Due pareri diversi come spesso capita su temi divisivi, uno espresso dalla Regione, nella figura dell’assessore alla Salute Cosimo Latronico, l’altro da sindacati e opposizioni divisi fisicamente da pochi metri ma la distanza sui contenuti è nettamente maggiore. L’oggetto della disputa è la scelta dell’esecutivo lucano di prevedere un pagamento di 2.5 euro sulle ricette farmacologiche, una decisione presa in virtù del superamento del tetto di spesa farmaceutica registrato in Basilicata e che impone all’ente di rientrare nello sforamento.
Dunque mentre nel palazzo di via Anzio Latronico spiegava i dettagli della misura, sulla strada si protestava sulla stessa.
L’assessore parlando con i giornalisti ha voluto prima sottolineare come il pagamento non interessa una platea di cittadini che restano esenti per patologie, invalidità o reddito, spiegano poi che più che una misura economica è pedagogica ed etica, un atto di responsabilità l’ha definito per contrastare l’inappropriatezza prescrittiva che in Basilicata raggiunge il 45%. Una scelta ha spiegato Latronico che è stata adottata in Basilicata come in molte altre regioni italiane.
Di parere opposto sindacati e opposizioni che hanno contestato merito e metodo della scelta chiedendo il ritiro della misura.
Così sul punto la regione Basilicata con una nota
Una misura che promuove l’appropriatezza dei consumi tutelando al contempo l’equilibrio della sanità regionale. Questi i cardini della conferenza stampa tenuta questa mattina dall’assessore regionale alla Salute e Politiche della Persona, Cosimo Latronico, insieme al dirigente dell’ufficio Risorse Finanziarie del SSR Vito Summa, alla dirigente dell’ufficio Prestazioni Sanitarie, Politiche del Farmaco, Fiorella Di Giuseppe e alla dottoressa Luisa Villani della direzione generale.
Al centro dell’incontro, la delibera di Giunta regionale del 27 agosto che introduce una quota di compartecipazione pari a 2,50 euro per ricetta sulla sola spesa farmaceutica convenzionata. “Il provvedimento – ha precisato l’assessore – non nasce da una scelta arbitraria, ma è un atto dovuto in applicazione della normativa nazionale. Il monitoraggio dell’Agenzia Italiana del Farmaco relativo al 2025 ha infatti rilevato per la Basilicata uno scostamento dello 0,58% rispetto al tetto programmato sulla spesa farmaceutica convenzionata pari a di circa 7 milioni di euro”.
L’intervento mira a promuovere la cultura dell’appropriatezza prescrittiva e della responsabilità e su questo tema l’assessore ha ringraziato i Medici di Medicina Generale delle province di Potenza e Matera per il loro sostegno pubblico alla misura. Insieme a loro verrà lanciata una campagna di sensibilizzazione sull’uso dei farmaci biosimilari. Intanto, proseguono le azioni di efficientamento anche sulla spesa farmaceutica diretta con gli acquisti centralizzati a costi minori grazie agli accordi di collaborazione strategica attivi con la Regione Piemonte.
“La Basilicata – ha spiegato Latronico – è stata una delle ultime regioni d’Italia a introdurre questo contributo. Il provvedimento è improntato alla massima sostenibilità sociale. I dati del Sistema Tessera Sanitaria evidenziano che su circa 7 milioni di ricette annue, ben il 40% presenta già un codice di esenzione per patologia o reddito. La soluzione lucana, a differenza di quello che accade in altre Regioni, non applica la compartecipazione sulle singole confezioni prescritte ma l’onere massimo resta fissato a 2,50 euro a ricetta indipendentemente dal numero di scatole di medicinali erogate. Inoltre, il ticket non si applica alla distribuzione diretta delle farmacie ospedaliere, salvaguardando i percorsi di cura continuativi e i farmaci ad alto costo erogati per le condizioni cliniche di maggiore gravità”.
Il sistema delle tutele azzera la quota per tutti i codici di reddito nazionali e regionali. Inclusi i codici da E01 a E05 per i nuclei familiari con redditi sotto soglia. L’esenzione dal ticket proteggerà inoltre i pazienti oncologici, i malati cronici e rari, gli invalidi civili, di guerra, del lavoro e per servizio, le vittime del terrorismo, i cittadini danneggiati da trasfusioni o vaccini obbligatori, i cittadini stranieri già esenti, i detenuti e gli internati. L’esenzione opererà in modo automatico secondo la condizione già registrata nel Sistema Tessera Sanitaria, eliminando ogni tipo di disagio burocratico.
“La misura ha carattere temporaneo – ha sottolineato l’assessore – e sarà sottoposta a monitoraggio e rivalutazione semestrale per verificarne l’impatto effettivo sui consumi. Mentre molte regioni sono state costrette a utilizzare la leva fiscale massima a causa dei disavanzi, noi facciamo un intervento mirato di consolidamento per mantenere il nostro primato economico ed evitare piani di rientro. Oggi, infatti, la stabilità dei nostri conti ci permette di procedere speditamente con le procedure occupazionali, tra cui il corso-concorso per 500 infermieri di famiglia e comunità che porterà all’assunzione a tempo indeterminato di ben 260 professionisti già nel corso dell’anno”.
In merito alle proteste, l’assessore ha concluso confermando la massima apertura: “Siamo pronti ad accogliere qualunque suggerimento e sono disponibile a incontrare i sindacati fin da subito. L’etica pubblica si nutre di proposte concrete. Il nostro sistema sanitario si salva solo attraverso un lavoro corale e con il sostegno di tutti”.
Dalle opposizioni in Consiglio regionale chiedono invece la revoca della misura
«Le spiegazioni fornite oggi dall’assessore Latronico non modificano la sostanza del provvedimento e, per alcuni aspetti, pongono nuove domande. Dopo sette anni di governo regionale del centrodestra, per affrontare le difficoltà della sanità lucana si sceglie ancora una volta la strada più semplice: chiedere un ulteriore sacrificio ai cittadini».
Lo dichiarano i consiglieri regionali di minoranza Alessia Araneo, Antonio Bochicchio, Angelo Chiorazzo, Roberto Cifarelli, Piero Lacorazza, Piero Marrese, Viviana Verri e Giovanni Vizziello, intervenendo dopo la conferenza stampa con cui l’assessore alla Salute ha illustrato le ragioni dell’introduzione del ticket di 2,50 euro sulle ricette farmaceutiche.
«L’assessore sostiene che si tratti di un atto dovuto, determinato dallo sforamento del tetto della spesa farmaceutica convenzionata. Ma non basta definire inevitabile una misura per cancellare le responsabilità politiche e amministrative accumulate dal 2019 a oggi. Lo stesso Latronico annuncia adesso interventi sull’appropriatezza prescrittiva, sui farmaci biosimilari e sul sistema degli acquisti. Sono esattamente gli strumenti di governo della spesa sui quali sarebbe stato necessario intervenire prima. Se dopo sette anni si arriva a introdurre un nuovo ticket, significa che le politiche di programmazione, controllo e appropriatezza prescrittiva non hanno prodotto i risultati necessari».
«C’è poi un elemento nuovo nelle dichiarazioni rese oggi dall’assessore. Latronico definisce il ticket una misura “temporanea” e afferma che sarà sottoposta a monitoraggio e rivalutazione semestrale. Ma se il ticket è davvero temporaneo, qual è la sua durata? A quali condizioni sarà ridotto o eliminato? La deliberazione introduce il monitoraggio, ma non stabilisce una scadenza certa della misura. Una dichiarazione resa in conferenza stampa non può sostituire ciò che deve essere definito con chiarezza negli atti».
«Restano inoltre senza una risposta compiuta alcune domande fondamentali. Quanto prevede effettivamente di incassare la Regione attraverso il ticket? Sulla base di quale calcolo è stato determinato proprio l’importo di 2,50 euro? Quale rapporto esiste tra il gettito previsto e l’entità dello sforamento che si intende recuperare? Prima di chiedere soldi ai cittadini, questi numeri avrebbero dovuto essere messi nero su bianco».
«Il ticket, peraltro, non può essere isolato dalla condizione complessiva della sanità lucana. Migliaia di cittadini rinunciano ogni anno a visite ed esami per ragioni economiche o per le difficoltà di accesso; la mobilità sanitaria passiva continua a sottrarre ingenti risorse al sistema regionale; negli ultimi anni risorse provenienti dalle compensazioni ambientali sono state utilizzate per concorrere alla copertura dei disavanzi sanitari. A questo si aggiungono liste d’attesa ancora troppo lunghe, carenze di personale e ritardi nella costruzione della nuova medicina territoriale, dalle Case e dagli Ospedali di comunità al rafforzamento dell’emergenza-urgenza e degli altri presìdi di prossimità».
«Di fronte a questa situazione, l’ennesima sorpresa negativa viene decisa dalla Giunta il 27 agosto, senza un confronto preventivo in Consiglio regionale, con le organizzazioni sindacali e con le forze sociali. L’apertura al dialogo dichiarata oggi dall’assessore arriva quando il provvedimento è già stato approvato. Il confronto avrebbe dovuto precedere la decisione, non essere annunciato dopo averla assunta».
«La mobilitazione promossa questa mattina davanti alla sede della Regione da Cgil, Cisl e Uil, insieme alle organizzazioni dei pensionati, dimostra che non siamo di fronte a una polemica costruita dalle opposizioni, ma a una preoccupazione sociale reale. Ai sindacati e ai cittadini che hanno partecipato al presidio va il nostro sostegno. Ed è significativa l’immagine di questa mattina: mentre all’interno del Palazzo l’assessore spiegava alla stampa una decisione già presa, all’esterno lavoratori e pensionati chiedevano quel confronto che avrebbe dovuto precederla».
«In questi anni abbiamo più volte offerto il nostro contributo per affrontare la crisi del sistema sanitario regionale: dalla medicina territoriale alla riorganizzazione della rete ospedaliera, dall’emergenza-urgenza alla mobilità passiva, fino alla necessità di ottenere maggiori risorse nazionali per le aree interne e per le regioni più fragili. Troppo spesso, invece, la maggioranza ha preferito procedere attraverso deliberazioni di Giunta, atti successivi e annunci, riducendo gli spazi di una vera discussione in Consiglio regionale».
«Non contestiamo la necessità di governare la spesa farmaceutica e di contrastare sprechi e inappropriatezze. Contestiamo che, quando il sistema supera i tetti di spesa, la misura immediatamente operativa sia quella che presenta il conto ai cittadini, mentre gli interventi sull’appropriatezza prescrittiva, sui farmaci equivalenti e biosimilari, sugli acquisti e sull’organizzazione vengono ancora indicati come azioni da rafforzare. Il farmaco viene prescritto dal medico, non dal paziente e non si può pensare di governare l’appropriatezza utilizzando il ticket come principale leva sui cittadini».
«Per queste ragioni chiediamo alla Giunta regionale di ritirare la delibera e al presidente Bardi e all’assessore Latronico di venire in Consiglio regionale prima di assumere un nuovo provvedimento. Il confronto deve avvenire prima che il ticket venga concretamente posto a carico dei lucani, non dopo. In Aula dovranno essere chiariti l’entità e le cause dello sforamento, il gettito atteso, il criterio con cui è stato determinato l’importo di 2,50 euro, gli interventi sull’appropriatezza prescrittiva e tutte le possibili misure alternative. E dovrà essere chiarito anche cosa significhi concretamente la “temporaneità” annunciata oggi dall’assessore, quale durata debba avere la misura e a quali condizioni possa essere ridotta o eliminata».
«Chiedere il ritiro della delibera non significa ignorare lo sforamento della spesa farmaceutica né sottrarsi alla responsabilità di assumere le misure necessarie. Significa fare esattamente il contrario: affrontare il problema nelle sedi istituzionali, mettere sul tavolo tutti i dati e tutte le alternative e solo dopo decidere come intervenire. È questo il confronto che chiediamo nel Consiglio regionale straordinario».
«Dopo sette anni di governo non è più possibile attribuire ogni difficoltà al passato o presentare come inevitabili decisioni che derivano anche da precise responsabilità politiche e gestionali. Se il sistema non riesce a governare la spesa, la risposta non può essere sempre quella di presentare il conto ai lucani. Prima si governa, si programma e si correggono le inefficienze; solo dopo si può chiedere ai cittadini un sacrificio dimostrando che non esistono alternative», concludono Araneo, Bochicchio, Chiorazzo, Cifarelli, Lacorazza, Marrese, Verri e Vizziello.


