Zucchine rincarate del 92% a luglio, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, melanzane in aumento del 63% ad agosto e pomodori ciliegini arrivati a 5,50 euro al chilo. Rincari anche nel comparto delle carni: lo scamone di vitello avrebbe registrato un aumento del 18%, superando i 20 euro al chilo, nonostante il calo dei prezzi all’ingrosso del bovino adulto a livello nazionale.
È il quadro dei prezzi dei prodotti alimentari freschi nei mercati rionali di Potenza, delineato da Federconsumatori Basilicata sulla base dei dati ufficiali raccolti sul campo dal Progetto sperimentale di monitoraggio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
L’analisi, riferita al bimestre luglio-agosto 2026, mette in luce una situazione di forte sofferenza per il ceto medio e per le fasce più deboli, costrette a fare i conti con prezzi dei prodotti alimentari freschi che non accennano a diminuire. La situazione rischia di aggravarsi con la crisi energetica autunnale, l’aumento dei carburanti e le proteste di agricoltori e trasportatori. A esasperare questo scenario già critico si aggiunge il peso della crisi climatica, con il caldo intenso e la scarsità di piogge che hanno ridotto le produzioni agricole e la disponibilità di acqua.
Le difficoltà economiche si riflettono sulle abitudini delle famiglie. Secondo i dati raccolti dagli sportelli territoriali dell’associazione, oltre il 40% della popolazione avrebbe azzerato le spese per la vita sociale, mentre il 15%, composto da famiglie con due stipendi normali che non rientrano in nessun bonus sociale, si ritrova senza margini a fine mese.
Federconsumatori chiede alla Regione Basilicata un tavolo di crisi permanente sui prezzi e sull’emergenza climatica, proponendo di destinare parte delle royalties petrolifere al sostegno delle aziende agricole colpite dalla siccità e al contenimento dei costi di trasporto dei prodotti alimentari. Al Governo nazionale chiede invece “un intervento d’urgenza sul costo dei carburanti per la logistica e una riforma dei bonus sociali, che devono essere calcolati sul reddito reale rimasto alle famiglie dopo aver pagato le spese fisse e obbligatorie, e non su un freddo dato Isee che non fotografa la realtà”.

