Circa trenta bambini maltrattati da alcune maestre dell’asilo nido il Melograno di Potenza; spintoni, offese con frasi denigratorie, strattonamenti, colpi con schiaffi su braccia e gambe e una sospetta frattura ad un polso per una bimba di due anni e mezzo. Sono queste le gravi accuse che nell’ottobre dello scorso anno avevano portato all’iscrizione nel registro degli indagati per cinque persone tra le quali tre maestre raggiunte da un’ordinanza cautelare interdittiva disposta dal Gip del tribunale di Potenza, Salvatore Pignata che le aveva sospese per 12 mesi dall’insegnamento.
Un periodo ormai giunto al termine ma ancora non si conoscono gli esiti delle indagini preliminari che potranno culminare con l’archiviazione o con il rinvio a giudizio. In tutto ciò le educatrici, concluso l’effetto del provvedimento cautelare, possono tornare al lavoro. Un cortocircuito del sistema che preoccupa e non poco i genitori dei piccoli ospiti dell’asilo convenzionato con il Comune. E proprio all’ente loro si sono rivolti, chiedendo soluzioni alternative, maggiori garanzie auspicando che le presunte responsabili non tornino a contatto con i piccoli, quanto meno nelle more della decisione del Pm.
Le indagini, lo ricordiamo, erano partite dalla denuncia presentata ai Carabinieri della Compagnia di Potenza – a cui sono state poi affidate le attività investigative della Procura – da una dipendente della stessa cooperativa che gestisce l’asilo nido.
Notizia che aveva portato il personale del Nucleo Operativo e Radiomobile ad installare delle telecamere nascoste tra il dicembre del 2024 e il maggio del 2025, lasso di tempo nel quale sono stati registrati gli episodi contestati.

