Cibo tipico, sapori autentici, qualità dei prodotti e ospitalità, le sagre si confermano un puto di riferimento dell’estate lucana. Vetrine per i Comuni e occasioni di convivialità ma anche volano economico.
Infatti secondo i dati diffusi dalla Cia Basilicata tra effetti diretti e indotto questi appuntamenti enogastronomici fanno stimare un guadagno di circa dieci milioni di euro con una spesa media direttamente collegata alla sagra di 15-20 euro al giorno per visitatore.
Per Cia-Agricoltori, si tratta di appuntamenti che possono svolgere una funzione strategica soprattutto nei piccoli comuni e nelle aree interne, mettendo in relazione produttori, consumatori e visitatori, contribuendo così alla conoscenza di produzioni che rappresentano una parte importante dell’identità regionale.
Peperone di Senise Igp, Fagiolo di Sarconi Igp, Lucanica di Picerno Igp, fragola candonga insieme alle numerose produzioni tradizionali, costituiscono un patrimonio che può accompagnare la promozione turistica della Basilicata, affiancando il patrimonio storico, culturale e naturalistico.
In Basilicata sono 324 i produttori certificati Dop, Igp e Stg, con un aumento del 29,6% rispetto al 2021. L’ortofrutta rappresenta il comparto più consistente, con 144 produttori, 21 dei quali anche trasformatori. Gli allevamenti certificati sono 63, in aumento del 16,7%.
A questo patrimonio si aggiungono oltre 200 Prodotti agroalimentari tradizionali (Pat) inseriti nell’elenco nazionale. Sono produzioni legate a metodi di lavorazione, conservazione e stagionatura consolidati nel tempo e rappresentano una biodiversità che, in molti casi, rischierebbe di rimanere confinata a mercati territoriali molto ristretti.


