Venedì 3 aprile 2026 – Il polo industriale di San Nicola di Melfi sta attraversando una delle fasi più critiche della sua storia trentennale, mentre in Europa ancora si discute su una eventuale neutralità tecnologica, inerente alla transizione verso l’elettrico, con velate rivisitazioni sulle norme del Green Deal e quindi sullo stop alla vendita di vetture a motorizzazione endotermica prevista per il 2035, il comparto della logistica, un tempo parte indispensabile della filiera industriale lucana, ormai è al collasso.
Lo si afferma in una nota congiunta di Uilm e Fismic che denunciano le criticità del settore.
“Fra le aziende che a breve sono prossime all’esaurimento degli ammortizzatori sociali, – precisano i responsabili sindacali – spicca la SGL, i cui 100 dipendenti a zero ore vedranno scadere a luglio la CIGS per area di crisi complessa, analoga sorte attende i 53 lavoratori della FDM e i colleghi della IT&S, 82 dipendenti, entrambi in cassa integrazione per cessazione di attività.
A tale scenario non possiamo dimenticare gli ex lavoratori della LGS e LAS Automotive, realtà ormai chiuse i cui ex dipendenti sono tuttora alla ricerca di un nuovo impiego ma con scarsi risultati.
La crisi – precisano i responsabili sindacali – è aggravata da una duplice morsa: da un lato la riduzione dei volumi produttivi globali , dall’altro, la politica di internalizzazione delle attività logistiche intrapresa dal Gruppo, che ha sottratto di fatto ossigeno vitale alle imprese terze dell’indotto, rendendo vani gli investimenti fatti negli anni dalle aziende locali.
Come parti sociali abbiamo sempre sostenuto che per evitare la desertificazione industriale, occorreva e occorre oggi più che mai, l’adozione immediata di un Piano di Resilienza per la Logistica di Melfi, articolato sui seguenti punti:
Ci vuole con urgenza – sollecitano i responsabili sindacali – un Patto di Assunzione, dove ogni progetto di insediamento industriale o diversificazione deve prevedere un vincolo imprescindibile all’assunzione, chi riceve incentivi per investire a Melfi e dintorni, dovrà avere la responsabilità morale e contrattuale di riassorbire la forza lavoro attualmente espulsa dal ciclo produttivo.
In questo quadro, riteniamo fondamentale costruire un vero e proprio Patto di Melfi, che renda strutturale questo principio e garantisca il lavoro come condizione centrale di ogni investimento:
trasformando l’area industriale in una vera Zona Logistica Semplificata (ZLS), con sgravi fiscali e burocratici per chi investe in innovazione tecnologica e digitalizzazione dei magazzini (Logistica 4.0);
incentivando le aziende della logistica a operare al di fuori del solo perimetro Stellantis, supportando l’apertura verso settori diversi, sfruttando la posizione strategica di Melfi come hub del Sud Italia.
Non è possibile – prosegue la nota sindacale – che solo a Melfi il comparto della logistica stia morendo, mentre in altre realtà geografiche d’Italia è in forte evoluzione.
Servono investimenti multimodali e multi-settoriali, come aree di smistamento alimentare, farmaceutico, fotovoltaico, meccanica ed e-commerce, settore in enorme evoluzione.
Melfi è nata e cresciuta come una cittadella dell’auto, ora bisogna aprire gli orizzonti, perché il mondo non è fatto solo di auto.
Ci vuole formazione vera, utilizzando i fondi FSE+, i fondi del PNRR e i Fondi Nuove Competenze, per riqualificare i lavoratori della logistica.
La formazione non deve essere un ammortizzatore sociale mascherato né un’occasione di profitto per gli enti formatori, ma deve diventare uno strumento concreto e utile. La vera sfida deve essere la formazione “on the job”, direttamente nei luoghi di lavoro.
Bisogna utilizzare anche i FEG (Fondi Europei di Adeguamento alla Globalizzazione), strumenti mirati direttamente alle persone, in aree dove sono a rischio centinaia di lavoratori, offrendo percorsi personalizzati, riqualificazione e sostegno.
Ci vuole un protocollo d’intesa che preveda una Clausola Sociale e Riassorbimento, impegnando i nuovi player del settore a garantire la continuità occupazionale per i lavoratori provenienti dalle aziende in crisi.
In questo contesto – sollecitano i responsabili sindacali – è inoltre indispensabile chiedere il rinnovo della cassa integrazione per area di crisi complessa, anche alla luce dei cambiamenti intervenuti nel riparto degli ammortizzatori sociali. Non possiamo lasciare indietro nessun lavoratore: è necessario garantire continuità di tutela fino a quando non verrà costruita una soluzione strutturale per il rilancio occupazionale.
Chiediamo altresì a Stellantis, visto anche le attuali difficoltà produttive, di ritornare sui propri passi rispetto al processo di internalizzazione e valutare una nuova esternalizzazione delle attività logistiche, al fine di evitare le continue fermate produttive.
È necessario rimettere in moto un sistema industriale che per anni ha rappresentato un’eccellenza, capace di produrre e competere a livello internazionale, rendendo il sistema Melfi un modello riconosciuto ed esportato nel mondo.
Come parti sociali – conclude la nota – è da tempo che sosteniamo che non possiamo più restare ostaggi della mono-committenza Stellantis, bisogna necessariamente diversificare le attività insediate nella zona industriale di Melfi, riempiendo quei capannoni ormai vuoti con nuova linfa industriale.

