A un mese dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, i mercati energetici hanno già reagito con forza: il prezzo del gas è aumentato di 26 euro per MWh (+81 per cento), mentre quello dell’energia elettrica è salito di 41 euro per MWh (+38 per cento). Un’evoluzione che, inevitabilmente, si rifletterà sulle bollette, con prospettive tutt’altro che rassicuranti. A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA di Mestre, secondo cui i rincari previsti per quest’anno rispetto al 2025 potrebbero raggiungere complessivamente i 15,2 miliardi di euro: 10,2 miliardi legati all’energia elettrica e 5 miliardi al gas.
L’impatto, racconta lo studio, sarà particolarmente pesante per il sistema produttivo: le imprese dovrebbero sostenere circa 9,8 miliardi di costi aggiuntivi, mentre alle famiglie ne verrebbero imputati 5,4. Si tratta di una vera e propria stangata, con il rischio concreto di mettere sotto pressione i bilanci domestici e la tenuta finanziaria di molte aziende.
Nel dettaglio la stima dei costi di energia elettrica e gas per le imprese in Italia sarà del più 13,5%, al Sud del 13,1. Un incremento che in termini economici equivale ad un costo ulteriore rispetto all’anno precedente di 16.175 milioni di euro. In Basilicata l’incremento del 13.2% costerà 689 milioni, in Puglia 3.667 milioni. Situazione non meno preoccupante per le famiglie infatti secondo la Cgia quelle pugliesi pagheranno 2.076 milioni con l’incremento del 13,4%, percentuale sostanzialmente analoga in Basilicata dove si registrerà un aumento nei costi complessivo di 387 milioni.
Aumenti che per i lucani si andranno ad aggiungere a quelli del sempre crescente costo del carburante che li vede detentori di un triste primato, ovvero quello di vivere nella regione italiana dove la benzina costa di più. Un vero e proprio paradosso se si considera che l’80% del petrolio prodotto su terraferma nel nostro paese, viene dalla Basilicata.
