C’era un imprenditore agricolo lucano al vertice di un sodalizio criminale gestito con un cittadino extracomunitario che si era strutturato negli anni per far arrivare in Italia braccianti dall’India dietro il pagamento di somme che si aggiravano tra gli 8.500 e i 13 mila euro per ricevere il permesso di soggiorno, il tutto sfruttando in maniera illegittima la normativa sul decreto flussi.
Per questo motivo i Carabinieri dei Reparti Operativi del Comando Provinciale di Potenza e del Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro di Roma nelle province di Potenza, Matera, Salerno, Piacenza e Lecco hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP del Tribunale di Potenza su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 12 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla tratta di persone, all’intermediazione illecita e allo sfruttamento lavorativo.
Circa otto le aziende lucane coinvolte, in carcere sono finiti i due vertici del sodalizio. Il dato allarmante che è emerso durante una conferenza stampa che si è svolta nella sede della Legione Carabinieri di Basilicata è che la rete aveva dei contatti soldi con l’India da dove venivano individuati i lavoratori da mandare in Ialia; qui c’erano le aziende agricole affiliate le quali presentavano prima le domande di assunzione sfruttando il decreto flussi richiedendo somme tra i 3.550 e i 4000 euro.
Un vantaggio illecito al quale si aggiungeva lo sfruttamento dei braccianti, sottopagati, obbligati a turni di lavoro che arrivavano anche a 12 ore e costretti a vivere in condizioni precarie.


