Esiste la MAFIA in Basilicata: i nomi degli appartenenti ai clan

L'indagine ha evidenziato l'esistenza, sul versante ionico, di una realtà criminale di eccezionale pericolosità che si è posta in costante con i sodalizi criminali operanti nelle regioni limitrofe, sviluppando una propria autonoma capacità di intimidazione inducendo assoggettamento ed omertà

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A conclusione di complesse indagini, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura della Repubblica di Potenza, che ha coordinato le indagini, i Carabinieri del R.O.S. e del Comando Provinciale di Matera, dalle Squadre Mobili delle Questure di Potenza e Matera e dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Matera hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare personale in carcere ed agli arresti domiciliari, emessa dal G.I.P. Distrettuale del Tribunale di Potenza, nei confronti di 25 indagati, ritenuti responsabili di aver fatto parte, a vario titolo, di un’associazione armata di stampo mafioso con base a Scanzano Jonico, denominata  clan  “Schettino”  dedita  principalmente   al  racket  delle estorsioni in danno di imprenditori del metapontino ed allo  spaccio di stupefacenti; e di altro sodalizio criminale, denominato gruppo “Russo”,  attivo  nel  traffico  e  nello spaccio di sostanze stupefacenti, principalmente cocaina e hashish.

È stata altresì disarticolata un’ulteriore associazione, denominata gruppo “Donadio”, operante nel comune di Montalbano Jonico, finalizzata al solo traffico e spaccio di stupefacenti, di cui si riforniva anche dai primi due sodalizi. Il territorio interessato è quello della costiera jonica lucana.

Tra gli arrestati, 12 sono stati associati a diverse case circondariali ed altri 13 sono stati sottoposti agli arresti domiciliari.

I destinatari dei provvedimenti sono i seguenti:

CLAN “SCHETTINO”

GERARDO SCHETTINO, 54 anni di Viggianello,residente a Scanzano Ionico; ex carabiniere, fu arrestato per la prima volta nel 2004.
DOMENICO PORCELLI Domenico, 45 anni di Bitritto, residente a Scanzano Jonico;
NICOLA LO FRANCO, 52 anni di Matera,residente a Nova Siri;
DOMENICO MARINO 29 anni di Policoro, residente a Scanzano Jonico;
GIOVANNI BRUNO, 33 anni di Taranto, residente a Scanzano ]onico;
MICHELE PUCE , 42 anni di Matera, residente a Scanzano Jonico;
MAURIZIO SANDRO POCI, 55 anni dia Campi Salentina (LE), residente a Pisticci;
MARIO LOPATRIELLO, 48 anni di Pisticci, ivi residente;
PIERO DI DOMENICO, 51 anni di Avellino,residente a Pisticci;
ILARIA MONTANO, 52 anni di Pisticci, ivi residente;
FRANCESCO NICOLETTI, 50 anni di Matera, ivi residente;
GIUSEPPE SCHETTINO, 30 anni di  Bari, residente  a  Scanzano  Jonico;
GIUSEPPE CIRELLI, 28 anni di Policoro, residente a Scanzano Jonico;
GIUSEPPE TUCCI, 51 anni di Matera;
GIUSEPPE LATRONICO, 55 anni residente a Pignola;
MARCO LEONE, 31 anni di Roma Roma 1’01.11.1987, residente a Scanzano Jonico.

Gruppo “RUSSO”

ROCCO RUSSO, 49 anni di Tursi; ivi residente;
FRANCESCO RUSSO, 43 anni di Cerignola, ivi residente;
DONATELLO NUZZO ,39 anni di Stigliano, residente a Scanzano Ionico;
ANTONIO DONATO FUSCO,43 anni di Policoro;
SILVANO MELZIADE, 52 anni di Canosa di Puglia;
PIETRO GRASSANO , 36 anni di Stigliano;

Gruppo “DONADIO”

LEONARDO SALVATORE GIANLUCA  DONADIO, 49 anni di Montalbano ]onico, ivi residente;
MICHELE RENNA ,43 anni di Policoro, residente a Montalbano ]onico;
un altro indagato, nipote del primo, non destinatario di alcuna misura.

Nel corso dell’operazione  antimafia sono state eseguite 22 perquisizioni domiciliari, nei confronti di ulteriori indagati, alla ricerca di armi e droga.

I principali reati contestati:
associazione per delinquere di stampo mafioso; associazione finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti; incendio e danneggiamento a seguito di incendio; minaccia aggravata dal metodo mafioso; estorsione aggravata dal metodo mafioso; detenzione e porto illegale di armi; tentato omicidio aggravato e lesioni personali; trasferimento fraudolento di valori aggravato dalla finalità di agevolare il sodalizio mafioso.

L’attività investigativa – svolta brillantemente da Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza, mediante intercettazioni telefoniche, pedinamenti, perquisizioni e sequestri, sfociati anche in arresti in flagranza di reato – ha evidenziato l’esistenza, sul versante ionico della Basilicata e dunque in Provincia di Matera, di una realtà criminale di eccezionale pericolosità che, non solo, si è posta in costante collegamento con i sodalizi criminali operanti nei territori delle regioni limitrofe, ma che ha sviluppato una propria autonoma capacità di intimidazione e di “governo” criminale del territorio, inducendo assoggettamento ed omertà.

Si tratta di un fenomeno che si è sviluppato per anni e che si è profondamente radicato nel tessuti sociale ed economico dei territori interessati, come i diversi filoni d’indagine – che hanno monitorato un periodo di anni ( dal 2011 ad oggi) – hanno consentito di accertare.

Assai preoccupante, e pienamente dimostrativo dell’inquinamento del tessuto sociale-economico dei territori in questione, la circostanza che la collaborazione delle vittime di estorsioni, incendi, violenze, sia stata molto scarsa, e che, solo l’attività investigativa svolta con eccezionale professionalità da Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, abbia consentito di ricostruire la dinamica e la causale dei fatti, oltre che l’individuazione dei responsabili.

La caratteristica mafiosa del gruppo Schettino è emersa in tutta la sua evidenza, da circostanze di fatto che pongono le attività del sodalizio in esame nel solco di quelle tradizionalmente svolte dalle associazioni di stampo mafioso calabresi, pugliesi, campane, siciliane: imposizione della guardiania, estorsioni in danno di operatori economici, incendi dei beni degli operatori economici riottosi, reinvestimento in attività lecite dei proventi illeciti, controllo di attività economiche, tentativi d’infiltrazione negli appalti pubblici, fittizia intestazioni di beni, esistenza di un rigida scala gerarchica che non si interrompe neanche in presenza dell’arresto dei capi e dirigenti dell’organizzazione; disponibilità di armi da guerra, assistenza agli affiliati in difficoltà o ristretti in carcere, formule rituali di affiliazione, repressione violenta dei dissidi interni, caratterizzano in pieno il programma criminoso del sodalizio.

Nel corso dell’attività di indagine sono stati complessivamente sottoposti a sequestro, in diversi momenti, 7 kg circa di sostanza stupefacente di vario tipo (tra cocaina, hashish, eroina e mariuana) e, soprattutto, si sono individuati ( e sul punto le indagini sono in pieno svolgimento) alcuni degli investimenti del clan Schettino(locali, fabbricati, terreni ), naturalmente intestati a presta-nomi, sottoposti a sequestro.

Le indagini sono tuttora in corso e suscettibili di ulteriori sviluppi.

L’intervista al procuratore capo Francesco Curcio