A Potenza il convegno “Il diritto di stare al mondo”

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Il 10 dicembre 1948, a Parigi, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo come “ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni”. Da quella storica votazione, ogni anno, il 10 dicembre viene celebrata la Giornata internazionale dei diritti umani.

In occasione del 70° anniversario, tante sono state le commemorazioni anche nella città di Potenza: tra queste, il convegno “Il diritto di stare al mondo” organizzato dal Ce.St.Ri.M. (Centro studi e ricerche sulle realtà meridionali), in collaborazione con il coordinamento regionale di Libera e la CGIL di Basilicata.

«Questo è un tema di grande attualità e che riguarda da vicino il futuro del nostro Paese, in cui, attraverso la legge, vengono modificati e alterati quelli che sono i diritti fondamentali dell’uomo. Si sta sottovalutando un atto gravissimo, che  va ben oltre la propaganda politica». Angelo Summa, segretario generale CGIL Basilicata, è molto preoccupato per gli effetti del nuovo “decreto sicurezza”, voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini e approvato in via definitiva due settimane fa.

Il punto principale del decreto è la cancellazione dei permessi di soggiorno umanitari, una delle tre forme di protezione che potevano essere accordate ai richiedenti asilo (insieme allo status di rifugiato e alla protezione sussidiaria). E adesso il rischio qual è? Il pericolo è che queste persone non verranno espulse – quasi nessuno viene espulso, in Italia: da anni mancano le risorse e gli accordi internazionali per farlo – ma diventeranno semplicemente irregolari, cosa che comporterà due problemi: da un lato il percorso di integrazione compiuto finora verrà vanificato, visto che nessuno di loro sarà più in grado di trovare un lavoro regolare; dall’altro diventeranno un problema di ordine pubblico per le amministrazioni locali, visto che «quasi sicuramente – afferma Summa –finiranno per strada rischiando di alimentare intolleranza e tensioni da parte della popolazione e, nella peggiore delle ipotesi, di rendere tali immigrati persone vulnerabili messi alla mercé delle organizzazioni criminali, che sono il reale problema atavico del nostro Paese».

Ma «non si tratta solo della questione dei diritti violati dei migranti – come puntualizza don Marcello Cozzi, della segreteria Nazionale di Libera–bensì dei dirittiinalienabili di qualsiasi persona; perché prima di essere migrante, nero o giallo, gay o etero, credente o ateo, cristiano o musulmano si è esseri umani. Persone. E la “dignità umana” è il concetto cardine della Dichiarazione Universale, che è necessario sdoganare da ogni appartenenza culturale e sessuale, ogni ideologia, ogni strumentalizzazione politica e religiosa».
A conclusione del suo intervento, don Marcello, ne ha ricordata un’altra di ricorrenza: l’80° anno dalla “notte dei cristalli”, la notte tra il 9 e il 10 novembre del 1938, in cui avvennero violenti pogrom antisemiti e a cui seguì una vergognosa propaganda che definiva, tra le altre ingiurie, gli ebrei come “un corpo estraneo che viveva a spese del paese che gli ospitava”.

Dunque, cosa è cambiato?

Quelle cose scritte negli articoli di Dichiarazione Universale dei Diritti Umani restano ancora, in alcuni punti, inapplicate. Tanto che –il vescovo Mons. Giovanni Ricchiuti, Presidente nazionale di Pax Christi (movimento cattolico internazionale per la pace)– l’ha definita un «sogno» quel “diritto di stare al mondo” che, sommate tutte le sue righe, sancisce il significato della dichiarazione. Un sogno non alla portata di tutti, pare.

 

In occasione di questa importante ricorrenza, era in programma anche l’intervento di Michele Colucci, storico e autore del libro “Storia dell’immigrazione straniera in Italia. Dal 1945 ai giorni nostri”, per meglio contribuire a una riflessione più generale e oggettiva possibile sul tema dell’immigrazione e dei diritti umani; ma è stato bloccato dall’ennesimo guasto delle linee ferroviarie. Altro tasto dolente del nostro Paese, ma questa è un’altra storia.

 

 

Afra Pace