Non chiude la centrale del Mercure, il Tar respinge i ricorsi

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Dopo quindici anni di battaglie legali, di proteste da parte di associazioni ambientaliste, comitati di cittadini e dei Comuni di Rotonda e Viggianello, si conclude la vicenda della centrale del Mercure con la sentenza del Tar di Catanzaro che ne autorizza l’attività.
Il tribunale amministrativo ha respinto tutti i ricorsi: per ragioni procedurali quelli delle due amministrazioni locali, sul merito delle associazioni.

Per i primi perchè l’autorizzazione della regione Calabria,  con la quale si autorizzava l’attività della centrale, era stata rilasciata tenendo presente e facendo proprio un provvedimento del Consiglio dei Ministri del  giugno 2015.
Il ricorso doveva essere quindi presentato al Tar del Lazio. Il Comune di Rotonda ha preannunciato ricorso al Consiglio di Stato.
Come dicevamo, la questione della centrale Enel del Mercure, alimentata a biomasse, si trascina da anni.
Gli oppositori  ritengono che la presenza dell’impianto sia incompatibile in un’area protetta.
Il problema principale di tutta questa vicenda – scrive riguardo Gianfranco Aurilio in un editoriale su “La Siritide” – è chiaramente quello dell’inquinamento e delle conseguenze che questo comporta. È nota, infatti, l’inesistenza sul mercato di filtri industriali capaci di trattenere la totalità delle sostanze tossiche spirgionate dalla combustione del ceppato e parliamo di diossine, nox, metalli pesanti ecc., che dopo essere state immesse nell’atmosfera ricadono al suolo per entrare poi nel circuito alimentare. Se a questo si aggiunge il traffico dei camion, si capirà che ci troviamo di fronte a uno scenario che si addice a una metropopoli e non certo a un’area protetta”.

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LA STORIA DELLA CENTRALE DEL MERCURE
La costruzione della centrale, in località Pianette, nel Comune di Laino Borgo, iniziò nel 1962.  L’impianto è costituito da due sezioni di 75 MW complessivi, predisposte per il funzionamento ad ocd e per lo sfruttamento delle miniere di lignite presenti nel territorio. La prima unità viene avviata il 14 novembre 1965, la seconda unità il 16 febbraio 1966; vengono dismesse rispettivamente nel 1993 e nel 1997.

Con l’istituzione del Parco del Pollino (15 novembre del 1983) e la conseguente adozione di misure di salvaguardia ambientale, l’Enel presenta un progetto di riconversione della centrale a biomasse. L’autorizzazione dell’Ente Parco viene rilasciata nel giugno del 2002.

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Iniziano le proteste da parte delle associazioni ambientaliste, degli abitanti della Valle del Mercure e di alcune amministrazioni, tutti contrari all’attività della centrale. 
Il 19 dicembre 2012 Regione Calabria emana un provvedimento che autorizza l’entrata in funzione della centrale riconvertita a biomasse.
Cinque giorni dopo, il 23 dicembre, il Consiglio di Stato accoglie la richiesta di sospensiva presentata da Enel consentendo la ripresa dell’attività all’interno dell’impianto fino alla sentenza definitiva.

La foto di copertina è di CN24