“Il rapporto Confcommercio certifica la crescita più debole del Paese e i consumi fermi. Dopo sette anni di governo Bardi, tra royalties, fondi di coesione e Pnrr, il risultato è una regione che si spopola e una filiera industriale in cassa integrazione”. Ad affermarlo è il parlamentare lucano del Movimento 5 stelle, Arnaldo Lomuti.
“I numeri diffusi dall’Ufficio Studi di Confcommercio non ammettono interpretazioni di comodo – afferma Lomuti – mentre l’Italia accelera a +0,9 per cento e la Lombardia traina il Paese con una crescita superiore al punto percentuale, la Basilicata chiude in fondo alla classifica nazionale con un +0,6 per cento di Pil e con i consumi delle famiglie fermi a +0,4 per cento, il dato peggiore d’Italia. Non lo dice il Movimento 5 Stelle, non lo dice l’opposizione: lo dice l’ufficio studi della principale organizzazione del commercio italiano, una fonte che nessuno può accusare di pregiudizio politico.
Ma il dato più grave non è la fotografia di quest’anno. È quello che Confcommercio scrive sul Mezzogiorno: redditi più bassi, perdita continua di popolazione, e una spesa delle famiglie che in molte regioni del Sud resta ancora sotto i livelli del 2007. Vuol dire che in Basilicata la crisi di quasi vent’anni fa non è mai stata riassorbita. Vuol dire che un’intera generazione è cresciuta, ha studiato ed è emigrata dentro un’economia che non è mai tornata al punto di partenza. Questo non è un ciclo economico sfavorevole: è un fallimento strutturale delle politiche di sviluppo.
E allora la domanda va posta a chi la Basilicata la governa da oltre sette anni. Il presidente Bardi e la sua Giunta hanno avuto a disposizione tutto ciò che una regione può desiderare: le royalties del petrolio, i fondi di coesione, le risorse straordinarie del Pnrr, un’area di crisi industriale complessa con strumenti dedicati. Il risultato certificato oggi è l’ultimo posto in Italia per crescita e per consumi. Dietro quel +0,6 per cento ci sono nomi e cognomi: i 105 lavoratori della Sgl di Melfi al terzo anno di cassa integrazione, gli operai della Pmc con gli ammortizzatori in scadenza a ottobre, i 350 lavoratori della CallMat che attendono il tavolo ministeriale del 29 luglio, l’intera filiera dell’automotive che si sgretola pezzo dopo pezzo mentre la Regione rincorre le crisi una per una, senza una strategia industriale degna di questo nome.
La risposta della Giunta a questo quadro è la comunicazione: piattaforme digitali, inaugurazioni, autobus consegnati davanti alle telecamere. Nessuno nega l’utilità delle singole misure, ma un carnet di corse agevolate per gli operai che lavorano pochi giorni al mese non è una politica industriale: è la certificazione amministrativa del fatto che quegli operai lavorano pochi giorni al mese. Si gestisce l’impoverimento invece di combatterlo, e lo si racconta come modernizzazione.
Confcommercio indica anche la strada quando scrive che ridurre la forbice tra Nord e Sud è la principale condizione per rendere la crescita italiana equilibrata e duratura. Il divario lucano non è un problema dei lucani: è un problema nazionale, perché un Paese che cresce solo a Nord è un Paese che non cresce davvero. Per questo continuerò a incalzare il Governo nelle sedi parlamentari, a partire dai tavoli ministeriali già calendarizzati sulle vertenze lucane, perché alle risorse stanziate corrispondano finalmente occupazione stabile e investimenti produttivi, non ammortizzatori a ripetizione.
Alla Regione dico invece una cosa semplice: i numeri di Confcommercio sono il vostro bilancio di mandato. Non c’è piattaforma digitale che possa nasconderlo, non c’è conferenza stampa che possa riscriverlo, non c’è propaganda che possa tenere. La Basilicata non è ultima per destino geografico: è ultima perché chi la governa ha scelto di amministrare il declino invece di invertirlo. I lucani meritano di saperlo, e meritano che qualcuno glielo dica con i numeri in mano”, conclude il deputato pentastellato.


