Il termometro dell’andamento occupazionale in Basilicata ancora una volta è segnato dalle sorti di Stellantis e delle aziende dell’indotto che operano nella zona industriale di San Nicola di Melfi. Si tratta di un settore che vale circa il 25% del Prodotto Interno Lordo (PIL) regionale, rappresentando quindi un quarto dell’intera economia del territorio.
In questo contesto fanno ancora più scalpore e devono indurre ad una riflessione accurata i numeri che raccontano il calo dei posti di lavoro nel solo comparto dell’automotive con sei mila persone che hanno perso la loro occupazione negli ultimi cinque anni. Numeri questi diffusi dall’Osservatorio sulla componentistica automotive italiana, realizzato dalla Camera di commercio di Torino in collaborazione con Anfia, l’Associazione nazionale della filiera dell’industria automobilistica.
Secondo lo studio la situazione al momento non sembra destinata a migliorare alla luce delle dinamiche anche internazionali che rendono incerto il futuro. Infatti le stime riferite al distretto indicano una platea complessiva di circa 10mila lavoratori tra produzione automobilistica, aziende fornitrici e attività collegate, contro i circa 13mila di cinque anni fa. Un ridimensionamento che restituisce la profondità della crisi attraversata dal territorio. Lo stabilimento Stellantis conta circa 4.390 dipendenti diretti, interessati da un regime di contratti di solidarietà prorogati fino al 31 dicembre 2026. A questi si aggiungono 3.696 lavoratori collegati alle aziende della componentistica e delle forniture, mentre il comparto della logistica coinvolge complessivamente 656 addetti. Le cifre, riferite al quadro occupazionale monitorato sul territorio, delineano una filiera nella quale la fragilità di un singolo segmento rischia di propagarsi rapidamente agli altri. Particolarmente delicata è proprio la condizione della logistica, per la quale vengono segnalati rischi di oltre 450 esuberi.

