AMENDOLARA (CS) – Avevano terminato a maggio la raccolta delle fragole per un’azienda di Scanzano Jonico i quattro braccianti bruciati vivi ad Amendolara in Provincia di Cosenza il 1 giugno scorso. Una strage, “un episodio di una gravità inaudita”, come ha affermato il procuratore della Repubblica di Castrovillari che sta coordinando le indagini, Alessandro D’Alessio, nel descrivere il fatto. Nelle immagini del sistema di videosorveglianza del distributore di benzina si vedono due persone, due pakistani – successivamente fermati dalla Questura di Cosenza e accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato – muoversi freneticamente intorno al minivan con il portellone posteriore aperto. Mentre uno dalla parte posteriore versava la benzina nell’abitacolo, l’altro bloccava le portiere per impedire a chi stava dentro di uscire. I due si sono dati poi il cambio e all’improvviso la fiammata, mentre loro sono fuggiti a piedi. A perdere la vita – arsi vivi – quattro ragazzi: il pachistano Waseem Khan, di 29 anni, e gli afghani Pashtun Amin Fazal Khogjani (28), Ullah Ismat Qiemi (19) e Safi Iayjad (27). A bordo c’era anche un quinto cittadino afgano sopravvissuto, che è riuscito a sfondare un finestrino e ad uscire riportando delle ustioni sulle braccia. La Procura sta indagando sul movente anche se da quanto dichiarato dal sopravvissuto, le ragioni della strage potrebbero essere attribuite a ragioni di caporalato. “I soldi non ce li davano – ha raccontato il superstite, Mohammad Taj Alamyar, 35 anni – Ci davano da mangiare, ci davano la casa. Ma i soldi no. Nel lavoro nei campi c’è una grande mafia del Pakistan”, riferendo che i due fermati minacciavano lui e i suoi amici con coltelli e pistole. “Hanno gettato la benzina dentro e poi un accendino”, ha raccontato ancora sugli attimi prima della strage.
“Siamo di fronte a una tragedia che ci stringe il cuore e ci lascia senza parole”, ha affermato il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, che ha espresso profondo cordoglio per la tragica scomparsa dei quattro braccianti. “Dobbiamo impegnarci tutti perché certe scene non si ripetano più – ha aggiunto – È necessario intensificare l’azione di vigilanza con la massima fermezza e collaborare strettamente con le Prefetture, le Forze dell’ordine e le parti sociali per garantire alloggi dignitosi e trasporti sicuri ai lavoratori stagionali. Sradicare l’illegalità e l’ombra del caporalato – ha concluso il governatore lucano – è un imperativo morale prima che politico. Dobbiamo impegnarci tutti perché certe scene non si ripetano più. Solo così onoreremo la memoria di chi ha perso la vita lavorando la nostra terra”.


