Venerdì 18 settembre 2026 – l Coordinamento dei metalmeccanici della Uil dell’indotto ENI, riunito questa mattina, 18 settembre, a Villa d’Agri, ha indicato una linea precisa: il futuro della Val d’Agri non può essere deciso altrove e sulla testa dei lavoratori e delle comunità.
È arrivato il momento di programmare e pianificare oggi il dopo petrolio, mantenendo gli impegni già assunti e trasformandoli in lavoro vero, stabile e concreto.
Per la UILM Basilicata la parola “impegni” significa innanzitutto LAVORO: il lavoro di oggi, quello che deve essere garantito nelle attività estrattive e nell’indotto, e il lavoro di domani, che deve nascere attraverso investimenti alternativi al petrolio, nuovi insediamenti produttivi, nuove attività industriali e una seria politica di qualificazione e riqualificazione professionale.
Non possiamo accettare – si afferma in una nota – che il petrolio venga considerato esclusivamente come un giacimento dal quale estrarre barili e generare royalty regionali, comunali e statali.
Le royalty sono uno strumento, non possono essere il fine. La vera misura della ricchezza prodotta in Basilicata deve essere la capacità di trasformarla in occupazione, industria, competenze, servizi, salute e prospettive per le generazioni future.
Lo diciamo con lo stesso principio che abbiamo sostenuto per Stellantis: i modelli devono trasformarsi in volumi e i volumi in lavoro.
Allo stesso modo, nella Val d’Agri gli accordi, le estrazioni, le compensazioni e gli investimenti delle compagnie petrolifere devono trasformarsi in LAVORO.
Non partiamo da zero. Gli accordi e i protocolli sottoscritti negli anni hanno indicato sviluppo sostenibile, tutela della salute e della sicurezza, occupazione locale, valorizzazione delle professionalità e investimenti produttivi aggiuntivi in attività non oil.
Quegli impegni devono vivere. Non possono rimanere nei protocolli.
Per questo la UILM Basilicata chiede alla Regione Basilicata la convocazione immediata del Tavolo della Trasparenza e di un confronto complessivo con ENI e Total, con le organizzazioni sindacali e i territori interessati.
Serve una sede nella quale mettere sul tavolo, insieme, produzione, occupazione, investimenti, salute, ambiente, formazione, prospettive industriali e futuro delle estrazioni.
La questione non è inventare nuovi impegni: bisogna verificare quelli già assunti, capire cosa è stato realizzato, cosa è rimasto fermo e stabilire tempi, responsabilità e risultati occupazionali concreti per ciò che ancora deve essere fatto.
ENI e Total non possono avere con la Basilicata una relazione che si esaurisca nel valore economico delle estrazioni e nel fatturato generato dalle attività. Esiste anche un valore sociale della loro presenza sul territorio.
Significa lavoro, partecipazione, investimenti, trasferimento di competenze e costruzione di una base industriale capace di sopravvivere alla progressiva trasformazione del settore petrolifero.
Servono fabbriche, opifici, nuovi insediamenti produttivi e nuove attività industriali capaci di camminare autonomamente anche domani. Bisogna utilizzare il tempo nel quale le estrazioni sono ancora presenti per costruire ciò che dovrà rimanere quando il petrolio avrà un peso diverso.
Questo significa anche preparare da subito i lavoratori alle nuove attività attraverso formazione, qualificazione e riqualificazione professionale, comprese le competenze necessarie per il risanamento ambientale, le bonifiche, le nuove tecnologie, l’energia e le attività industriali alternative che potranno svilupparsi sul territorio.
Se questo processo non parte oggi, da qui a breve rischiamo di trovarci davanti a seri problemi di tenuta occupazionale.
Quando si parla di futuro della Val d’Agri non possiamo separare lavoro, ambiente e salute.
Il monitoraggio ambientale, la prevenzione e la sorveglianza sanitaria devono tradursi in risultati concreti e devono accompagnarsi al rafforzamento della sanità territoriale e dell’Ospedale di Villa d’Agri.
È difficile spiegare ai lavoratori e alle comunità come un territorio che ospita impianti estrattivi di questa rilevanza possa contemporaneamente convivere con carenze nei servizi sanitari.
Allo stesso modo – prosegue la nota della Uilm – vogliamo riprendere il percorso verso protocolli di sorveglianza sanitaria omogenei e di eccellenza per i lavoratori dell’indotto, che sono quotidianamente presenti nei siti e nelle attività operative e rappresentano una delle platee maggiormente esposte.
Salute e sicurezza non possono dipendere dall’azienda o dall’appalto nel quale un lavoratore si trova.
Vanno inoltre ripresi e verificati tutti quei percorsi di prevenzione, sorveglianza e tutela della salute delle comunità che negli anni sono stati annunciati o avviati, compreso il percorso legato al progetto LucAS, verificandone concretamente stato di attuazione, risultati e prospettive.
C’è poi una discussione ancora più grande che la Basilicata non può continuare a rinviare: come utilizzare una parte della ricchezza generata dalle risorse naturali per costruire una garanzia per le generazioni future.
Da anni proponiamo di ragionare, con le necessarie differenze istituzionali e dimensionali, su un modello ispirato all’esperienza norvegese: un patrimonio alimentato dalla ricchezza prodotta dalle risorse energetiche e orientato al lungo periodo.
Un sistema che possa diventare anche uno strumento mutualistico e di assicurazione sociale, capace di sostenere lavoratori, comunità, formazione, sviluppo e future generazioni.
Quella proposta non fu raccolta allora. Ma non è tardi per riaprire la discussione.
Perché – si chiedono i responsabili della Uilm – non ragionare seriamente anche in Basilicata su uno strumento di lungo periodo, naturalmente compatibile con il quadro normativo e istituzionale italiano, capace di trasformare una parte della ricchezza generata oggi in patrimonio per domani?
Consumare interamente nel presente una risorsa che per definizione non è infinita significherebbe rischiare di lasciare alle prossime generazioni un territorio impoverito proprio quando le estrazioni diminuiranno.
Ma questa discussione non può appartenere soltanto alla UILM, né può rimanere confinata nel rapporto tra sindacato, Regione e compagnie petrolifere.
Per questo la UILM Basilicata intende promuovere una condivisione di intenti con le istituzioni e con tutte le rappresentanze politiche lucane, partendo dai Sindaci della Val d’Agri e dei territori interessati dalle attività estrattive.
Nei prossimi giorni chiederemo formalmente ai Sindaci di costruire un tavolo congiunto, nel quale ascoltare le istanze delle singole comunità, confrontare esigenze e priorità e verificare la possibilità di costruire una posizione comune sul futuro del territorio.
Non vogliamo sostituirci alla politica né alle amministrazioni locali. Vogliamo mettere intorno allo stesso tavolo chi rappresenta lavoratori, cittadini e comunità, perché una questione così importante non può essere affrontata attraverso iniziative isolate.
Lavoro, nuovi insediamenti produttivi, investimenti non oil, salute, ambiente, servizi, formazione, utilizzo delle royalty e futuro delle estrazioni devono diventare parte di una strategia condivisa.
Se su questi obiettivi esiste una convergenza, allora costruiamo un fronte comune e presentiamoci insieme al confronto con Regione Basilicata, ENI e Total.
La Val d’Agri non appartiene a una parte politica, a un’azienda o a un’organizzazione sindacale. Appartiene innanzitutto alle comunità che la vivono. E quelle comunità devono essere protagoniste delle decisioni sul proprio futuro.
Questo per noi è un principio fondamentale. Non è condivisibile l’idea che decisioni che condizioneranno per decenni il futuro della Val d’Agri e della Basilicata possano essere assunte altrove, sulla testa delle persone, senza un confronto preventivo con lavoratori, Sindaci, comunità e parti sociali.
Prima bisogna discutere quale Val d’Agri vogliamo costruire, quali investimenti devono essere realizzati, quale occupazione deve essere garantita, quali nuove attività devono nascere e quale patrimonio industriale e sociale vogliamo lasciare. Poi si può affrontare tutto il resto.
La UILM non ha paura di discutere di produzione, nuovi programmi o livelli estrattivi. Ma prima di parlare di nuove compensazioni o di eventuali incrementi produttivi bisogna mettere sul tavolo dati, programmi e conseguenze occupazionali.
Oggi ci sono pozzi produttivi e altri fermi. Bisogna capire con chiarezza cosa significhi concretamente parlare di mantenimento o modifica degli attuali livelli estrattivi.
Quali pozzi sono produttivi? Quali sono fermi? Quali interventi sono programmati? Mantenere gli attuali livelli significa rimettere in produzione pozzi fermi oppure significa altro?
Sono domande legittime alle quali bisogna rispondere attraverso dati e trasparenza.
Non ci spaventa nessun confronto. Ma non vogliamo che eventuali nuove scelte vengano presentate semplicemente come compensazioni economiche senza affrontarne preventivamente gli effetti sul lavoro, sul territorio, sull’ambiente e sulle comunità.
C’è un assioma che non dovrebbe dividerci tra organizzazioni sindacali, non dovrebbe dividere la politica e dovrebbe rappresentare un impegno comune anche per le compagnie: IL LAVORO.

LE DOMANDE CHE PONE LA UILM
Come si crea nuovo lavoro? Come si mantiene quello esistente? Quali investimenti resteranno quando diminuiranno le estrazioni? Quali professionalità serviranno? Come prepariamo oggi i lavoratori alle attività di domani? Quali industrie vogliamo insediare? Come trasformiamo le attività di risanamento ambientale in nuove competenze e nuove opportunità occupazionali? Quale sistema sanitario e ambientale vogliamo lasciare? Come facciamo diventare la ricchezza prodotta oggi una garanzia per chi vivrà qui domani?
Queste sono le domande alle quali bisogna rispondere adesso.
Il rischio più grande sarebbe arrivare alla fine di una stagione dopo avere beneficiato per decenni di estrazioni, compensazioni e royalty e, guardandoci indietro, scoprire di non avere costruito abbastanza per ciò che sarebbe venuto dopo.
Peggio ancora sarebbe accorgerci di aver lasciato un deserto industriale e occupazionale.
A pagarne il prezzo non sarebbero coloro che oggi rinviano le decisioni o non hanno il coraggio di costruire una strategia. Sarebbero i lavoratori, i giovani, le famiglie e le comunità della Val d’Agri e della Basilicata, che rischierebbero domani di non avere più garantito il proprio futuro lavorativo.
Per questo diciamo che il dopo petrolio non può cominciare quando finirà il petrolio. A quel punto sarebbe troppo tardi.
La UILM Basilicata è pronta a costruire questo progetto con tutti coloro che ne condividono gli obiettivi: lavoratori, Sindaci, comunità, istituzioni, organizzazioni sindacali, forze sociali e rappresentanze politiche lucane.
Siamo pronti a confrontarci con Regione Basilicata, ENI e Total senza pregiudizi e senza paura di affrontare anche i temi più complessi.
Ma siamo altrettanto determinati a sostenere questi obiettivi, se necessario, attraverso assemblee, iniziative pubbliche, mobilitazioni e manifestazioni.
Perché l’obiettivo deve essere comune: creare oggi le condizioni affinché la Val d’Agri, il sistema industriale legato al COVA e il territorio interessato da Tempa Rossa possano garantire realmente un futuro alle nostre comunità.
il petrolio non è eterno. il lavoro, le competenze e le comunità devono avere un futuro.
il dopo petrolio – conclude la nota della Uilm – non si costruisce domani. si costruisce oggi.

