Martedì 7 luglio 2026 -“Come organizzazioni sindacali dell’area istruzione e ricerca riteniamo doveroso intervenire quando il dibattito pubblico rischia di trasformare la scuola in terreno di scontro e di attacchi personali che ne minano la credibilità”.
Lo affermano in una nota inviata alla stampa Patrizia Di Franco (responsabile dirigenti scolastici Flc Cgil Basilicata) Paolo Laguardia (responsabile scuola Flc Cgil Potenza), Loredana Fabrizio (segretaria regionale Cisl Scuola Basilicata), Luigi Veltri (segretario regionale Uil Scuola Basilicata), Saverio Lolaico (segretario provinciale Snals Potenza), Franco Galgano (segretario regionale e responsabile DS Snals Basilicata), Antonella Ruggeri (responsabile provinciale Anp Potenza), Natale Straface (presidente regionale Dirigenti Scuola Basilicata).
“Allorquando si registrano difformità di vedute – proseguono – è opportuno, se non indispensabile, procedere ad una serena disamina dei fatti per individuarne le cause, con spirito collaborativo e serenità di giudizio.
In particolare, il processo di inclusione è un tema che chiama a responsabilità il personale della scuola, ma anche le rappresentanze sociali ed istituzionali e non potrebbe essere altrimenti per la stretta interdipendenza esistente tra il diritto della persona alla sua piena realizzazione e il ruolo sociale ed istituzionale della scuola.
Da tempo la dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo “Leonardo Sinisgalli” di Potenza, prof.ssa Gallo, – denunciano i responsabili sindacali – è fatta oggetto di ingiustificate accuse che hanno nuociuto e continuano a nuocere, oltre che alla sua persona, all’intera comunità scolastica.
Essi sono del tutto inaccettabili in quanto la professionalità dei dirigenti – così come quella del personale tutto – non può e non deve essere sacrificata alla logica del giustizialismo e, peggio ancora, della spettacolarizzazione mediatica.
Quando si attacca una dirigente, quando si arriva a definire una istituzione scolastica “scuola degli orrori”, si mina la credibilità e la funzione di un’istituzione che rappresenta la principale agenzia educativa del nostro Paese; un’istituzione che lavora spesso in condizioni difficili e con grandi responsabilità.
Sostenere, inopinatamente e senza alcun fondamento, che alcune delibere collegiali sarebbero nulle in quanto approvate solo sotto pressioni della dirigente significa inscenare una spettacolarizzazione mediatica falsa, incurante degli effetti dirompenti che simili falsità possono avere sul credito delle istituzioni e sulla dignità del personale della scuola
Chi sostiene che nell’Istituto Sinisgalli sarebbe in vigore “un regime fondato sulla paura” – prosegue la nota – non sa che nella scuola la partecipazione democratica è garantita da norme contrattuali e da tutele sindacali. Gli organi collegiali, la contrattazione d’istituto, le RSU, sono presìdi di autentica e responsabile autonomia di giudizio che nessun dirigente può abrogare o ignorare, tanto più che l’autonomia scolastica si regge sull’equilibrio delle rappresentanze, sul potere diffuso, sulla reciprocità delle misure di controllo.
Chi afferma che il momentaneo allontanamento dalla classe di un allievo diversamente abile segna “il fallimento totale della scuola pubblica” non sa che l’allontanamento temporaneo è consentito – anzi imposto – da misure di sicurezza in presenza di gravi e particolari situazioni cliniche che possono pregiudicare la incolumità di terzi.
Riteniamo pertanto – precisano i rappresentanti sindacali – che la vicenda debba essere riportata nella sua dimensione istituzionale, ovvero sottoposta ad una verifica rigorosa e documentata delle procedure adottate, senza farne un’impropria sineddoche di “regimi” o “sistemi” autoritari.
Difendere l’alunno significa garantire processi corretti. Difendere la scuola significa respingere ogni processo mediatico che sostituisce i fatti con le congetture.
Riportare la vicenda nel suo naturale alveo istituzionale sarà un’occasione per acclarare l’efficacia delle norme vigenti in materia di inclusione, verificare la validità dei mezzi a disposizione e la tenuta stessa delle procedure da attivare.
Vigilare affinché il dibattito pubblico non degeneri in attacchi personali o strumentalizzazioni politiche o semplificazioni mediatiche (purtroppo ad opera anche di “autorevoli” figure istituzionali) è un dovere dell’intera comunità educante.
Se si vuole davvero migliorare il sostegno e l’inclusione scolastica, piuttosto che parlare a vanvera di “vocazione” degli insegnanti di sostegno occorre stabilizzare nell’organico di diritto gli oltre 125.000 posti di sostegno in deroga che annualmente vengono disposti e che sono la principale causa della discontinuità didattica, delle “cattedre scoperte” e di un abnorme precariato scolastico che incide negativamente sulla qualità e sull’efficacia del sistema d’istruzione nel nostro Paese.
È di questo che bisogna discutere, nel merito delle questioni e possibilmente con cognizione di causa.
Facciamo della vicenda dell’Istituto Sinisgalli – conclude la nota – un’occasione di crescita e di riflessione. A trarne beneficio sarà soprattutto chi affronta il difficile cammino dell’inclusione”.


