata ad appena lo 0,7%.
La ripresa di Stellantis e delle esportazioni, così come la dinamica positiva delle costruzioni, non sono ancora sufficienti a garantire una crescita solida e diffusa.
Per la UIL non basta aumentare il numero degli occupati: occorre creare lavoro stabile e qualificato, rafforzare gli investimenti, mettere in campo politiche industriali capaci di sostenere le imprese e soprattutto costruire percorsi concreti di ricollocazione per chi vive da troppo tempo nell’incertezza.
La vera emergenza della Basilicata – sostiene Tortorelli – non è soltanto creare nuovi posti di lavoro, ma liberare migliaia di persone dalla precarietà e dalla dipendenza dagli ammortizzatori sociali, restituendo loro salario, dignità e prospettive di futuro.
Su queste priorità chiediamo alla Regione un confronto concreto e scelte immediate. La crescita economica deve tradursi in occupazione stabile, redditi più adeguati e nuove opportunità per il territorio. Altrimenti rischiamo di avere indicatori congiunturali positivi senza un reale miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei lucani».
Foto di copertina: presentazione rapporto Banca d’Italia

