Secondo l’Istat a settembre 2026 l’inflazione è salita al 4,2% – dal +3,3% di agosto -, aumento influenzato dalla crescita dei prezzi dei Beni Energetici passati da +17,1% a +22,3%. Non va meglio nel settore alimentare, dove si è registrato un più 0,8% dei prezzi di frutta, carne e verdura con un riflesso sul “carrello della spesa” che è passato da +0,9% a +1,7%.
In questo contesto general i cittadini lucani senza troppi giri di parole hanno deciso di dire basta e di mobilitarsi. La crescente inquietudine di famiglie costrette a convivere con i prezzi di carburante e generi alimentari che aumentano vertiginosamente, al netto di buste paga ferme al palo da decenni, ha portato all’organizzazione di proteste che interessano tutta la regione, dal metapontino fino al Vulture. Domani mattina è infatti in programma la prima manifestazione che vedrà protagonisti i cittadini e gli agricoltori del versante jonico lucano che sfileranno sulla statale 106. Sabato, invece, sarà la volta dell’area Nord. La mobilitazione avverrà all’altezza del distributore Ip situato sulla statale 655 – la Bradanica – di Melfi.
Una protesta capillare che unisce categorie di lavoratori diversi uniti però nella difficoltà comune. Un malcontento che deriva dalla constatazione di aumenti che, almeno loro in maniera democratica, interessano trasversalmente tutti i prodotti del carrello della spesa, i carburanti, l’energia e di riflesso le attività ricreative, culturali e i servizi. A ciò si aggiungerà dal prossimo 16 ottobre anche il ticket sulle ricette farmaceutiche per alcune categorie di cittadini lucani.
In questo quadro già preoccupante è ancora più complessa la situazione per gli agricoltori che devono fare i conti, è proprio il caso di dirlo, con raccolti distrutti tra maltempo e allagamenti e allo stesso tempo con i costi quasi raddoppiati del carburante agricolo; era di circa 0,85 euro al litro a fine febbraio arrivando agli attuali 1,65.
I produttori – ricorda Federconsumatori – difendono con le unghie e con i denti le produzioni autoctone (come il Peperone di Senise Igp, il vitigno Aglianico o i presidi ortofrutticoli locali). Ma senza interventi strutturali sulla gestione idrica e sul sostegno al comparto, il rischio è una progressiva perdita di biodiversità e un ulteriore impoverimento del tessuto produttivo regionale”.

