La Cassazione, sebbene “Suprema Corte”, ininfluente per il Gip di Matera

Il Gip di Matera ha respinto al richiesta di revoca del divieto di dimora per Pittella perchè "non sono cessate le residue esigenze cautelari"

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Che anche questo capitolo di una vicenda giudiziaria, che lascia sempre più perplessi, si sarebbe concluso con il rigetto da parte del Gip di Matera della richiesta di revoca del divieto di dimora per Marcello Pittella era nell’aria
Anzi, dopo la fuga di notizie – di questo si tratta – dal palazzo di giustizia di Matera con la quale si anticipava il parere di Procuratore e Pm, era scontato.

Non scontate o quanto meno incomprensibili, a nostro parere, le motivazioni.
Cosa dice infatti il Gip? Non è possibile revocare il divieto di dimora, che consentirebbe a Pittella di tornare a pieno titolo Presidente della Giunta, perchè  “le residue esigenze cautelari non sono cessate in assenza di allegazione di un qualsivoglia elemento di novità idoneo alla riconsiderazione delle stesse“.

Cosa intende la dr.ssa Angela Rosa Nettis con “residue esigenze cautelari”?
Per compendere, dobbiamo fare un passo indietro.
Gli arresti domiciliari per il Governatore furono motivati dal “concreto pericolo di reiterazione’ dei reati di abuso d’ufficio e falso, solo che – scriveva il Gip – si consideri che negli ultimi giorni ha manifestato la volontà di ricandidarsi a governatore della regione Basilicata’ e aggiunge ‘in questo modo continuerà a favorire i suoi accoliti per un vantaggio di tipo elettorale’.

La Suprema Corte, nell’accogliere il ricorso dei difensori di Pittella, anche su questo è stata molto chiara.
“Ancorare il giudizio di pericolosita’ alla probabile candidatura di Pittella alle future elezioni regionali fa prefigurare con evidenza – hanno detto i giudici  – uno sconfinamento dei parametri legali che non possono spingersi fino alla possibilita’ di ritenere adeguata una misura cautelare per comprimere l’esercizio del diritto costituzionale di elettorato passivo”.
Anche questo è irrilevante? Per il Gip di Matera, si.
Sottoscriviamo, a riguardo, quanto scrive in merito  Rocco Rosa, direttore di “Talenti lucani” il quale parla di “una anarchia che ha travolto le regole che considera le decisioni della Cassazione come una mera esercitazione, al più un consiglio offerto dai nonni, e che va avanti decisa e determinata nel perseguimento di un obiettivo preciso, l’espulsione dal campo di una persona. Cartellino rosso! Il limite di questa azione è che il gioco è così scoperto da oltrepassare l’angustia di una provincia e da diventare un caso esemplare in Italia”.

“Espulsione dal campo”. Diciamola tutta: Pittella per i magistrati di Matera non deve ricandidarsi e si sta facendo di tutto perchè questo avvenga.
Non si spiega diversamente il fatto che, mentre Pietro Quinto, ex direttore generale dell’Asm e Maria Benedetto, direttore amministrativa della stessa, coinvolti nella stessa inchiesta, siano stati rimessi in libertà e tornati in servizio, per Pittella via Anzio sia ancora interdetta.

In attesa che ora si pronunci il Tribunale del Riesame al quale la Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso dei legali di Pittella, ha rinviato ogni decisione, continuiamo a registrare un silenzio “assordante” dal mondo della politica con buona pace per gli avversari di Pittella, dentro e fuori al Pd, che non battono ciglio.
Dice un proverbio cinese: Siediti lungo la riva del fiume e aspetta, prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico.
Che brutta storia.