Il mobile imbottito è stato uno dei distretti in cui il Sud ha saputo costruire manifattura, qualità, lavoro e competenze. Oggi quel patrimonio rischia di essere ulteriormente svuotato, con la chiusura di stabilimenti tra Puglia e Basilicata e il trasferimento di produzioni verso Paesi dove produrre costa meno (e questo è il prezzo di un mercato deregolamentato, entro una economia liberista).
Siamo di fronte all’ennesimo caso di delocalizzazione produttiva che rischia di scaricare sulle lavoratrici e sui lavoratori il prezzo di scelte aziendali orientate quasi esclusivamente alla riduzione dei costi. A loro va la nostra piena solidarietà.
Ma la solidarietà non basta. Il Governo deve intervenire con urgenza per tutelare occupazione e produzione nei territori. Non è accettabile continuare a perdere pezzi di manifattura strategica nel Mezzogiorno senza una risposta industriale adeguata.
Le crisi stanno diventando strutturali. Il Mezzogiorno continua a competere con Paesi che hanno costi più bassi, infrastrutture migliori, energia più conveniente, burocrazia più leggera e politiche industriali più aggressive. In questo scenario, il Governo nazionale dovrebbe costruire condizioni reali di competitività per le regioni meridionali (e gli ingenti fondi del PNRR a questo dovevano servire), invece di convocare tavoli quando le crisi sono già esplose.
Ma anche la Basilicata non può chiamarsi fuori. La Regione arriva sempre dopo: dopo il mobile imbottito, dopo Stellantis, dopo CallMat, dopo Favorit, dopo SmartPaper, dopo ogni segnale di cedimento di un sistema produttivo.
Da anni chiediamo una visione industriale regionale, senza dover procedere puntualmente per emergenze, comunicati e rincorse.
Oggi dovremmo chiederci perché un gruppo cinese in forte crescita come Leapmotor, sbarca nel mercato Europeo con il supporto di Stellantis, guardando alla Spagna per nuovi investimenti produttivi. Fino a dieci anni fa non sarebbe stato affatto scontato, considerando la crisi profonda che quel Paese aveva attraversato. Eppure la Spagna ha scelto di costruire, nel tempo, una strategia industriale fondata su transizione energetica, investimenti pubblici, infrastrutture e condizioni più favorevoli per chi produce e assume.
Il risultato è che oggi, tra i vari vantaggi, offre energia a costi più competitivi. Questo è il punto: la competitività non nasce per caso e non si improvvisa quando una crisi è già esplosa.
È questo il tipo di strategia che chiediamo da tempo al presidente Bardi e alla sua giunta di centrodestra. In Basilicata, invece, si continua a indicare il Bonus Gas come la grande politica capace di trasformare la Regione nel cosiddetto “Hub energetico”, senza costruire attorno a quel racconto una vera politica industriale.
Nessun distretto produttivo può reggere per anni solo con ammortizzatori sociali, tavoli di crisi e promesse di rilancio. Se nel frattempo non si creano le condizioni per produrre, innovare e competere, la delocalizzazione smette di essere un rischio e, purtroppo, diventa l’esito più prevedibile.


