Si è celebrato uno dei momenti più attesi per i fedeli lucani. Come di consueto la prima domenica di settembre è la data del ritorno in paese della statua di Maria Santissima del Sacro monte di Viggiano, la patrona delle genti lucane.
L’effige della Vergine con il bambinello è stata trasportata a spalla dai fedeli lungo il sentiero che dal Santuario sul monte, a circa 1.725 metri di altitudine torna nel Comune della Val d’Agri dove resterà nella basilica a lei dedicata fino a maggio quando si ripeterà il cammino in un rito spirituale e di forte identità collettiva. infatti anche quest’anno sono stati migliaia i fedeli che hanno prima vegliato per tutta la notte e poi, dalle prime luci dell’alba, intrapreso il percorso di discesa culminato con la messa nella piazza Giovanni XXIII.
Una cerimonia partecipata, simbolo – ha spiegato il presidente della Regione Vito Bardi – di una voglia di unione e ricerca di pace.
“Tra le pietre antiche del monte e i sentieri c’è un popolo intero che si riconosce negli stessi passi. La discesa della Madonna Nera dal Sacro Monte a Viggiano, rito storico e potente, chiama oggi a raccolta migliaia di lucani in un pellegrinaggio che va oltre la liturgia: è il riassunto a cielo aperto di un’identità collettiva, il luogo in cui una comunità riscopre da dove viene per capire dove vuole andare”. Ha commentato così Bardi a margine delle celebrazioni. “La festa della Madonna del Sacro Monte di Viggiano –ha aggiunto – rappresenta il cuore della tradizione, della spiritualità e della storia della nostra terra. Essere presenti a questo appuntamento è un atto di profonda partecipazione a un momento identitario che unisce l’intera Basilicata. L’abbraccio dei pellegrini, che giungono da ogni angolo della regione e da tutto il Mezzogiorno per accompagnare l’effigie della Patrona, ci ricorda la forza eccezionale delle nostre radici e il valore incomparabile della coesione sociale. Lungo quel cammino che scende dalla montagna verso il centro abitato – conclude il Presidente – si rinnova ogni anno una promessa di solidarietà e di speranza, un patrimonio di valori che dobbiamo custodire con orgoglio e trasformare in energia quotidiana per costruire il futuro della nostra comunità”.


