Domenica 2 agosto 2026 – Presentato a Lauria nella Villa Comunale del Rione Superiore, il libro di Mirna Mastronardi “Sarò la tua voce”.
Un memoir “fisico” che ripercorrendo le tracce di un dramma privato, la perdita di sua figlia morta suicida a quindici anni, alla ricerca di ragioni che agli occhi di una madre ostinata non possono risultare che parziali e insoddisfacenti, si allarga e ti abbraccia sino a diventare il ritratto di una generazione smarrita, che sempre più spesso cerca riferimenti nella Rete, che ben presto si rivela, però, non protezione ma trappola.

Vietare i social non serve, è necessaria piuttosto una trasversale campagna di educazione digitale, che riguardi insieme genitori e figli.
Procede in questa direzione l’ideazione da parte di Co.Re.Com. Basilicata di un “patentino digitale”: «Quando sono arrivata in Co.Re.Com.», spiega la presidente Assunta Mitidieri, «Ho cominciato a ragionare su un fatto: perché la macchina si può guidare solo dai 18 anni, solo avendo la patente e dopo aver frequentato la scuola guida? Così è nato il patentino digitale». Che non è un lasciapassare, «ma un percorso formativo che serve a rendere consapevoli i ragazzi di cosa significhi pubblicare un post, di quali conseguenze possano esserci dietro il gesto per loro banale di condividere una foto ricevuta da un proprio amico».
Dinamiche relazionali fumose che, su scala globale, – si precisa in una nota – diventano rapporti opachi di potere. Un potere in mano a pochi, che con un solo click possono ribaltare i destini del mondo: da qui l’auspicio, per bocca del Senatore Gianni Pittella (legato a Mirna Mastronardi da un sentimento di fraterna amicizia), a che «Stati Uniti, Europa, Cina e Russia riescano a mettersi attorno a un tavolo per affrontare insieme questioni sempre più stringenti per il nostro futuro, prima tra tutte l’Intelligenza Artificiale».
Leggere “Sarò la tua Voce”, la cui presentazione è stata organizzata dall’Associazione Sinapsi nell’ambito del progetto “Energie Lagonegresi: Il filo della Resilienza”, è come attraversare un tunnel nero di dolore, in fondo al quale, però, una luce c’è: la Fondazione “Dea per sempre”;
«No, non ho mai ceduto alla tentazione di chiedere a Dio perché proprio a me, da cattolica speravo soltanto che Dea da quel momento fosse al sicuro», torna a ribadire Mirna Mastronardi, «Quasi subito dopo è nata la Fondazione, attraverso cui porto la storia di Dea nelle scuole per far capire ai ragazzi che se solo alzassero per un attimo la testa da quei cellulari, scoprirebbero che la vita è meravigliosa. Per sostenere il talento, per aiutare i ragazzi nei loro progetti di vita, che anche mia figlia sicuramente aveva ma non mi ha dato il tempo di aiutarla a realizzarli».
Quindi l’appello a non ridurre sua figlia al suo ultimo, estremo gesto. Dea è stata una ragazza felice: e quando ha accompagnato mamma Mirna a Roma, per ricevere dalle mani del Presidente Sergio Mattarella l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, e quando ha assistito a Milano al concerto di una delle sue cantanti preferite, Lana Del Rey.
Ed è stata felice anche Mirna, perché «quando nasce una figlia, contemporaneamente viene al mondo una madre». Lei che desiderava caparbiamente una figlia, «per crescerla come una persona, che fosse libera di scegliere chi essere e chi amare», disposta a farlo anche da sola, nonostante il rimbombo del pregiudizio attraverso le strette mura di una piccola comunità del materano: «Sono sempre stata giudicata per la lunghezza delle mie gonne», un sorriso amaro le affiora sulle labbra, «e anche quando è nata Dea, qualcuno si divertiva a imbrattare i muri vicino casa con scritte ingiuriose, che mio padre cancellava di notte affinché non me ne accorgessi».
Il 6 febbraio 2009 Mirna era diventata mamma di Anna Dea, e tanto bastava. Il resto non importava: né l’aver perso un lavoro stabile («Le pari opportunità, in taluni casi, restano soltanto un bel racconto. Alle ragazze che incontro dico di battere i pugni per i loro diritti»), né l’aver ricevuto l’infausta diagnosi di cancro. «Dea all’epoca aveva 6 anni. Ero disposta a tutto, anche farmi togliere entrambi i seni, pur di vederla crescere ancora un po’, di assistere alla sua Prima Comunione. Ce l’ho fatta e oggi mi dà forza immaginarla che mi viene incontro, sorridente come quel giorno».
Alla presentazione lauriota di “Sarò la tua voce”, evento afferente al Patto Locale per la Lettura del Lagonegrese, ha fatto seguito lo spettacolo “Musica senza confini” della Scuola di Canto “Dea Musica”:
«Per qualcuno questa omonimia sarà solo un caso, a me piace pensare che invece no», ha dichiarato la Maestra Annalisa Viceconti: «Il tema scelto per lo spettacolo è l’inclusione. Che per noi vuol dire non fare spazio a qualcuno ma essere consapevoli che quello spazio gli è sempre appartenuto».
Spazi che creino comunità, come da obiettivi programmatici di Sinapsi, «in cui chiedere aiuto non faccia più paura», auspica la dott.ssa Maria Teresa Ferraro, referente dell’Associazione, «e le fragilità non siano percepite come uno stigma».


