Lunedì 27 aprile 2026 – In Basilicata l’acqua manca, e con essa manca anche il modo in cui viene raccontata.
Nel sistema idrico del Mezzogiorno non si muovono solo flussi d’acqua: si muovono anche narrazioni. E queste, sempre più spesso, – afferma in una nota Pietro Simonetti (Cseres) vengono piegate alle convenienze territoriali e politiche del momento. Si enfatizza ciò che funziona dove conviene comunicarlo, e si attenua — fino al silenzio — ciò che invece rappresenta una criticità.
L’invaso di Monte Cotugno già da quasi un mese ha raggiunto il limite autorizzato di circa 275 milioni di metri cubi. Ma questo dato, preso isolatamente, rischia di essere fuorviante.
La diga da “record Europeo” ha una capacità teorica ben superiore (prossima ai 500 milioni di m³), ma non può essere utilizzata appieno a causa di lavori non completati, tra cui il rifacimento del manto impermeabile.
Di conseguenza, ciò che viene comunicato come “diga piena” è in realtà una diga vincolata, che ha raggiunto il tetto operativo, ben lontano dal suo reale potenziale.
Da tre settimane, l’invaso è costretto a sversare nel Sinni. Ma questo dato, tecnicamente rilevante, in Basilicata non diventa notizia. Viene rimosso.
Nel frattempo, la narrazione si sposta in Puglia, dove viene celebrata l’attivazione della diga del Pappadai.
È significativo che il riempimento del Pappadai venga raccontato anche grazie all’acqua proveniente dal sistema di Monte Cotugno, mentre lo sversamento a monte resta poco discusso.
Si crea così un cortocircuito comunicativo: ciò che è criticità a monte diventa successo a valle.
Il Pappadai ha una capacità intorno ai 20 milioni di metri cubi, mentre Monte Cotugno gestisce volumi di scala molto superiore.
Questo significa che anche una piccola parte degli sversamenti può superare la capacità dell’invaso pugliese.
Le criticità strutturali – denuncia Simonetti – restano: ritardi manutentivi, limitazioni operative, mancanza di collegamenti efficienti e infrastrutture incompiute.
Tra queste, la galleria del Sarmento rappresenta un nodo emblematico. Ma anche se fosse stata operativa, quell’acqua si sarebbe sversata.
In parallelo, il sistema dipende anche dalle sorgenti in Irpinia, la cui condizione reale resta poco discussa pubblicamente. Ciò dovrebbe interessare non solo la Puglia, ma anche il Vulture e il Materano.
Il rischio è confondere una condizione locale favorevole con una sicurezza sistemica che potrebbe non esserci.
Si costruisce così una narrazione selettiva: si scelgono i territori dove raccontare il successo e si evitano quelli dove emergono criticità.
Celebrando il Pappadai si evita di affrontare Senise. Raccontando il pieno si nasconde il limite.
In un contesto di crescente pressione climatica, serve cautela prima di celebrare successi apparenti.
L’acqua è una risorsa strategica, ma anche un indicatore: e oggi racconta un sistema che necessita una trasparenza rinforzata.

