Sicurezza, salute per i loro concittadini e tutela ambientale. Sono queste le richieste espresse dai sindaci di Comuni di Potenza, Brindisi montagna, Vaglio, Trivigno, Tolve, Oppido, Tricarico, Cancellarla, Pietragalla e Acerenza durante una conferenza stampa convocata davanti ai cancelli del pozzo esplorativo di Eni in località “Serra San Bernardo” a Brindisi montagna.
Una storia lunga che risale agli inizi degli anni ‘90’ questa della concessione del permesso di coltivazione di idrocarburi, ovvero di perforazioni per vedere se esistono giacimenti sotterranei su un’area di oltre 300 km quadrati e che interessa ben dieci Comuni della provincia del capoluogo di regione lucano.
Era il 1994 quando lo Stato rilasciò il permesso a trivellare in via esplorativa, dopo una prima attività che permise di scendere fino a sette chilometri di profondità, dei crolli e la mancanza di strumentazione adeguata fecero arenare il processo che – tra normative che si sono susseguite nel tempo e modifiche varie intercorse negli anni – ci riporta ai giorni nostri.
A giugno dello scorso anno infatti Il Mase ha concesso ad Eni l’autorizzazione a procedere; la multinazionale ha già presentato al ministero un cronoprogramma e sono in corso tutta una serie di procedure burocratiche che permetteranno l’avvio di lavori di messa in sicurezza della zona prima di procedere con le esplorazioni, ma i sindaci sono contrari a questa possibilità.

