Martedì 8 settembre 2026 – Il confronto politico tra le forze del campo largo, durante la Festa organizzata dalla CGIL Basilicata, ha riservato alcune sorprese. È emersa la presa di coscienza della necessità
di smettere di chiedere al Governo nazionale e a quello regionale generici “cambi di passo” o “svolte” per affrontare la crisi e il declino della regione.
È invece urgente – afferma Pietro Simonetti (Cseres) – predisporre programmi unitari, individuare le risorse finanziarie da utilizzare, costruire vertenze e mobilitazioni e formare nuovi gruppi dirigenti, capaci di proporre un’alternativa credibile e di sconfiggere le destre.
È prevalsa la necessità di serrare i ranghi e predisporre strumenti di lotta e di partecipazione per sostenere i bisogni fondamentali delle persone: lavoro, sanità, redditi, tutela dell’ambiente e partecipazione democratica, tutti pesantemente falcidiati e messi in discussione.
Una risposta unitaria è ormai necessaria di fronte all’allarme ribadito dalla CGIL e agli effetti della “bomba sociale” innescata dalle politiche del Governo nazionale, comprese quelle riguardanti energia, lavoro e condizioni materiali delle famiglie.
La stagione estiva che si avvia al termine, oltre all’afa e agli effetti sempre più evidenti della crisi climatica, ha riproposto la ritualità degli ultimi dieci anni: feste, fiere, dibattiti serali, premi e sagre, spesso accompagnati dall’incapacità di comprendere ciò che sta accadendo al di là della superficie e della propaganda.
Si avvertono – prosegue Simonetti – il declino e il peggioramento delle condizioni di vita, del lavoro, dell’occupazione e dei redditi. Prevalgono, invece, il richiamo al successo, ai finti primati, al buon governo e alla pioggia di investimenti provenienti dall’Unione Europea e da Roma.
Intanto continuano i finanziamenti per progetti che rischiano di deturpare l’ambiente, mentre il turismo rimane debole e cresce la spesa per una presunta promozione autoreferenziale, spesso incapace di produrre ricadute strutturali sui territori.
Nel CPR di Palazzo San Gervasio si continua a morire, – denuncia Simonetti – anche per condizioni che pongono interrogativi drammatici sul piano dell’umanità e dei diritti.
L’accoglienza dei migranti stagionali è in ritardo, si rischia di perdere fondi europei destinati ai nuovi centri di accoglienza e la lotta al caporalato, dopo le stragi di Amendolara e Scanzano, sembra ridursi ancora una volta a segnali di fumo.
Ogni fatto che accade nel nostro territorio – dagli infortuni sul lavoro al declino del servizio sanitario, dalle frane alla crisi idrica, dalla deindustrializzazione agli incendi dolosi, dalla crisi dei trasporti al declino dell’Università della Basilicata, fino allo spopolamento – viene raccontato come un fatto eccezionale.
In realtà, – sostiene Simonetti – sono l’ennesima conseguenza di problemi conosciuti da anni e mai affrontati con la necessaria determinazione.
Mentre migliaia di giovani lasciano ogni anno la regione in cerca di lavoro e di prospettive, la popolazione diminuisce, le università perdono studenti, la ricerca scientifica viene progressivamente indebolita e la stragrande maggioranza dei migliori talenti è costretta a costruire altrove il proprio futuro.
Nel frattempo si accumulano ritardi nell’attuazione del PNRR, risultano attenzionati o bloccati importanti programmi finanziati con i fondi europei, come FESR e FSE+, mentre numerosi interventi pubblici annunciati come strategici non riescono a tradursi in opere realmente cantierabili, funzionanti ed efficienti.
La crisi idrica che ha colpito famiglie, agricoltura e imprese ha mostrato tutte le fragilità di un sistema incapace di programmare, prevenire e gestire il rischio, nonostante studi, progetti e risorse disponibili.
L’agricoltura affronta contemporaneamente siccità, aumento dei costi di produzione, crisi dei mercati e persistenti fenomeni di sfruttamento del lavoro e caporalato strutturale, aggravati dall’assenza di un sistema moderno, diffuso e trasparente di accoglienza per i lavoratori stagionali.
La Basilicata conosce numerose crisi industriali che hanno colpito il comparto manifatturiero, il mobile imbottito, l’automotive e l’indotto Stellantis.
Anche il settore petrolifero non è riuscito a trasformare le risorse estratte in uno sviluppo stabile e duraturo per il territorio, né a costruire una vera filiera della chimica fine e derivata.
Le ultime analisi economiche della Banca d’Italia descrivono una regione caratterizzata da crescita debole, investimenti insufficienti e persistenti difficoltà strutturali, confermando un quadro che richiede politiche radicalmente nuove.
Anche il turismo, dopo le aspettative generate da Matera Capitale Europea della Cultura, mostra segnali ancora insufficienti, con una permanenza media molto bassa e risultati che non corrispondono agli ingenti investimenti effettuati.
Molti cosiddetti “attrattori turistici” finanziati con risorse pubbliche, a parte quelli dismessi o mai avviati, faticano ancora oggi a produrre effetti concreti sullo sviluppo e sull’occupazione locale.
Accanto a queste criticità si moltiplicano opere pubbliche incompiute, progetti annunciati e mai conclusi, appalti bloccati relativi a RSA, asili, biblioteche e altri servizi essenziali,mentre numerose iniziative di innovazione, ricerca e digitalizzazione, come il Green Digital Hub, procedono con estrema lentezza o rimangono prive di risultati tangibili,
quando non sono completamente ferme al palo progettuale.
Parallelamente continuano ad emergere inchieste della magistratura sui fenomeni di infiltrazione criminale e sui tentativi della criminalità organizzata di condizionare l’economia, gli appalti pubblici, il turismo, lo spettacolo, gli eventi e le economie del mare.
Tutto ciò conferma la necessità di rafforzare legalità, trasparenza e controllo nell’utilizzo delle risorse pubbliche.
In questo scenario non bastano campagne promozionali, premi televisivi, trasmissioni celebrative o iniziative di comunicazione istituzionale. Nessuna narrazione può sostituire la realtà vissuta quotidianamente dai cittadini.
Occorre con urgenza, con il sostegno unitario delle forze progressiste e sociali:
un piano sanitario che garantisca il diritto alla salute e riduca concretamente il peso dei ticket;
bloccare il disegno governativo di ulteriori estrazioni petrolifere e rivendicare investimenti delle multinazionali nella chimica fine e derivata;
un piano triennale per il lavoro, il ripopolamento e il riutilizzo delle circa settantamila abitazioni sfitte;
il completamento immediato della Città della Pace di Scanzano Jonico;
la realizzazione dei centri di accoglienza di Gaudiano e Boreano;
utilizzare la riprogrammazione dei fondi FESR per recuperare i finanziamenti perduti;
un piano regionale straordinario contro caporalato e sfruttamento dei lavoratori;
un piano straordinario per affrontare la crisi idrica e mettere in sicurezza il sistema
degli invasi;
lo sblocco dei programmi PNRR e dei fondi europei congelati;
politiche efficaci per trattenere giovani, ricercatori e imprese innovative;
un vero rilancio dell’industria manifatturiera, dell’automotive, dell’agricoltura e di un turismo capace di produrre valore e occupazione;
maggiore trasparenza nell’utilizzo delle risorse pubbliche e nella gestione degli appalti;
una nuova stagione politica fondata su competenza, legalità, sostenibilità, lavoro e partecipazione democratica.
La sfida non è più quella di chiedere a chi governa di cambiare passo. La sfida è costruire, dal basso, l’alternativa”.
Simonetti “Dopo la Festa della CGIL, disinnescare la bomba sociale”
La sfida non è più quella di chiedere a chi governa di cambiare passo. La sfida è costruire, dal basso, l’alternativa


