Eliminata la retroattività e la possibilità di accedere al un fondo sociale costituito nel 2017. Sono queste le principali novità introdotte dalla modifica alla legge sulle indennità differite, i cosiddetti vitalizi che hanno accentrato l’attenzione del dibattito pubblico in Basilicata dopo che lo scorso 18 dicembre, con un collegato alla legge di stabilità era stata approvata dal Consiglio regionale di Basilicata su proposta dei consiglieri della maggioranza di centrodestra.
La norma prevede il riconoscimento di una pensione di 600 euro, erogata su base contributiva e assegnata dopo 5 anni di mandato e allo scattare dei 65 anni di età. Nella sua versione originaria la disciplina era stata dotata di carattere retroattivo, potendosi applicare a tutti i consiglieri che avevano svolto questo ruolo dal 2014. Inoltre una parte dei contributi versati sarebbe stato preso da un fondo creato nel 2017 – in aperta polemica nazionale sui costi della politica – e alimentato con il 10% dello stipendio che gli stessi componenti del parlamentino lucano avevano deciso di decurtare per destinare a finalità sociali.
Erano questi i punti più controversi della norma che sono stati definitivamente eliminati con l’approvazione delle modifiche alla legge avvenuta durante la seduta consiliare dello scorso 16 febbraio.
Delle variazioni che però non hanno fatto scemare le polemiche da parte di chi – Cgil e Uil in primis – non ha approvato la scelta dei politici lucani di ricevere una pensione, seppur su base contributiva, ma dopo solo cinque anni di attività.
Un insulto alla condizione in cui vivono i lucani e le lucane l’ha definito il segretario generale della Cgil di Basilicata Fernando Mega, spiegando come un lavoratore lucano oggi prende in media 600 euro di pensione dopo 42 anni di servizio e cinque mesi, non dopo cinque anni . Per Vincenzo Tortorelli, segretario generale della Uil “Non è questa la risposta che ci aspettavamo alla lettera aperta inviata al presidente Bardi. Avevamo messo in guardia a non valutare la “questione vitalizi” come una scelta consentita dalle norme, ma piuttosto – ha concluso – a tenere presente le condizioni materiali in cui vive una larga parte della popolazione lucana.
