Non si può preferire la stabilità alla rappresentatività. E’ questo il motivo principale, ma non l’unico, che ha portato il “Coordinamento per la democrazia costituzionale” e altre associazioni a depositare un ricorso al Tribunale di Potenza per chiedere l’abolizione del cosiddetto “Melonellum”, ovvero la riforma elettorale approvata dal Parlamento lo scorso 8 ottobre.
Un premio di maggioranza che scatta superata la soglia del 42%, facendo guadagnare alla coalizione o alla lista ulteriori 70 seggi alla Camera e 35 seggi al Senato, secondo i ricorrenti è un meccanismo incostituzionale perché porta ad una distorsione della rappresentanza democratica. Ma ancora il mancato riconoscimento della parità di genere, l’indicazione obbligatoria del candidato premier al momento della presentazione del contrassegno la cui mancanza porterà alla ricusazione del simbolo ed ancora il numero definito irragionevole di firme necessarie per presentare formazioni non presenti in parlamento ed anche il Senato che non sarà più eletto su base regionale.

