Martedì 8 settembre 2026 – Se l’integrazione degli studi dei medici di famiglia nelle Case della Comunità può consentire di concentrare servizi e competenze e migliorare l’accessibilità per i cittadini, allora è giusto discuterne”.
Lo afferma il segretario regionale della Uilp, Carmine Vaccaro che precisa: “Non possiamo risolvere il problema semplicemente spostando i medici da una sede all’altra. In Basilicata – aggiunge Vaccaro – abbiamo piccoli comuni, aree interne, popolazione anziana e territori nei quali anche raggiungere un servizio sanitario può diventare difficile. Se trasferiamo il medico di famiglia nella Casa della Comunità e lasciamo scoperto il territorio di provenienza, avremo semplicemente spostato il problema”.
Per la Uilp occorre quindi costruire un modello capace di integrare medicina generale, infermieristica di comunità, assistenza domiciliare, specialistica, telemedicina e servizi sociali.
“La Casa della Comunità deve diventare il luogo dove questi servizi si incontrano e lavorano insieme – afferma Vaccaro –. Deve essere un punto di riferimento per l’anziano e per la sua famiglia, capace di garantire una presa in carico più efficace e di ridurre, quando possibile, il ricorso al pronto soccorso”.
Resta centrale anche il problema delle liste d’attesa. “Mentre discutiamo di organizzazione – sottolinea Vaccaro – migliaia di cittadini continuano ad aspettare mesi per una visita o un esame. Per un pensionato con una pensione bassa, il ricorso al privato non è una soluzione. La sanità territoriale deve servire anche a ridurre questa distanza tra il bisogno di salute e la risposta del servizio pubblico”.
Da qui la richiesta alla Regione di aprire un confronto. “Non possiamo continuare ad arrivare in ritardo e senza una visione complessiva.
Chiediamo un confronto serio sul modello organizzativo delle Case della Comunità, coinvolgendo sindacati, Comuni, medici, professionisti sanitari e rappresentanze dei cittadini.
Guardiamo dunque con interesse alla proposta che arriva dal Friuli – conclude Vaccaro – ma tenendo conto delle specificità lucane.
Se le Case della Comunità devono essere il cuore della nuova sanità territoriale, facciamole funzionare davvero: portiamo dentro servizi e professionisti, ma manteniamo una presenza sanitaria capillare nei territori. La sfida non è riempire gli edifici del Pnrr, ma fare in modo che un anziano di un piccolo comune della Basilicata possa trovare vicino a casa una risposta sanitaria adeguata, tempestiva e integrata”.


