Sequestrato inceneritore ex Fenice di San Nicola di Melfi

A "Rendina Ambiente" che gestisce l'impianto contestato il reato di inquinamento ambientale per non aver provveduto alla bonifica del sito inquinato

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A conclusione di indagini condotte dal Noe, la Procura della Repubblica di Potenza ha disposto il sequestro del termodistruttore  per rifiuti speciali, pericolosi e non, ex “Fenice” attualmente gestito dalla  società  “Rendina  Ambiente” nel’area industriale di San Nicola di Melfi.
Nei confronti dell’amministratore delegato della società, Luca Alfano, adottato il provvedimento di divieto di dimora in Basilicata.
Il reato contestato è di inquinamento ambientale per non aver provveduto alla bonifica del sito inquinato, in particolare per aver omesso di predisporre un modello di  bonifica  adeguato.
Questo perchè era emerso da tutta una serie di verifiche che  le misure di messa in sicurezza adottate si erano rivelate inefficaci. Vi era stata infatti la diffusione di inquinanti all’esterno del sito di Fenice Ambiente nelle aree circostanti; nonché la contaminazione dell’acqua industriale e dell’acqua destinata al consumo umano, causando la grave compromissione della matrice ambientale delle acque  sotterranee nelle  aree  circostanti  il  sito  di  Rendina Ambiente nonché la compromissione delle acque potabili con grave pericolo per la salute pubblica.
Questa situazione risale al 2009 e si è ulteriormente aggravata nel tempo come confermato da analisi disposte dalla magistratura.