La Basilicata è la terza regione italiana per sovraffollamento negli istituti penitenziari facendo registrare un tasso del 162,5%. Il dato emerge dal rapporto di metà 2026 redatto dell’associazione Antigone che accende i riflettori su una grave emergenza aggravata in questo periodo anche dalle ondate di caldo. Il quadro emerso lascia poche interpretazioni e tante preoccupazioni quindi per quanto riguarda il sistema penitenziario lucano. Ma vediamo nel dettaglio. La casa circondariale “Antonio Santoro” di Potenza figura tra i 73 istituti italiani con un tasso di sovraffollamento superiore al 150%: 180 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 105 posti; critica anche la situazione del carcere di Matera con 185 detenuti e un tasso di affollamento del 137% complice anche la riduzione di posti effettivamente disponibili per la presenza di celle inagibili. In alcuni reparti dell’istituto materano, inoltre, è stata accertata la totale assenza di finestre di aerazione: una carenza strutturale gravissima che impedisce il naturale ricircolo dell’aria, trasformando i locali in veri e propri forni d’acciaio. Unica situazione “in regola” è quella di Melfi: tra le poche strutture senza sovraffollamento con 89 detenuti su 100 posti.
“I dati diffusi da Antigone sul sovraffollamento negli istituti penitenziari della Basilicata sono drammatici, ma purtroppo non mi sorprendono”, ha affermato la Garante per i diritti delle persone detenute o private della libertà personale, le vittime di reato, la salute e gli anziani della Regione Basilicata, Tiziana Silletti.

“Dall’istituzione della figura del Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, quindi da quasi un anno a questa parte, il filo rosso della mia attività è stato proprio quello di denunciare, con costanza, il problema del sovraffollamento e le conseguenze che esso produce sulla vita quotidiana all’interno delle nostre carceri – ha aggiunto – L’ho fatto pubblicamente, attraverso la stampa, ma soprattutto nelle numerose interlocuzioni istituzionali avute in questi mesi, portando all’attenzione delle amministrazioni competenti situazioni che ho potuto verificare personalmente nel corso delle visite negli istituti e attraverso il confronto quotidiano con chi il carcere lo vive e vi lavora. Ad Antigone va riconosciuto un lavoro straordinario di osservazione, denuncia e tutela dei diritti. In Basilicata, inoltre, il rapporto tra l’associazione e l’Ufficio del Garante regionale è fondato su uno scambio costante, sulla collaborazione e sulla fiducia reciproca. È un patrimonio prezioso che dobbiamo continuare a coltivare. Ma proprio per questo sento il dovere di dirlo con chiarezza: non può essere il rapporto annuale di Antigone a farci scoprire le criticità delle nostre carceri. Quelle criticità esistono ogni giorno. Le conosciamo. Le vediamo. Le denunciamo. E ciò che quotidianamente accade all’interno di alcune case circondariali non è più sostenibile. Il sovraffollamento non è soltanto una percentuale. Significa più persone costrette a condividere spazi già insufficienti, condizioni di vita più difficili, maggiore pressione sul personale della Polizia penitenziaria, sugli educatori e sul personale sanitario, minori possibilità di svolgere attività trattamentali e, nei mesi estivi, temperature che in alcuni ambienti diventano difficilmente sopportabili”. “Per questo – ha concluso la Garante – servono interventi urgenti, concreti e strutturali, e serve l’assunzione di responsabilità da parte di tutti i livelli istituzionali. Non possiamo continuare a rincorrere le emergenze quando queste sono ormai diventate strutturali. E non finirò mai di ripeterlo: quando parliamo di carcere parliamo prima di tutto di persone. Persone che hanno commesso degli errori, certamente, e che per quegli errori stanno scontando una pena. Ma pur sempre persone”.
A livello nazionale le persone detenute sono quasi 65.000 a fronte di circa 46.000 posti effettivamente disponibili: situazione che fa registrare un tasso di affollamento che sfiora il 139,7% tornando quasi ai livelli che precedettero la condanna dell’Italia da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo nel 2013.
Crescono anche i reclami accolti dalla magistratura di sorveglianza per trattamenti inumani e degradanti, altro dato che racconta – purtroppo – una situazione che, secondo l’associazione richiede interventi urgenti e strutturali.


