Ad Aleppo, in Siria, ogni giorno centinaia di persone, molti i bambini, muoiono per una guerra che dura da anni. Muoiono tra il disinteresse generale, con i potenti del mondo che guardano a questa tragedia senza tentare di porre fine con un comune e concreto impegno.
Le immagini che le televisioni di tutto il mondo ci propongono sono immagini drammatiche ma non bastano a scuotere le coscienze.
L’Associazione Radicali Lucani ha deciso di sostenere e rilanciare l’appello “Per Aleppo una nuova Siria” promosso dal Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito, da Nessuno Tocchi Caino e dal Global Committee for the Rule of Law Marco Pannella.
Il segretario regionale dei Radicali Lucani, Maurizio Bolognetti invita il Presidente della Giunta regionale Marcello Pittella, i Presidenti delle Province di Potenza e Matera e i sindaci dei 131 comuni lucani, ad esprimersi sul caso Siria, sul caso Aleppo adottando la mozione predisposta da Radicali Lucani.
Un appello che è stato prontamente raccolto dal sindaco di Episcopia, Biagio Costanzo, che si è adoperato per far approvare in tempi rapidissimi una mozione a sostegno dell’iniziativa.
Appello per Aleppo e una nuova Siria
Il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, Nessuno tocchi Caino, il Global Committee for the Rule of Law Marco Pannella denunciano il consumarsi e il perpetuarsi di uno degli orrori più sconvolgenti e tragici dalla fine della seconda guerra mondiale: l’orrore dei crimini contro l’umanità che forze armate e milizie iraniane, siriane e russe commettono da settimane ad Aleppo, complice e connivente la sostanziale indifferenza e “accettazione” da parte degli Stati Uniti d’America e dell’Unione Europea.
Si tratta di crimini di inaudita gravità, la cui efferatezza, continuità e strategia mirata alla sistematica distruzione di ospedali, centri di assistenza e distribuzione di viveri, di rifugi per la popolazione, è stata da tempo provata da una infinità di prove documentali e di centinaia di testimonianze dirette. Negli ultimi giorni, si è assistito al massacro sistematico di donne e bambini che cercavano di attraversare la zona di demarcazione tra Aleppo Est e i quartieri già caduti sotto il controllo di Assad.
Il Consiglio di Sicurezza ONU è stato convocato innumerevoli volte, ma sempre bloccato dai veti Russi. Il Segretario Generale Ban Ki-moon ha detto “la storia non ci assolverà facilmente”, ma non vi è alcuna traccia dell’ipotesi di reali e pesanti condanne a chi ha deciso, a Mosca, di bombardare a tappeto le città siriane, e a chi ha stabilito – all’interno del Governo iraniano – di organizzare un’armata di decine di migliaia di uomini, sulla base del settarismo sciita per scatenare la pulizia etnica e mantenere al potere un regime siriano subalterno a Teheran.
Non basta che il Rappresentante permanente USA parli in Consiglio di Sicurezza di “sprofondamento dell’umanità, di una tragedia che è il risultato della brutalità degli uni, della complicità attiva e dell’assoluto cinismo degli altri, della vigliaccheria e dell’indifferenza”, e tantomeno sono sufficienti le timide dichiarazioni del Governo italiano e di altri Governi e istituzioni UE sulla tragedia di Aleppo.
Tutti i Governi, le opinioni pubbliche, i mezzi di informazione, le società civili, dovrebbero affermare senza mezzi termini le responsabilità di quanti pretendono di fare dell’uso indiscriminato della forza lo strumento illegittimo per affermare le proprie mire egemoniche. Il principio che la forza e il fatto compiuto costituiscono il piano d’azione su cui si muovono diversi Stati e forze sovversive si sta affermando in un quadro di indifferenza diffusa spesso mossa da calcoli utilitaristici e convenienze inconfessabili.
Noi diciamo “assolutamente no” e ci batteremo a fondo – così come è nella tradizione forte delle nostre organizzazioni, a cui continuiamo a dare corpo con la campagna in corso per la transizione, ovunque nel mondo, verso lo stato di diritto attraverso l’affermazione in sede ONU del diritto alla conoscenza – contro il sovvertimento delle regole più basilari della convivenza internazionale, contro il riemergere di mentalità e connivenze antidemocratiche che hanno come diretta conseguenza, come nell’esperienza delle guerre generate dal nazifascismo, catastrofi immani per le nostre società.
Rivolgiamo quindi un appello al Governo italiano e all’Alto Rappresentante UE Federica Mogherini affinché una voce forte e coesa di condanna sottolinei esplicitamente i crimini contro l’umanità compiuti dalle Autorità siriane, iraniane e russe. Riteniamo necessario e urgente intraprendere con la massima urgenza iniziative politiche e giudiziarie per incriminare i responsabili dei comportamenti criminali messi in atto in Siria e in particolare ad Aleppo. Invitiamo le organizzazioni della società civile e, in particolare, le istituzioni a tutti i livelli e le personalità del mondo politico a mobilitarsi e manifestare il loro sostegno alla popolazione siriana e all’obiettivo di assicurare giustizia e rispetto della legalità per una nuova Siria”.
“Nella consapevolezza che l’ignavia è forse la peggiore forma di complicità, abbiamo bisogno oggi più di ieri –scrive Bolognetti – di serrare le fila e batterci per affermare lo Stato di diritto, i diritti umani, la democrazia. Sono certo che le istituzioni lucane, come hanno fatto in molte altre occasioni, sapranno e vorranno schierarsi.
C’è da lavorare per costruire le fondamenta di una casa che ci faccia intravedere un nuovo inizio di libertà e democrazia. C’è da lavorare nella consapevolezza che non può esserci pace senza giustizia. Abbiamo bisogno come il pane di spazzare via ignavie. Occorre abbandonare una realpolitik che inevitabilmente finisce per alimentare disastri. Occorre – prosegue Bolognetti – che il mondo libero torni alle ragioni della democrazia e che operi per affermare ovunque i più elementari diritti umani. Occorre, temo, lavorare per fermare la deriva che sta trasformando le nostre democrazie in democrazie reali. Proviamo a riflettere in queste ore – conclude Bolognetti – sulle parole pronunciate dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon: “la storia non ci assolverà facilmente”.