Venerdì 28 agosto 2026 – L’introduzione di una compartecipazione fissa di 2,50 euro per ogni ricetta relativa alla spesa farmaceutica convenzionata, decisa dalla Giunta regionale di centrodestra, rappresenta un ulteriore segnale delle difficoltà nelle quali versa la sanità lucana.
La Regione ha precisato che il pagamento effettivo partirà dal 1° ottobre 2026, mentre il 1° settembre indicato nella delibera servirà agli adempimenti tecnici, e che resteranno ferme numerose categorie di esenzione.
«Ma il punto politico resta. Dopo anni di governo della sanità regionale, il centrodestra presenta ai lucani il conto delle proprie difficoltà nel contenere la spesa e nel garantire un sistema sanitario efficiente».
Lo dichiara il Sen. Daniele Manca, Commissario regionale del Partito Democratico di Basilicata (foto di copertina), intervenendo sulla nuova compartecipazione alla spesa farmaceutica.
«La stessa Regione riconosce che la misura nasce dall’esigenza di contenere e razionalizzare la spesa farmaceutica e dal superamento dei relativi tetti. Non possiamo accettare che la risposta ai problemi della sanità sia chiedere ancora una volta ai cittadini di mettere mano al portafoglio».
Manca richiama le difficoltà con cui i lucani devono già confrontarsi quotidianamente: liste d’attesa troppo lunghe, carenza di medici e personale sanitario, difficoltà nell’accesso alle prestazioni e mobilità sanitaria verso altre regioni.
A queste criticità si aggiunge ora un nuovo costo per una parte dei cittadini che hanno bisogno di farmaci.
«La sanità non può essere amministrata come un semplice problema contabile. Dietro ogni ricetta c’è una persona, spesso una famiglia che deve già sostenere spese importanti. E 2,50 euro possono sembrare pochi se considerati singolarmente, ma diventano un costo ulteriore quando si moltiplicano per le prescrizioni e si sommano alle altre spese che gravano sui bilanci familiari».
La Regione sostiene che la compartecipazione sia necessaria per contrastare gli sprechi e garantire l’equilibrio finanziario. Per Manca, però, prima di chiedere sacrifici ai cittadini occorre chiarire come si sia arrivati a questa situazione e quali responsabilità politiche e gestionali abbiano determinato gli squilibri del sistema sanitario regionale.
«Ancora pochi mesi fa la stessa Giunta parlava di un disavanzo sanitario stimato in circa 64 milioni di euro e assicurava di volerlo coprire evitando che il costo ricadesse sulle famiglie. Oggi viene introdotta una nuova compartecipazione sulla farmaceutica. È una contraddizione politica sulla quale il Governo regionale deve dare spiegazioni ai lucani».
Il Commissario regionale del PD richiama quindi il principio costituzionale del diritto alla salute, che deve essere garantito indipendentemente dal reddito e dal luogo nel quale si vive.
In una regione caratterizzata da piccoli comuni, aree interne, popolazione anziana e progressivo spopolamento, ogni ulteriore barriera economica nell’accesso alle cure rischia di aumentare le disuguaglianze.
«Il Partito Democratico di Basilicata chiede alla Giunta regionale di rivedere questa scelta e di affrontare il problema della spesa sanitaria intervenendo sulle inefficienze, sulla programmazione, sull’appropriatezza e sull’organizzazione del sistema, senza trasformare i cittadini nel bancomat con cui correggere gli squilibri accumulati».
La priorità, sottolinea Manca, deve essere ridurre realmente le liste d’attesa, assumere e trattenere medici e personale sanitario, rafforzare la medicina territoriale, migliorare i servizi nelle aree interne e ridurre la necessità per migliaia di lucani di rivolgersi alla sanità di altre regioni.
«La sanità pubblica si risana rendendola più efficiente, non rendendo più costoso curarsi».
«Su questo – conclude Manca – chiediamo alla Giunta Bardi un cambio di rotta. Il diritto alla salute dei lucani viene prima degli errori di gestione e prima delle esigenze di bilancio».


