E’ stato arrestato nel Foggiano Il latitante Carmine Marolda detto “Ninett”,, di 64 anni, originario di Venosa, in provincia di Potenza, ricercato da gennaio dell’anno scorso per un in esecuzione di un provvedimento restrittivo emesso dal G.I.P. del Tribunale di Bari per reati in materia di stupefacenti e condannato nel 2001 con sentenza definitiva all’ergastolo per l’omicidio del maresciallo dei Carabinieri Marino Di Resta, avvenuto a Pescara 27 anni fa, durante una perquisizione.
Era il 16 settembre del 1996, Di Resta perse la vita durante un conflitto a fuoco avvenuto con una banda di nomadi responsabili del furto di gioielli. Il militare, in borghese con altri due colleghi, si introdussero nell’appartamento dove i criminali stavano dividendo il bottino, pari a circa sette chilogrammi di oro, ne seguì un conflitto a fioco con l’esplosione di una trentina di colpi, alcuni dei quali fatali per Di Resta. Marolda, con trascorsi delinquenziali tra la Basilicata e la Puglia è stato definito dagli inquirenti una persona pericolosa, ritenuto capace di reazioni violente e tentativi di fuga.
Grazie ad una intensa attività di Polizia Giudiziaria coordinata dalla DDA di Potenza, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale del capoluogo lucano hanno localizzato e arrestato Marolda. L’operazione, condotta nel Comune di Foggia, ha visto l’impiego del Gruppo di Intervento Speciale e dei Reparti Territoriali dell’Arma a supporto della fase esecutiva. L’intervento è l’epilogo di una complessa attività investigativa svolta nell’ambito del contrasto alla criminalità organizzata nell’area del Vulture-Melfese.
Marolda era ospitato a casa di una donna all’interno del complesso edilizio di Corso del Mezzogiorno a Foggia, noto come “Palazzo ONPI” a Foggia. Grazie ad un decreto di perquisizione i militari, durante la notte, hanno prima circondato il palazzo non consentendo al latitante di fuggire per poi arrestarlo nell’appartamento della donna che gli garantiva copertura.
Una preventiva analisi dei possibili scenari operativi in relazione ai pregressi delitti commessi dal ricercato, esaminata anche alla luce delle cornici di sicurezza e l’ubicazione del rifugio in un denso contesto urbano, ha suggerito l’opportunità di intervenire presso il covo attraverso l’impiego di personale altamente specializzato: le operazioni, infatti, sono state pianificate ed eseguite nelle ore notturne con l’impiego del personale del Nucleo Investigativo di Potenza, supportato nella fase esecutiva dal G.I.S. di Livorno (Gruppo di Intervento Speciale) e del Comando Provinciale dei Carabinieri di Foggia.
Tale scelta è risultata determinante non solo per assicurare l’arresto del latitante, ma anche per scongiurare ogni possibile pericolo per terze persone e garantire l’incolumità della collettività durante le fasi dell’azione. Il risultato odierno premia l’abnegazione delle forze messe in campo dall’Anna dei Carabinieri, il cui sforzo, sotto le direttive e il coordinamento di questo Ufficio Distrettuale, ha restituito al controllo dell’Autorità Giudiziaria un profilo criminale di indubbio rilievo, a conferma del costante impegno sul territorio contro ogni forma di criminalità.

