I particolari dell’inchiesta sulla sanità in Basilicata: i nomi degli indagati

Contestati i reati contro la Pubblica Amministrazione, falso ideologico in atti pubblici fidefacienti e per soppressione di atti pubblici fidefacienti; truffa aggravata e continuata in danno dell’ASL di Matera, turbata libertà degli incanti.

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Un vero terremoto l’inchiesta sulla sanità della Guardia di Finanza di Matera coordinata dalla locale Procura della Repubblica:
Come abbiamo detto in un precedente articolo, gli indagati sono complessivamente 30, dei quali due in carcere (il commissario straordinario Asm Piero Quinto e il direttore amministrativo dell’Asm Maria Benedetto), 20 ai domiciliari (tra questi il Presidente della Giunta Regionale Marcello Pittella). Per otto. obbligo di dimora.

I particolari dell’inchiesta sono stati illustrati in una conferenza stampa dal Procuratore Pietro Argentino e dal Comandante della Guardia di Finanza di Matera Domenico Tatulli.

La diretta integrale della conferenza stampa

Le misure sono state richieste dalla Procura della Repubblica di Matera per reati contro la Pubblica Amministrazione, falso ideologico in atti pubblici fidefacienti e per soppressione di atti pubblici fidefacienti; truffa aggravata e continuata in danno dell’ASL di Matera, turbata libertà degli incanti.

L’inchiesta ha preso il via da una denuncia di Antonio Antezza, ex dipendente della società cooperativa Croce Verde Materana, il quale, a margine di taluni fatti di rilevanza esclusivamente civilistica, evidenziava irregolarità contributive da parte del datore di lavoro del servizio appaltato dall’Asl di Matera per il trasporto di infermi, svolto, a suo dire, da personale non assunto.

A seguito di tale denunzia, il Pubblico Ministero ha delegato la Guardia di Finanza a ricostruire tutte le varie fasi dell’appalto, mediante esame della relativa documentazione, onde verificare se in capo alla stazione appaltante vi fossero stati abusi di ordine omissivo nell’attivazione dei poteri sostitutivi per irregolarità contributive e retributive ex art. 30 comma 5 del decreto legislativo 50 del 2016.

Le verifiche effettuate hanno consentito di acclarare gravi indizi di reato in ordine a un tentativo di truffa posto in essere dai titolari della suddetta società cooperativa nei confronti dell’ente pubblico che, costituendo una nuova e diversa società, perfettamente sovrapponibile alla prima e con denominazione sociale confondibile con la prima (“Croce Verde Matera”, anzichè “Croce Verde Materana”) ed utilizzando un’attestazione ideologicamente falsa del dirigente amministrativo del presidio ospedaliero Madonna delle Grazie di Matera (Maria Evangelista Taccardi detta Eva) nella quale si dava atto di un’inesistente autorizzazione al subentro della nuova società nell’espletamento del servizio oggetto dell’appalto, tentavano di indurre in errore l’Asl di Matera in ordine all’esistenza di un rapporto di continuità aziendale (cessione di ramo d’azienda, trasformazione, incorporazione) tra le due società eludendo così il divieto delle irregolarità contributiva e retributiva della prima stazione appaltatrice. In questo modo, la prima società “Croce Verde Materana” non in regola con il DURC,  evitava l’attivazione dei poteri sostitutivi ex art. 30 comma 5 del decreto legislativo 50 del 2016 e la sospensione dei pagamenti da parte della stazione appaltante.

Sulla scorta dei gravi indizi di reato ex art. 479 codice penale, sono state avviate le operazioni tecniche di intercettazioni telefoniche e video-ambientali che interessavano, oltre ai privati interessati alla gestione delle due società, anche i dirigenti e le figure apicali dell’ente pubblico.

Se da un alto le intercettazioni hanno fornito pochi elementi di novità rispetto alla ricostruzione documentale dell’appalto in questione, dall’altro hanno consentito di disvelare una pluralità di nuovi e più gravi episodi criminosi consumati da alcuni dirigenti delle varie aziende sanitarie della Basilicata e di un’azienda sanitaria pugliese che hanno evidenziato il totale condizionamento della sanità pubblica da parte di interessi privatisti e da logiche clientelari politiche.

Le ipotesi accusatorie formulate individuano nel Governatore Pittella la persona che ha influenzato pesantemente le scelte gestionali delle aziende sanitarie ed ospedaliere lucane nell’ambito dei concorsi indetti per la selezione e l’assunzione di personale, interfacciandosi direttamente con alcuni dirigenti delle stesse, tra i quali vanno annoverati “in primis”, il direttore generale dell’Asm (che intrattiene significativi rapporti con altre figure politiche di spicco e religiose nonchè con esponenti del mondo imprenditoriale e dell’Università degli Studi di Bari) e quello amministrativo della stessa azienda, a loro volta supportati da altri dirigenti componenti delle commissioni di esame.

“In estrema sintesi, -ha dichiarato nella conferenza stampa il Procuratore Pietro Argentino –  l’indagine ha chiarito come il direttore generale dell’Asm  sia stato il collettore delle raccomandazioni che giungono dal politico di cui vi ho parlato prima oltre che da altri esponenti politici e religiosi confidando nell’assoluta fedeltà  del suo direttore amministrativo nominato presidente o componente dei vari concorsi, nell’eseguire i desiderata o meglio gli ordini provenienti dall’alto e sulla disponibilità dei suoi colleghi ai vertici delle altre aziende sanitarie”.

Scrive il Gip a sostegno delle ravvisate esigenze cautelari: “L’attività investigativa ha rivelato l’esistenza di un collaudato sistema attraverso il quale vengono “pilotati” i concorsi pubblici per l’assunzione di personale, specie amministrativo, e ciò anche al fine di dare sfogo alle “segnalazioni” che promanano da esponenti politici e non solo. E Pietro Quintone è il dominus; condiziona gli esiti delle procedure selettive, peraltro mai comparendo direttamente in alcun atto o documento, servendosi del suo direttore amministrativo che, a sua volta, coinvolge gli altri dipendenti Asm nonchè i membri delle commissioni d’esame i quali, comunque, sono scientemente consapevoli e complici di tale distorto uso del potere pubblico”.

In buona sostanza gli investigatori si sono trovati in presenza di concorsi letteralmente “truccati”.
Sono quattro le procedure concorsuali risultate “viziate” perchè caratterizzate da abusi d’ufficio, rivelazioni indebite di segreti d’ufficio e falsi in atti pubblici (sia per soppressione che ideologici).

In particolare:

  1. il concorso pubblico per un posto a tempo indeterminato di un dirigente amministrativo vinto da tre persone. Non sembri strano il riferimento al numero tre perchè uno è il vincitore effettivo e gli altri due sono anch’essi vincitori attraverso il sistema dello scorrimento delle graduatorie e delle convenzioni tra Asl che ha determinato anche in questi casi l’assunzione a tempo indeterminato presso altri presidi sanitari;
  2. il concorso pubblico per otto posti da assistente amministrativo riservato esclusivamente ai disabili;
  3. il concorso pubblico per un posto a tempo indeterminato a dirigente amministrativo presso il Crob di Rionero in Vulture;
  4. il concorso pubblico per due posti a tempo indeterminato da dirigente medico di otorinolaringoiatria.

In ordine ai predetti concorsi, le operazioni svolte dagli indagati si sono concretizzate in una duplice condotta:

  1. il “taroccamento” dei punteggi (espressione usata dal Gip nell’ordinanza custodiale) condotto con precisione matematica e la conseguente creazione dei verbali ideologicamente falsi;
  2. la distribuzione dei verbali precedentemente formati riportanti i punteggi effettivamente conseguiti dai candidati “raccomandati” con la complicità dei componenti segretari, depositari per legge dei verbali relativi alle sedute di valutazione dei titoli e di correzione degli elaborati.

Accanto a queste situazioni, l’indagine ha evidenziato anche l’ipotesi di corruzione ricollegabili:

a) al conseguimento nell’aprile 2017 della laurea in giurisprudenza del figlio del direttore generale dell’ASM e al conferimento di incarichi da parte dell’Asm, dell’Asp e dell’Azienda sanitaria di Bari a professionisti esterni contigui al direttore generale dell’Asm e al figlio;

b) alla promessa del direttore generale Quinto dell’Asm di agevolare un imprenditore nell’avviare un’attività in ambito sanitario, peraltro mediante la proposta di modifica di norme regionali, ottenendo in cambio lavori presso la sua abitazione di Bari nonchè l’interessamento del medesimo imprenditore ad individuare altra abitazione, sempre a Bari, ma più grande e più centrale.

Oltre all’ulteriore filone di indagine  che vede coinvolte le due società in ipotesi di truffa e falsità ideologica nonchè un episodio di turbata libertà degli incanti nella gara per il trasporto infermi indetta dall’Asm e vinta dalla “Croce Verde Matera”.

Di seguito i nomi delle persone coinvolte nell’inchiesta della Guardia di Finanza (Fonte: Sassilive.it)

In carcere: il commissario straordinario Asm Piero Quinto (si è dimesso dall’incarico) e  il direttore amministrativo dell’Asm Maria Benedetto.

Agli arresti domiciliari: Marcello Pittella, Agostino Meale, Vito Montanaro, Maddalena Berardi (direttrice amministrativa del San Carlo), Annarita di Taranto, Davide Falasca, Vito D’Alessandro, Alessandra D’Anzieri, Luigi Fruscio, Giovanni Chiarelli (commissario straordinario dell’Asp), Gianvito Amendola (dirigente del Crob di Rionero), Carmine  Capobianco, Grazia Maria Ciannella, Gennaro Larotonda, Domenico Petrone, Lorenzo Santandrea, Rosanna Grieco, Carmela Lascaro, Roberto Lascaro e Claudio Lascaro.

Obblighi di dimora: per Grazia Lascaro, Antonio Lascaro, Cristoforo di Cuia, Gaetano Appio, Michele Morelli, Francesco Mannarella, Roberta Fiorentino, Angela Capuano e Ferdinando Vaccaro.

Le dichiarazioni di Argentino e Tatulli