Era il maggio del 2021 quando a margine di una inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Potenza venivano arrestate 24 persone. Dalle indagini degli inquirenti era emerso una rete tra esponenti della malavita calabrese – il clan degli “Zingari” facente capo alla famiglia Solimando – e l’imprenditore del settore ortofrutticolo della costa Jonica lucana, Aldo De Pascalis.
Secondo l’accusa i fratelli Solimando avrebbero ricalato circa quattro milioni di euro proventi dello spaccio di droga nell’azienda agricola di De Pascalis – specializzata nella produzione delle rinomate fragole del metapontino – oltre che in terreni e fabbricati.
Dopo un lungo processo sono arrivate le condanne in primo grado nei confronti di 16 imputati. Il collegio del Tribunale di Matera, presieduto da Chiara Civitano, tra gli altri ha disposto la reclusione a otto anni e 8 mesi per Giacomo Solimando, l’accusa a suo carico è di estorsione e reinvestimento di capitali illeciti, e a 3 anni per il fratello Filippo. Sei anni e 6 mesi invece è la pena stabilita per Aldo De Pascalis, per gli stessi reati oltre al riciclaggio.
Arrivate anche assoluzioni perché il fatto non sussiste e per non aver commesso il fatto, tra queste quelle per i figli di De Pascalis, l’ex consigliera comunale di Scanzano Jonico, Rossana accusata di mafia e trasferimento fraudolento di valori, e Leo, che rispondeva soltanto di trasferimento fraudolento di valori. Dodici le sentenze di non luogo a procedere per sopravvenuta prescrizione dei reati.
La Dda aveva contestato anche l’aggravante dell’associazione mafiosa del sodalizio criminale che secondo l’accusa operava nei comuni di Policoro, Scanzano Jonico, Colobraro, Tursi, Valsinni e Bernalda. I magistrati materani però non hanno ritenuto sussistenti gli elementi per imputare questo vincolo. Esclusa pertanto l’aggravante dell’associazione mafiosa, riconoscendo a tutti i condannati le attenuanti generiche, tranne che per i fratelli Solimando.

