Mercoledì 12 agosto 2026 – Il tempo di metablizzare la brutta notizia della morte di un ospite del CPR di Palazzo (VEDI), che monta la polemica sia a livello politico che sindacale.
A dare il via è il senatore di Fratelli d’Italia, Gianni Rosa.
“Rispetto per il dolore; basta con la propaganda della sinistra su un centro che ha aperto lei.” afferma Rosa che aggiunge:”Sulla morte di un giovane trattenuto nel CPR di Palazzo San Gervasio il rispetto è dovuto, prima di ogni altra parola. Ai familiari va la vicinanza di tutta la comunità lucana, in attesa che la magistratura accerti fatti e responsabilità con la dovuta serenità.
Ma proprio perché il rispetto viene prima della propaganda va detto con chiarezza ciò che i consiglieri di opposizione in Regione Basilicata continuano a nascondere con il loro comunicato: il CPR di Palazzo San Gervasio, riaperto con funzioni di Centro di permanenza per i rimpatri nel 2017, porta la firma del decreto Minniti-Orlando, voluto da un Governo di centrosinistra a guida PD. È singolare che chi ha progettato, istituito e gestito quella struttura per anni scopra oggi, a microfoni accesi, che i CPR sarebbero “luoghi infernali da chiudere”.
Il Governo Meloni, quel sistema, lo ha ereditato e sta lavorando per renderlo più sicuro, più controllato e più umano, non meno. Con la manovra 2026 sono stati stanziati circa 70 milioni di euro per la gestione e l’adeguamento strutturale dei centri, superando l’abbandono degli anni precedenti; il decreto sicurezza (D.L. 23/2026, convertito con L. 54/2026) ha inoltre esteso fino al 31 dicembre 2028 le deroghe normative che consentono di realizzare e adeguare più rapidamente le strutture destinate al trattenimento.
I rimpatri effettivi sono in forte crescita rispetto al triennio precedente, segno che la funzione dei centri, ovvero dare esecuzione ai provvedimenti di espulsione, sta finalmente producendo risultati concreti, dopo anni di inefficacia. È la sinistra che li ha trasformati in centri di stazionamento permanente, rendendoli luoghi insicuri e di delinquenza.
Dai dati diffusi che la sinistra preferisce ignorare emerge con chiarezza che la quasi totalità delle persone oggi trattenute nei CPR risulta denunciata per reati, in molti casi legati al traffico di stupefacenti, a smentita della narrazione secondo cui nei centri finirebbero solo cittadini “colpevoli” di non avere un permesso di soggiorno.
Ma azione ancora più importante è l’entrata in vigore del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, che l’Italia ha voluto fortemente per dare finalmente regole comuni europee a un fenomeno che la sinistra ha sempre gestito in ordine sparso, scaricandone il peso sui territori di confine come la Basilicata.
La vera domanda, allora, non è quella retorica posta dai consiglieri di opposizione, ma un’altra: perché chi ha aperto questi centri, gestito questi appalti, nominato questi enti gestori per anni, oggi si scopre paladino della loro chiusura, invece di assumersi la responsabilità di ciò che ha creato? Continuare a strumentalizzare, come fanno i consiglieri di opposizione in Regione Basilicata, un lutto per attaccare un Governo che sta mettendo ordine, sicurezza e regole dove prima c’era solo propaganda buonista e improvvisazione, è un’operazione politica disumana che offende la memoria di chi non c’è più.
Il Governo Meloni non arretra di un millimetro sulla sicurezza né sulla dignità delle persone trattenute: le due cose, contrariamente a quanto la sinistra vuole far credere, non sono in contraddizione. Lo sono state per chi, negli anni, ha aperto questi centri senza mai davvero occuparsene”.
Fin qui il senatore Rosa al quale, a stretto giro di posta, Lomuti (M5S) ed Amendola (PD)
«Tirare in ballo il 2017 – affermano – non cancella le responsabilità di chi governa oggi. Quella struttura andava chiusa già due anni fa, dopo il primo decesso: è questo che la destra continua a ignorare».
Le dichiarazioni della destra sulla morte di un uomo di trentadue anni nel CPR di Palazzo San Gervasio sono un maldestro tentativo di nascondere il fallimento del Governo sulle politiche migratorie e sulla gestione dei centri di trattenimento.
E cominciano male: il senatore Rosa scrive che il rispetto viene prima di ogni altra parola e poche righe dopo ricorda che le persone trattenute nei CPR risultano quasi tutte denunciate per reati. Lo fa il giorno dopo un decesso. Ricordare i precedenti di un uomo mentre se ne annuncia il cordoglio è il modo più preciso per far capire quanto poco si ritenga che quella vita valesse: quel passaggio andrebbe ritirato, perché non appartiene al linguaggio delle istituzioni.
Tirare in ballo il 2017 – proseguono Lomuti ed Amendola – non cancella le responsabilità di chi governa oggi.
E soprattutto è un argomento che si rovescia da solo: se i CPR sono strumenti utili, come Rosa sostiene rivendicandone il finanziamento, allora la firma di allora sarebbe un merito e citarla non ha senso; se invece è una colpa, il senatore sta ammettendo che quei centri sono un errore, e il suo Governo li finanzia da quattro anni. Non si può rivendicare un sistema e nello stesso tempo attribuirne la paternità agli altri. Chi governa oggi risponde di oggi.
Perché è questo Governo ed è questa maggioranza che hanno fatto finta di non vedere il decesso di due anni fa. Nell’agosto del 2024, in quella stessa struttura, morì Oussama, e la Procura di Potenza dichiarò pubblicamente che il centro non era in linea con uno standard di tutela della salute degno di uno Stato civile.
Le indagini sykka gestione – ricordano Lomuti e Amendola – hanno riguardato ventisette persone, tra medici, gestori, avvocati e appartenenti alle forze dell’ordine, con ipotesi che vanno dai maltrattamenti alla truffa ai danni dello Stato.
Pochi mesi dopo il Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa, visitando anche Palazzo San Gervasio, ha documentato maltrattamenti fisici, uso eccessivo della forza e ricorso improprio agli psicofarmaci.
Associazioni, operatori e cittadini denunciano da tempo che lì dentro le cose non vanno. Quella struttura andava chiusa già due anni fa, ed è esattamente questo che la destra continua a ignorare.
I settanta milioni che il senatore rivendica – precisano Lomuti ed Amendola – sono destinati alla gestione e all’adeguamento strutturale dei centri, cioè al cemento e ai contratti: non a un medico in più, non a uno psichiatra, non a un protocollo di prevenzione.
Le deroghe prorogate fino al 2028 significano costruire e adeguare quei luoghi con meno regole e meno controlli, nello stesso ambito in cui una Procura ha ipotizzato frodi nelle pubbliche forniture
. A una morte si risponde con più trasparenza, non con più deroghe. E l’argomento delle denunce non regge nemmeno sul piano giuridico: essere denunciati non significa essere condannati, e se una persona commette un reato esistono il processo penale e il carcere. Il CPR non è un luogo di pena e non può essere usato come una sua sostituzione amministrativa. È in questa confusione che sta la sua insostenibilità.
Provare a fare polemica dopo una morte è un’operazione che offende la memoria di chi non c’è più e la dignità delle persone trattenute.
Noi chiediamo altro, e lo chiediamo insieme, da parlamentari di due forze politiche diverse che su questo la pensano allo stesso modo: piena trasparenza sull’accaduto, che il Ministro dell’Interno riferisca alle Camere alla ripresa dei lavori su condizioni, personale sanitario, protocolli e convenzione con l’ente gestore, e l’immediata chiusura del CPR di Palazzo San Gervasio. Non un piano di ristrutturazione: la chiusura. Perché il problema non è come quel luogo viene gestito, è che esista. I CPR non possono essere luoghi dove si muore.
IL SENATORE DANIELE MANCA, COMMISSARIO STRAORDINARIO PD BASILICATA
“La morte del giovane che la sera del 10 agosto si è tolto la vita all’interno del Centro di permanenza per i rimpatri di Palazzo San Gervasio è un fatto drammatico che non può lasciarci indifferenti e sul quale è necessario fare piena luce.
Secondo quanto riportato dall’ANSA, il suicidio ha provocato proteste e disordini all’interno della struttura, rendendo necessario l’intervento del 118 Basilicata soccorso, delle forze dell’ordine e dei Vigili del fuoco. Sul posto si è recata anche Carmen D’Anzi, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Provincia di Potenza.
Di fronte alla perdita di una vita umana, la prima esigenza è conoscere la verità. Chiediamo che siano ricostruite con precisione tutte le circostanze che hanno preceduto il gesto del giovane, che venga accertato se fossero state rilevate condizioni di particolare fragilità e quali forme di assistenza, sostegno e tutela gli fossero state garantite.
Ma quanto accaduto pone inevitabilmente una questione più generale che non può essere elusa: quali sono oggi le reali condizioni all’interno del CPR di Palazzo San Gervasio e sono pienamente garantiti i diritti fondamentali delle persone che vi sono trattenute?
È necessario che le autorità competenti procedano a una verifica approfondita sul funzionamento della struttura e, in particolare, sulle condizioni di permanenza, sull’assistenza sanitaria e psicologica, sulla prevenzione degli atti autolesionistici, sulle condizioni igienico-sanitarie e sul pieno rispetto della dignità e dei diritti umani.
Questa richiesta assume ancora maggiore rilevanza considerando che non siamo di fronte al primo episodio drammatico verificatosi nella struttura. A distanza di due anni dalla morte di Oussama Darkauoi, avvenuta nel CPR nell’agosto 2024, una nuova morte impone alle istituzioni di interrogarsi seriamente su ciò che accade all’interno del Centro.
Non intendiamo anticipare conclusioni né attribuire responsabilità prima degli accertamenti. Chiediamo però verità, trasparenza e controlli rigorosi.
Sappiamo bene che le destre al governo costruiscono troppo spesso la propria narrazione sull’immigrazione alimentando paura e insicurezza per consolidare il consenso. Ma la gestione dei fenomeni migratori non può mai trasformarsi nella negazione della dignità delle persone. Se questo modello di gestione dovesse tradursi nella negazione dei diritti umani delle persone trattenute, riteniamo necessario superare definitivamente l’esperienza del CPR di Palazzo San Gervasio e procedere alla sua chiusura.
Su questo punto vogliamo essere chiari: se dalle verifiche dovesse emergere che all’interno della struttura non vengono pienamente garantiti i diritti umani, la salute, l’assistenza e la dignità delle persone, non sarebbe sufficiente intervenire sulle singole criticità. Occorrerebbe mettere in discussione l’esistenza stessa del Centro.
Non può esistere alcuna ragione amministrativa, politica o di sicurezza che possa giustificare il funzionamento di una struttura nella quale siano negati i diritti fondamentali della persona.
Chi viene trattenuto in un CPR è privato della propria libertà nell’ambito di una procedura amministrativa. Proprio per questo lo Stato e le istituzioni hanno una responsabilità ancora maggiore nel garantirne la sicurezza, la salute, l’assistenza e la dignità.
La sicurezza e il rispetto delle regole non sono e non possono essere contrapposti al rispetto dei diritti umani. Una democrazia è forte quando riesce a garantire insieme legalità e umanità, senza utilizzare la paura come strumento politico e senza trasformare le persone più fragili nel bersaglio sul quale costruire consenso.
Il Partito Democratico di Basilicata chiede quindi che si faccia piena luce sulla morte avvenuta la sera del 10 agosto e che venga avviata una verifica complessiva sulle condizioni del CPR di Palazzo San Gervasio e sull’effettiva tutela dei diritti umani delle persone che vi sono trattenute.
Se tutti i diritti e gli standard previsti vengono rispettati, deve essere possibile verificarlo con la massima trasparenza. Se invece dovessero essere accertate violazioni dei diritti fondamentali, occorrerà avere il coraggio di trarne tutte le conseguenze, fino alla chiusura della struttura.
Perché quando sono in gioco la vita, la libertà e la dignità delle persone non possono esserci zone d’ombra, silenzi o indifferenza”.


