Si è consumata una spaccatura all’interno della maggioranza di centro destra in Regione Basilicata dopo che l’assessore all’agricoltura Carmine Cicala, eletto tra le fila di Fratelli d’Italia, ha votato contro il bilancio regionale approvato durante l’ultima riunione di giunta.
Nello specifico l’esecutivo lucano ha dato il via libera al preconsuntivo dell’esercizio 2025, che comprende la Legge di Stabilità 2026 e il bilancio di previsione finanziario per il triennio 2026-2028, una misura da 4,3 miliardi di euro e che passerà ora la vaglio del Consiglio per il dibattito. Secondo l’assessore nella manovra di bilancio non sono state destinate risorse sufficienti per il comparto neanche alla luce della riduzione del fabbisogno complessivo di circa 80 milioni a 13,3 milioni.
Una posizione foriera di malumori interni, non dissipati dalle rassicurazioni di facciata arrivate con una nota dall’ufficio stampa della giunta secondo cui, si tratta di una volontà personale dell’assessore che “non incide sulla coesione della maggioranza”. La realtà ci consegna invece una posizione disgregante, da valutare per il suo reale peso specifico che va, per dirla alla De Andrè, “in direzione ostinata e contraria” rispetto al concetto stesso di coesione. Cicala già in passato aveva rappresentato posizioni divergenti rispetto al resto della maggioranza, nello specifico in occasione del dibattito sulle indennità differite, i cosiddetti vitalizi, quando aveva scelto di opporsi alla misura chiedendo alla sua maggioranza una più profonda riflessione nel merito.
Da via Anzio hanno aggiunto che Il voto contrario su una delibera fondamentale per l’azione di governo è ora oggetto di valutazione sotto il profilo delle conseguenti determinazioni politiche.
Nell’attesa ad arrivare immediata è stata la reazione delle opposizioni che hanno chiesto a Bardi di aprire una crisi di governo, considerata – hanno spiegato in una nota – “la certificazione definitiva del fallimento politico del centrodestra alla guida della Regione Basilicata. Una maggioranza lacerata, incapace di confrontarsi, divisa persino sugli atti fondamentali per il governo della Regione”.

