Martedì 22 settembre 2026 – Una cabina di regia regionale sulle Comunità Energetiche Rinnovabili, con Regione, Comuni, sistema cooperativo, Università e ricerca, operatori e comunità già attive, per mappare gli impianti, monitorare i risultati delle misure finanziate, affrontare le criticità e costruire una strategia comune. La proposta arriva da Felice Tauro, responsabile del settore Consumo e Utenza di Confcooperative Basilicata e presidente di CER Lucana (foto di copertina).
“Lasciare che le CER crescano esclusivamente attraverso iniziative isolate”, spiega Tauro, “rischia di ridurre uno strumento nato per democratizzare l’energia a una semplice operazione commerciale, magari promossa da soggetti poco radicati nel territorio e meno legati alle sue prospettive di sviluppo. Le CER devono invece fare in modo che una parte significativa del valore, delle competenze e delle opportunità generate dall’energia rimanga nei territori in cui viene prodotta e condivisa. Le CER non devono diventare un’etichetta da applicare agli impianti. Devono rimanere comunità”.
La regia va costruita quanto prima, anche perché nei prossimi mesi entreranno progressivamente in esercizio molti degli impianti realizzati grazie alle risorse del PNRR.
“È il momento di provare a mettere a sistema queste iniziative, collegandole alle comunità operative e a quelle in fase di sviluppo”.
La Regione ha già sostenuto la costituzione delle CER attraverso un bando da 1,3 milioni di euro, che ha ammesso 93 istanze. Ora occorre capire quante di quelle iniziative siano diventate comunità realmente operative, con impianti collegati ed energia effettivamente condivisa.
Altre Regioni stanno già sostenendo la fase successiva: Toscana ed Emilia-Romagna, ad esempio, hanno previsto misure per finanziare direttamente impianti, accumuli e investimenti delle CER. Anche in Basilicata sono disponibili 1.104.710,45 euro del Fondo nazionale per la promozione delle energie rinnovabili, che potranno riguardare anche autoconsumo e Comunità Energetiche.
Per Confcooperative è un’opportunità da utilizzare per passare dal sostegno alla semplice costituzione delle CER al sostegno della loro crescita.
L’esperienza di CER Lucana mostra insieme potenzialità e difficoltà di questo percorso. La comunità conta ormai quasi cento aderenti, due configurazioni riconosciute, due in attesa di riconoscimento da mesi e altre quattro in lavorazione, con disponibilità sia di produzione fotovoltaica sia eolica. Allo stesso tempo, tempi amministrativi e incertezze procedurali continuano a rallentare la crescita delle comunità.
La proposta arriva mentre, nelle ultime settimane, il dibattito sulle estrazioni e sull’ipotesi di nuove trivellazioni è tornato ad accendersi, come ciclicamente accade ormai da anni.
“La Basilicata è terra di petrolio”, osserva Tauro. “È un confronto importante, ma non può esaurire la discussione sul futuro energetico della regione.
La sfida oggi è anche capire quale ruolo la Basilicata voglia assumere nella transizione e quale modello intenda costruire. Non si tratta semplicemente di sostituire petrolio e gas con fotovoltaico ed eolico. La questione riguarda anche chi produrrà l’energia, chi possiederà gli impianti, come saranno distribuiti i benefici e quanto del valore generato resterà sul territorio”.
La Basilicata – si afferma nella nota di Confcooperative – ha dimostrato, a tratti, di saper anticipare alcuni di questi temi: dall’idea originaria della Società Energetica Lucana al bonus gas, fino agli incentivi per fotovoltaico e accumulo e alle più recenti ipotesi di compensazione territoriale per i grandi impianti rinnovabili. Non sempre, però, alla capacità di visione è seguita quella di trasformarla in una strategia duratura.
La prospettiva, per Confcooperative, non può fermarsi alla sola produzione di energia. Accanto all’energia cresce il valore dei dati generati da produzione, consumi, accumuli e condivisione, mentre anche la mobilità sta diventando parte integrante del sistema energetico attraverso veicoli elettrici, infrastrutture di ricarica e nuove forme di gestione intelligente dei consumi. Mettere insieme energia, accumuli, mobilità e dati può consentire di sperimentare nuovi modelli di previsione e ottimizzazione, applicazioni di intelligenza artificiale e sistemi nei quali produzione rinnovabile, accumulo e ricarica dei veicoli possano dialogare tra loro. È un terreno sul quale costruire collaborazioni con Università, centri di ricerca e imprese innovative, facendo nascere nuove competenze anche sul territorio.
“La transizione energetica della Basilicata non può iniziare e finire con l’installazione degli impianti”, sottolinea Tauro. “Il rischio è che sul territorio rimangano prevalentemente le attività a minore valore aggiunto, mentre dati, ricerca, progettazione avanzata e sviluppo tecnologico si concentrino altrove. Essere protagonisti significa invece utilizzare la transizione per costruire competenze, sperimentare nuovi modelli energetici e di mobilità, attrarre collaborazioni anche nazionali e internazionali e creare nuove opportunità imprenditoriali”.
In questo percorso anche il modello cooperativo può dare un contributo importante, trasformando cittadini e imprese da semplici consumatori in protagonisti di un sistema locale di produzione e condivisione dell’energia e del valore che essa genera.
“La Basilicata può limitarsi ad essere ancora una volta un territorio sul quale produrre energia, sostituendo progressivamente pozzi petroliferi con pale eoliche e distese fotovoltaiche senza cambiare fino in fondo il modello”, conclude Tauro. “Oppure può utilizzare la propria storia energetica per diventare un laboratorio della transizione, nel quale produzione rinnovabile, proprietà diffusa, cooperazione, nuova mobilità, dati, ricerca e innovazione vadano insieme. La vera transizione energetica non consiste soltanto nel cambiare la fonte dell’energia. Consiste nel cambiare il modo in cui quell’energia, le competenze e il valore che genera vengono organizzati e condivisi. È questa la sfida che la Basilicata dovrebbe provare a raccogliere”.

