Sabato 3 gennaio 2025 – Non è più un rischio. Non è più una “ipotesi”. L’interruzione delle prestazioni SSN nel Melfese–Vulture Alto Bradano è già iniziata.
E quando la sanità si interrompe, – afferma in una nota il presidente di U.S.C., Michele Cataldi – non si interrompono solo agende e prenotazioni: si interrompono percorsi di cura, si spezzano continuità assistenziali, si moltiplicano rinunce, malattie che avanzano e conseguenze economiche che ricadono sempre sugli stessi: medici, lavoratori e pazienti.
Questa non è una controversia tra carte. È una emergenza sanitaria e sociale che sta mordendo la vita quotidiana del territorio e della gente che lo popola. E lo sta facendo adesso.
Il dovere dell’ascolto non è più rinviabile
In questo quadro, una cosa è chiara: il Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, ha un dovere istituzionale di ascolto e di intervento. Non c’è altra questione, è responsabilità di governo.
Il Sindaco di Melfi ha già chiesto un confronto ufficiale. Le parti coinvolte hanno chiesto un tavolo alla luce del sole.
I cittadini – prosegue Cataldi – stanno chiedendo risposte con una mobilitazione che non si spegne, come testimonia la petizione che sta raggiungendo le 5 mila persone che hanno firmato.
Eppure, mentre si attende, l’emergenza avanza. Ogni giorno che passa è un arretramento di diritti, fino ad essere giunti all’interruzione concreta delle prestazioni SSN.
Serve un confronto vero, subito: Presidente Bardi lo convochi
È qui che il Presidente Bardi ha un’opportunità di merito: riportare questa vicenda nel perimetro della responsabilità istituzionale, spezzare la confusione, interrompere l’inerzia, dare una risposta che non sia l’ennesimo comunicato.
Chiediamo, con fermezza e senza giri di parole – e con noi lo chiedono 5 mila cittadini – la convocazione immediata di un confronto ufficiale con:
- Presidente della Regione Vito Bardi
- Assessore alla Salute
- Sindaco di Melfi
- ASP
- rappresentanze delle strutture e delle categorie coinvolte
- parti sociali e rappresentanti del territorio
Un tavolo con ordine del giorno, documenti condivisi, tempi certi e verbali pubblici. Perché l’opacità produce una sola cosa: sfiducia. E la sfiducia, quando riguarda la sanità, diventa disgregazione e tensione sociale.
Non si può governare un territorio con l’“aut-aut”
Qui non siamo davanti a un fisiologico confronto amministrativo. Siamo davanti a un metodo che sta producendo una frattura: o si accetta una resa, o si esce dal SSN.
Ma la sanità non si governa con l’aut-aut. Non si governa con l’intimidazione e la vessazione. Non si governa lasciando che un territorio, imprese e pazienti finiscano con le spalle al muro.
Quando un servizio pubblico essenziale si interrompe, l’effetto non è neutro: è una selezione sociale. Chi può paga. Chi non può rinuncia. Chi ha energie e mezzi parte. Chi è fragile resta indietro.
L’emergenza è già qui: basta rinvii
Ora – precisa Cataldi – è il momento in cui le istituzioni possono dimostrare di saper stare dalla parte della comunità. Perché non esiste “neutralità” quando le cure si fermano. E non esiste diversa narrazione che tenga quando l’emergenza è realtà.
Il Presidente Bardi può fare la differenza: può evitare di attendere che “la vicenda si risolva tristemente da sola”, può assumere per tempo la gestione di una crisi che sta già colpendo cittadini, lavoratori e imprese. Il dovere di fronteggiarla e risolverla è nelle sue mani.
Non è più un appello: è una richiesta di responsabilità. E il fuoco civico non si spegnerà.
Noi chiediamo che, entro pochissimo, si faccia ciò che lo stesso Presidente Bardi ha richiamato molte volte: ascoltare il territorio e assumere decisioni trasparenti, verificabili e tempestive.
Perché il Vulture–Alto Bradano non può diventare una periferia abbandonata a se stessa. E perché la cura non è un privilegio, non è una concessione, non è una promessa: è un diritto.
E quando un diritto si interrompe, l’urgenza non si discute: si affronta. Adesso.
Nel frattempo, una cosa è certa: il fuoco civico continuerà a crescere, in modo civile e determinato, alimentato dall’impegno dei cittadini e molto più forte del fuoco della polemica. Non per “fare rumore”, ma perché qui è in gioco la vita reale delle persone. E finché non arriveranno risposte adeguate alle richieste del territorio, non si spegnerà.

