PESCOPAGANO – Ci sono luoghi in cui il calcio è soltanto uno sport. E poi ci sono paesi in cui una magliaracconta una comunità, un campo racconta una generazione e una squadra diventa parte della storiacollettiva.
Pescopagano è uno di questi. Cento anni non si festeggiano soltanto con una torta o con una fotografia ingiallita. Si celebrano guardandosi indietro e riscoprendo il cammino percorso. Perché il Centenario dell’US Pescopagano 1926 non appartiene soltanto agli appassionati di calcio, ma a un intero paese che, attraverso quei colori rossoblù, ha imparato a riconoscersi e non ha nessuna intenzione di vivere solo di nostalgia.
La storia affonda le sue radici ancora prima del 1926. All’inizio del Novecento il calcio arriva aPescopagano grazie ai giovani che rientrano dagli studi e contagiano un intero paese con quella nuovapassione. Si gioca nei campi, nelle piazze e negli spiazzi di terra, spesso con palloni costruiti a mano. Èun calcio povero, ma ricco di entusiasmo. Da quel sogno condiviso nasce, il 1° agosto 1926, l’Unione Sportiva Pescopaganese. Tre anni più tardi è l’intero paese a costruire, con lavoro volontario esacrifici, il primo campo sportivo: segno che quella squadra appartiene già a tutta la comunità.
Dopo la guerra il calcio diventa il simbolo della rinascita. L’US Pescopagano cresce stagione dopo stagione fino a vivere l’impresa che ancora oggi rappresenta il punto più alto della sua storia. Nel1954-1955 i rossoblù conquistano il titolo regionale dopo un emozionante duello con il Montalbano e spalancano le porte della Quarta Serie, l’attuale Serie D. Per un piccolo paese lucano è un’autentica favola: sul calendario compaiono nomi come Lecce, Pescara, Foggia, Barletta e Chieti. Per la prima e unica volta Pescopagano si ritrova a giocare tra i grandi.
L’avventura dura soltanto una stagione. La categoria si rivela troppo impegnativa e la retrocessioneè inevitabile. Ma sarebbe ingiusto fermarsi ai risultati. Perché il calcio non è fatto soltanto di classifiche. È fatto di dignità. È fatto di un Lecce e di un Pescara costretti a vincere appena 1-0 contro undici ragazzi che, pur sapendo di essere inferiori, non smisero mai di lottare. È l’eredità più preziosa lasciata da quella squadra: aver dimostrato che ancheun piccolo paese poteva guardare negli occhi i giganti del calcio italiano.
Quello spirito non si è mai spento. Il calcio pescopaganese ha attraversato rifondazioni, momentidifficili e perfino il terremoto del 1980, quando il campo comunale venne trasformato in ricovero per gli sfollati e la squadra fu costretta a emigrare per giocare. Eppure è sempre ripartito, ritrovandonegli anni Novanta una nuova età dell’oro con sette campionati consecutivi di Eccellenza e la storica Coppa Italia regionale conquistata nel 1998.
Da Araneo a Montano passando per Laurenziello, Gonnella e Pontillo senza dimenticare le gesta in campo di Toscano, Gervasio, Roselli, Gonnella, Corazzelli, Lanza, Pinto, Schettino e tantissimi altri…citare tutti sarebbe impossibile ma ognuno ha aggiunto un tassello ad una storia che appartiene ad un intero paese.
Oggi il Pescopagano milita in Seconda Categoria. Qualcuno potrebbe guardare soltanto la categoria. Ipescopaganesi, invece, guardano la storia. Cento anni di uomini che hanno costruito un campo con leproprie mani. Cento anni di presidenti, dirigenti, allenatori, volontari e calciatori che hanno difesoquei colori senza chiedere nulla in cambio. Cento anni di bambini diventati padri e poi nonni continuando a parlare del pallone a Pescopagano, non quello dei riflettori spesso ipocriti e strapagati,ma quello autentico, capace di unire un’intera comunità.

Perché ogni volta che al Pascone entrerà in campo una squadra con la maglia giallorossa, qualcuno continuerà a rivedere il Lecce. E ogni volta che arriveranno i biancazzurri, qualcuno penserà ancora al Pescara. Forse i più giovani sorrideranno ascoltando quei racconti, immaginando un tempo in cui il loro piccolo paese affrontava le grandi del calcio italiano.
Ma il regalo più bello che questo secolo lascia in eredità non sono i trofei o le classifiche. È la certezza che quella storia continua a vivere negli occhi di chi la racconta e nel cuore di chi, ancora oggi, organizza la propria domenica per “andare al campo”.Perché il Pescopagano non è soltanto una squadra. È la memoria di un paese. Ed è proprio la memoria, quando è custodita con amore, a vincere sempre contro il tempo.



