Mercoledì 2 settembre 2026 – Doveva essere la “fabbrica dei talenti”,un centro di eccellenza per la innovazione e ricerca allocato nel sito della Sata di Melfi.
18 milioni investi nel 2010,dei quali circa 15 dalla Regione Basilicata.Anche un corso di formazione per 20 laureati e 10 diplomati ,con felpa nera con la scritta “Academy”. Formazione con finanziamento di 900 mila euro.Tutto evaporato nel tempo.Il Campus,impianti compresi,fu consegnato alla Fiat nel 2017 dalla Regione dopo un laborioso appalto del Comune di Melfi.
A distanza di 16 anni dall’investimento, 9 dalla consegna, denuncia Pietro Simonetti (Cseres) quasi nessuno si chiede se funziona,cosa si e’ ricercato e innovato nel sito.
Tutto coperto da una nuvola di segretezza e di preco evidente e conclamato.
La memoria corta ed il ricorso continuo e improprio allo “storico” per segnalare un taglio di nastro, una nuova delibera impone omerta’ sui disastri.
Nei giorni scorsi un nuova delibera e stata approvata, con un finanziamento denominato Inotec di 2,1 milioni, per rigenerare immobili e formare giovani.
Intanto la fabbrica di Melfi si svuota :circa 3500 lavoratori si sono dimessi con incentivi.
Altri si preparano a candidarsi per lo stesso percorso dopo gli accordi sindacali ed i tentativi di reindustrializzazione.
Al netto di queste cifre avremo forse uno stabilimento di 3000/3500 unita’ e un forte ridimensionamento dei fornitori esterni,che inciderà sul complesso degli occupati.
In questa situazione, – afferma Simonetti – dove brilla l’incapacità e l’inerzia del Governo e gli appelli della Regione,abbiamo un Campus fantasma. E’chiuso e sigillato da tempo.
Su questa vicenda,silenzio assoluto da parte di Stellantis, Regione e Comune di Melfi e sindacati.
Per non parlare della Api-Bas che dovrebbe gestire le aree industriali,recuperare capannoni e aziende chiuse,attrarre investimenti, adesso si occupa di bollette del gas, sub appalti dei servizi informatici.
Gli uffici della Regione che ti sono occupati del Campus, dei finanziamenti accordati e delle convenzioni scadute, non muovono un dito per un diverso utilizzo della struttura.
Tocca alla Corte dei Conti una iniziativa per valutare i danni erariali mentre il Consiglio regionale non affronta un cosi evidente caso di distruzione di risorse pubbliche.
E’urgente una qualche azione delle parti sociali per il riutilizzo del capannone e degli impianti prima che i soggetti criminali che si nutrono di furti di rame, sanitari,in questo caso anche di macchinari e tecnologie,entrino in azione nel capannone per fare bottino.
Questa vicenda – conclude Simonetti – illumina il quadro delle incapacità dei Governi ad affrontare la ristrutturazione del comparto e dell’assenza totale di politica industriale e di vere vertenze sindacali.


